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Trend e Mercati

Consumi ortofrutta +3%, ma prezzi alti e volumi bassi

Per Ismea fanno eccezione i prodotti di IV gamma, per Cso ortaggi più critici. Il discount è il canale dove l’inflazione è più alta (+20%)

La spesa per frutta e verdura cresce di oltre il 3% e per tutti i prodotti si registrano aumenti di prezzo e conseguente flessione dei volumi acquistati.

E’ quanto emerge dal report di Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) La spesa domestica ai tempi dell’inflazione nei primi nove mesi del 2022. Il quale, basandosi sulle stime preliminari dell’Istat (Istituto nazionale di statistica), rileva, nel mese di settembre 2022, un aumento dell’8,9% su base annua (da +8,4% del mese precedente) dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi.

“È necessario risalire a luglio 1983, quando registrarono una variazione tendenziale del +12,2%, per trovare una crescita dei prezzi del carrello della spesa, su base annua, superiore a quella di settembre 2022 (+11,1%)”, si legge nel report.

Il punto sull’ortofrutta

Per tutti i prodotti ortofrutticoli l’Istat rileva un incremento dei prezzi al consumo, con una conseguente contrazione dei volumi acquistati. Contribuisce a questo risultato la primavera siccitosa, che ne ha determinato una generalizzata contrazione produttiva.

Fanno eccezione solo le insalate di IV gamma che presentano dinamiche opposte a quelle degli altri ortaggi: mostrano infatti prezzi in lieve ridimensionamento (-3,2%) e un importante incremento della presenza nel carrello (+9,8%).

Aumenti anche per le patate con prezzi che nel complesso sono incrementati del 4,6% sullo scorso anno e con volumi acquistati in contrazione del 3,2 per cento.

Il carrello della spesa in sintesi

Più in generale, secondo i dati dell’Osservatorio sui consumi alimentari Ismea-NielsenIQ, nel periodo cumulato da gennaio a settembre 2022 il carrello della spesa sta costando agli italiani il 4,4% in più rispetto allo scorso anno, con dinamiche che si acuiscono nei mesi di agosto e settembre (+10,4%). Tale valore percentuale, inferiore all’inflazione, è frutto della composizione merceologica del carrello della spesa che si modifica in conseguenza proprio delle strategie messe in atto da parte dei consumatori per ridurre l’impatto dell’inflazione.

L’aumento della spesa si registra in tutti i comparti a eccezione dei prodotti ittici e del vino. In netto aumento la spesa per gli olii (+15,5%), seguito da quello per bevande analcoliche (+11,2%) e derivati dei cereali (+8,9%). Importanti anche gli incrementi di spesa per le carni (+7,7%).

Lo scenario è uguale ovunque

Gli incrementi della spesa riguardano tutto il territorio nazionale con un’intensità leggermente superiore al Nord dove superano il 5,3 per cento.

Gli incrementi di prezzo al consumo sono frutto non solo dell’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli ma, lungo la filiera, si caricano dei vari aumenti che interessano anche gli step intermedi, logistica e confezionamento in primis.

E, infatti, l’aumento dei prezzi al dettaglio è più evidente per i prodotti confezionati (+5% vs +3,2% dello sfuso). Nei discount inflazione galoppante.

Tra i canali distributivi il supermercato resta quello predominante con il 40% di share e con una performance positiva che rispetto al pre-Covid gli fa guadagnare due punti percentuali.

Il discount con il 22% di share guadagna quattro punti percentuali rispetto al 2019, con fatturati incrementati quasi del 25 per cento. Però, secondo l’osservatorio sull’inflazione di Nielsen, il discount è anche il canale dove l’inflazione è più alta: sfiora il 20% a inizio ottobre.

La conferma da Cso Italy

Il report aggiornato a settembre dell’Osservatorio di mercato di Cso Italy sui consumi di ortofrutta delle famiglie italiane mette in luce un trend negativo. Nei primi nove mesi dell’anno, infatti, le famiglie hanno consumato circa 4,2 milioni di tonnellate di frutta e verdura contro gli oltre 4,5 dello stesso periodo del 2021, pari all’8% in meno. Stessa percentuale in valore assoluto, ma a segno invertito, +8%, quella che descrive l’aumento dei prezzi medi di acquisto.

“Il punto sui primi nove mesi dell’anno sintetizza e conferma il trend di calo che è stato rilevato in modo costante da inizio anno, e che è correlato alla crescita dell’inflazione e alle tante difficoltà economiche che si stanno susseguendo, commenta Elisa Macchi, direttrice di Cso Italy. 

“Da ben undici mesi consecutivi gli acquisti a volume sono inferiori all’omologo mese dell’anno precedente – sottolinea Daria Lodi dell’Osservatorio di Mercato – a settembre gli acquisti rilevati dal panel GfK Italia si attestano a 509mila tonnellate, circa 55mila in meno del settembre 2021. Si tratta del -10%, con un tasso di decrescita del 3% annuo in cinque anni”.

Tendendo l’attenzione sull’analisi dell’inflazione, a settembre 2022 i prezzi di acquisto delle referenze ortofrutticole sono aumentati del 10% rispetto al settembre 2021, in linea con l’inflazione registrata nel periodo.

 “Il consumo di frutta è in discesa del 7% rispetto allo stesso periodo del 2021 – precisa Daria Lodi – E allungando il confronto lungo la serie storica, il differenziale a cinque anni è di ben il -14 per cento. Andamento opposto per il prezzo, dopo un biennio di sostanziale stabilità, nel corso del 2022 l’importo unitario per la frutta è salito del 4 per cento”.

Ortaggi più critici

La componente ortaggi evidenzia una criticità ancora più importante: contrazione dei volumi rispetto allo stesso periodo del 2021 pari al 10% e forte incremento dei prezzi, con un prezzo medio del 13% in più rispetto al cumulato gennaio-settembre dell’anno scorso.

Facendo riferimento alla frutta e scendendo nel dettaglio, i primi tre frutti per consumi nei nove mesi segnano un -8% per le arance, -5% per le mele, -1% per le banane; seguono le angurie con un -7%, i meloni con un -2%, le pesche con un -9%, i limoni con un -15%, le fragole con un -13% e l’uva da tavola con un -14%. Gli ortaggi stanno soffrendo anche maggiormente: per le specie orticole che accentrano i maggiori volumi acquistati da inizio anno, i quantitativi vanno da un -7% per patate e pomodori a un -11% per le insalate, fino ad un -16% per le melanzane e addirittura un -30% per i finocchi.  

La congiuntura economica grava fortemente anche sull’ortofrutta biologica, con un deciso ridimensionamento dei volumi acquistati: da gennaio a settembre sono state acquistate 235mila tonnellate di frutta e verdura bio contro le 260mila dello stesso periodo del 2021, con un ammanco del 10% in volume, nonostante il prezzo medio sia salito solo del 2 per cento.

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