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15 maggio 2026

Caat: si rimanda a settembre il cambio orario

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Non è facile passare all'orario diurno in Italia. Nonostante l'esempio di Roma, su myfruit.it ripercorso dal rappresentante dei grossisti Riccardo Pompei, è difficile soddisfare tutte le esigenze, ricordiamo il caso Firenze dove annunciato poi non si è arrivati a tagliare il traguardo, come conferma la storia di Torino. 

Nel capoluogo piemontese l'entrata in vigore del nuovo orario diurno  era in programma per lunedì prossimo, ma  il 18 maggio si continuerà a lavorare con le luci accese. Il nuovo orario approvato dall'assemblea dei grossisti - dalle 8 alle 15 invece che dalle 3.30 alle 10.30 - slitta a dopo l'estate. Forse a settembre. Un rinvio dovuto all'opposizione di alcuni ambulanti  e da Coldiretti.

Si può partire, ma meglio tutti concordi 

La decisione di rinviare tutto a settembre è arrivata dopo la riunione del comitato operativo convocato dal presidente del Caat  su richiesta dei rappresentanti di Apgo (Associazione Piemontese Grossisti Ortoflorofrutticoli Fedagromercati) e del rappresentante dei movimentatori. 

Uno stop, ma non la fine del percorso come hanno sottolineato da Apgo "pur essendovi tutte le condizioni per procedere a un avvio della sperimentazione già a partire dal prossimo lunedì, ha condiviso la scelta di posticipare il cambio degli orari al mese di settembre nel rispetto degli altri soggetti coinvolti e nella convinzione che una trasformazione strategica di tale portata debba essere accompagnata dal massimo confronto possibile".

“La scelta del rinvio non rappresenta in alcun modo un arretramento – sottolinea Vittorio Rovetta, presidente di Apgo – bensì un atto di maturità istituzionale e di responsabilità verso il centro agrooalimentare e tutti i soggetti interessati. Abbiamo deciso di ascoltare le istanze emerse nel confronto, pur nella consapevolezza della bontà e della necessità del cambiamento. Il percorso verso il diurno prosegue e oggi, più che mai, è irreversibilmente accettato”.

Contestualmente, è stato concordato l’affidamento da parte di Caat, di uno studio tecnico indipendente sull’impatto economico, logistico e territoriale del nuovo assetto orario, con particolare riferimento al centro agroalimentare, alla Città e ai comuni limitrofi. Informazioni utile per capire lo scenario con la scelta diurna.

L'opposizione di Coldiretti

A febbraio con una nota Coldiretti  aveva espresso la sua contrarietà al cambio orario. " Siamo nettamente contrari al cambio di orario di vendita al Caat. I consumatori hanno diritto a un cibo di qualità e la prima componente della qualità è la freschezza. Inoltre, un’idea del genere porterebbe alla fuga degli acquirenti in un momento delicato per il settore agroalimentare torinese". Parole del presidente Bruno Mecca Cici. 

"Al Caat sono presenti 101 produttori agricoli e 76 grossisti" aveva sottolineato Simone Gili, rappresentante di Coldiretti nel mercato. 

"Un orario di apertura del mercato all’ingrosso in orario mattutino o pomeridiano  va ad interferire con i tempi dell’agricoltura e dell’allevamento. Le aziende agricole, che sono soprattutto a conduzione famigliare, si troverebbero in difficoltà nel reperire manodopera specializzata che li sostituisca con conseguente aumento dei costi di produzione. Inoltre, un’apertura del mercato in orario pomeridiano faciliterebbe il deperimento del prodotto in vendita: immaginiamo, per esempio, la fine che fanno gli ortaggi a foglia nei mesi estivi alle 14.00 del pomeriggio". 

"E poi i mercati comunali dove va a finire la merce degli agricoltori del Caat hanno orari mattutini. I commerciati comprano prima dell’alba per avere il prodotto fresco sul banco all’inizio dei mercati. L’acquisto in orario diurno significherebbe stoccare la merce in magazzini per poi ricaricare la merce sui mezzi per recarsi nei mercati: un ulteriore aggravio logistico per le ditte che hanno i banchi ai mercati che, come i produttori agricoli, sono spesso composte da nuclei familiari se non addirittura esclusivamente dal titolare, e che non hanno tempo di rifornirsi negli orari di vendita". 

Al contrario i grossisti, guidati da Vittorio Rovetta, sposano l'apertura diurna come dato di sopravvivenza soprattutto per la mancanza di manoodopera interessata a lavorare in piena notte. Visto che rappresentano il cuore del mercato e la maggioranza è d'accordo sembra inverosimile un passo indietro totale. 

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