Il passaggio dall’orario notturno a quello diurno al Centro Agroalimentare di Roma non è stato un semplice aggiustamento organizzativo. È stato, nelle parole di Riccardo Pompeii, vicepresidente di Fedagro Confcommercio Roma, “un cambiamento culturale”. Una trasformazione lunga e complessa, che oggi viene guardata con interesse anche da altri mercati italiani – come il Caat di Torino – dove i grossisti si sono espressi per il cambiamento. Nonostante non mancano gli scontri. In una nota stampa di GOIA-Fenapi, rappresenta i piccoli dettaglianti come gli ambulanti, che "esprime il proprio totale dissenso".
E' battaglia ma Pompei, grossista con due aziende attive nel Car ( la Ferrini Srl e la Erra Luigi) offre a myfruit.it una testimonianza positiva del cambio orario. Lui è stato protagonista diretto di quella fase da presidente dell’associazione dei grossisti romani e ricostruisce dunque un percorso fatto di pressioni competitive, difficoltà logistiche, resistenze interne e, soprattutto, di visione strategica
Le origini del cambiamento: competizione e crisi del modello notturno
L’idea di superare il lavoro notturno "nasce ben prima del trasferimento nella nuova sede di Guidonia. Già ai tempi del vecchio mercato di via Ostiense, i grossisti romani iniziavano a percepire un problema evidente: la concorrenza. I mercati di Fondi e Latina, già attivi con orari diurni, stavano guadagnando terreno, intercettando clienti romani grazie a un’organizzazione logistica più efficiente. “Saccheggiavano i nostri clienti”, racconta Pompei senza mezzi termini che ha offerto anche un contributo video all'associazione dei grossisti torinesi.
Riccardo Pompei
Ma non era solo una questione di mercato. Il modello notturno iniziava a mostrare crepe strutturali. "Diventava sempre più difficile garantire il ricambio generazionale, perché i giovani non erano disposti ad accettare ritmi di lavoro così duri. Anche trovare personale qualificato era complicato, mentre le condizioni operative, tra traffico e logistica, diventavano sempre meno sostenibili.
Il trasferimento nella nuova struttura ha rappresentato il momento decisivo per avviare il cambiamento. “Era inevitabile provarci”, spiega.
Non solo orario: una rivoluzione culturale
Uno degli errori più comuni è pensare che il passaggio al diurno sia semplicemente “spostare le lancette”. In realtà, secondo Pompei, si tratta di "una trasformazione profonda del modello di business".
In che senso? "Cambiano le logiche di approvvigionamento, perché non si compra più per vendere immediatamente, ma si programma per il giorno successivo. Cambiano i rapporti con i fornitori, così come la gestione degli stock e l’attenzione alla qualità. Soprattutto, cresce il ruolo della logistica. Il Car si è progressivamente strutturato per garantire consegne capillari, anche fuori regione, diventando un hub distributivo più evoluto. Questa evoluzione ha avuto effetti diretti sulla categoria. La professionalità è aumentata, le aziende si sono ingrandite, il mercato si è concentrato e gli operatori meno strutturati sono usciti dal sistema. “Ci siamo selezionati”, ammette Pompei, sottolineando come il risultato sia stato un mercato più solido.
Un percorso difficile: sperimentazioni e resistenze
Il passaggio non è stato lineare. Anzi, Pompei lo definisce senza esitazioni “un massacro”. Le difficoltà sono arrivate da più fronti. Da un lato le pressioni politiche e le resistenze interne, dall’altro l’opposizione della rete mercatale. Nel mezzo, una lunga fase di sperimentazioni spesso inefficaci, tra doppi orari, soluzioni ibride e differenziazioni stagionali che hanno complicato ulteriormente la gestione.
Per anni il mercato ha vissuto una situazione instabile. Solo quando “i tempi sono maturi” si è arrivati all’attuale modello stabile, che funziona ormai da oltre dieci anni.
