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Manodopera: i numeri del problema

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Redazione
Autore Redazione

Un’analisi di Cso Italy rileva che nel triennio 2017/19 sono stati impiegati circa 53mila lavoratori stagionali, di cui il 44,6% proviene dall’estero. La soluzione nella quarantena attiva

L’argomento non è nuovo: causa coronavirus, la filiera ortofrutticola sconta, quest’anno, una preoccupante carenza di manodopera. E pertanto, Cso Italy ha ritenuto utile porre attenzione, con le proprie attività di ricerca, a questo delicato momento con un’analisi quantitativa circa la carenza di manodopera straniera stagionale.

La ricerca – dichiara il direttore Elisa Macchi – è condotta su un campione di soci Cso Italy che rappresenta circa 600mila tonnellate di prodotti ortofrutta. Un campione non in grado di rappresentare il mondo ortofrutticolo italiano nel suo complesso, ma capace di descrivere comunque un’importante realtà”. Nel merito, l’analisi è focalizzata su alcune colture (sia frutticole che orticole) e su alcune principali aree di produzione (Emilia Romagna, Trentino, Piemonte, Campania e Lazio).

Il 45% dei braccianti non è pervenuto

In base al campione analizzato, nel triennio 2017/19 i produttori hanno impiegato circa 53mila lavoratori stagionali (sia italiani che stranieri). I lavoratori stagionali stranieri rappresentano il 44,6% del totale nel complesso, di cui il 77,2% impegnato nelle operazioni di raccolta, quote elevatissime se si pensa che gli stranieri in Italia rappresentano il 10% della popolazione italiana (fonte Iniziative e Studi sulla Multietnicità, Ismu, 2020). A causa dell’emergenza sanitaria, molti migranti stagionali, già da marzo sono stati impossibilitati a venire in Italia, mettendo a rischio il raccolto. Dal lavoro è emerso, quindi, che la carenza di manodopera in Italia dipende in larga misura dai lavoratori stranieri in particolare nel periodo di raccolta.

“La maggior parte di essi, circa il 51% proviene dall’est Europa e a seguire dall’Africa – specifica Assunta Cecere, di Cso Italy – e si è evidenziato, nel dettaglio, che la maggior parte dei paesi di provenienza riguarda Romania, Marocco, India, Albania e Polonia. In base al dossier, anche per il 2020 i produttori ortofrutticoli del campione studiato confermano l’importanza della manodopera stagionale straniera, con una previsione di oltre 17mila unità per le colture e aree di produzione oggetto dello studio”.

“Questo numero – dichiara Federico Passarelli, di Cso Italy – conferma la tendenza degli ultimi anni e dimostra come nonostante la minore produzione prevista per quest’anno il fabbisogno di manodopera rimanga elevato”.

In Europa lo scenario è simile a quello italiano

Anche livello europeo, lo scenario è simile a quello italiano: i principali paesi agricoli europei (Belgio, Francia, Spagna, Polonia, Germania) necessitano tra i 20mila e 300mila lavoratori stagionali per sostenere le attività produttive dell’intero settore nel 2020. Ogni Paesi Ue ha messo in campo attività di reclutamento volontario di lavoratori stagionali per il settore agricolo, ma questo sistema non sta garantendo un apporto sostanziale (per esempio, in Francia molti rinunciano a lavorare in campagna perché è troppo faticoso). L’elemento in comune tra questi paesi è l’impellente necessità di creare un sistema capace di coniugare la disponibilità di manodopera e il rispetto delle precauzioni sanitarie anti Covid-19: alcuni paesi, come Polonia, Germania e Francia stanno introducendo la “quarantena attiva”.

“Siamo consapevoli – conclude il direttore Macchi – che, oggi più che mai, la forza lavoro straniera specializzata possa svolgere