Come funziona oggi il mercato diurno
L’organizzazione attuale è pensata per dare certezza agli operatori e rendere più efficienti i flussi. Le aziende iniziano a lavorare tra le 8 e le 9 del mattino, con le operazioni di scarico e preparazione della merce. I grandi acquirenti possono accedere prima, mentre l’apertura generale avviene intorno a mezzogiorno. Le vendite proseguono fino al pomeriggio, generalmente tra le 16 e le 17.
Il mercato lavora sei giorni su sette, con il sabato chiuso e la domenica attiva nelle ore mattutine. Si tratta di un sistema che integra la vendita diretta con una componente logistica sempre più rilevante.
Cosa è cambiato: qualità, clienti e mercato
Il passaggio al diurno ha avuto un impatto significativo sia sull’offerta sia sulla domanda. "Sul lato dell’offerta, il mercato ha smesso di essere il punto di arrivo dell’invenduto proveniente da altri centri del Centro-Sud. La necessità di programmare ha portato a una selezione più attenta dei fornitori e a un miglioramento della qualità dei prodotti".
Sul lato della domanda, "si è verificata una trasformazione altrettanto importante. Una parte della piccola clientela tradizionale si è persa, anche a causa della nuova localizzazione del mercato, meno centrale e più costosa da raggiungere. Allo stesso tempo, però, è cresciuta una clientela più strutturata e con maggiori volumi".
"Sono entrati con più forza operatori della grande distribuzione, aziende della logistica e del settore Horeca, oltre a clienti provenienti da altre regioni come Umbria, Toscana, Abruzzo e Campania. Il risultato è stato un passaggio da una domanda diffusa a una più concentrata ma anche più qualificata".
I vantaggi economici e organizzativi
Il cambiamento ha avuto effetti concreti anche sul piano economico e organizzativo. "La riduzione del lavoro notturno e festivo ha portato a un risparmio significativo sul costo del personale, stimato intorno al 20-30%. Allo stesso tempo è diventato più semplice trovare lavoratori qualificati e costruire competenze interne. Il mercato è diventato anche più controllabile e più trasparente, mentre il ritmo di lavoro si è fatto meno frenetico. Di notte era tutto isterico - sintetizza Pompei - oggi invece c’è più tempo per lavorare sulla qualità e sulla specializzazione".
Non è facile adeguarsi ma migliora la vita
"Devi fare l'imprenditore" è il pensiero dell'imprenditore romano che non nasconde le criticità. "Ci sono delle complicazioni ma quando hai uno storico, un lavoro avviato e conosci le ritmiche dell'andamento del mercato ottieni soddisfazioni. Il diurno è un mercato lungo rispetto al notturno. Prima entravano compravano di corsa e scappavano, ora ci sono delle aziende specializzate". Crescono anche le opportunità: "prima i forestieri o extra regionali non si affacciavano su Roma ma andavano a Fondi. Ora i tempi lo permettono. Riusciamo anche a seguire un'altra tipologia di clienti. Il mercato è lontano dal centro ed esistono dei piccoli grossisti, dei magazzini di distribuzione che formano una domanda aggregata".
Il recupero della Gdo
Un campo da coltivare è quello della distribuzione. "La Gdo sta aprendo piattaforme dentro il mercato, loro fanno gli ordini tra le 11 e le 12. E' complicato ma ci avicciamo anche a tagliare questo traguardo. Ai supermercati offriamo una soluzione alle rotture di stock".
Un esempio concreto: "Finiscono i peperoni? Noi possiamo consegnarlo subito o il pomeriggio quindi prima del fornitore. Gli permettiamo di gestire più referenze perché non è semplice gestire le nicchie di mercato che non si possono acquistare in grandi quantità, da noi prendono quello che serve e riescono ad avere un assortimento completo". Ma chi è presente nei mercati? "Conad è già entrato e sta entrando la Coop, il Gros è già dentro ed è fortemente presente nel Lazio. Non più competizione, ma stiamo diventando alleati".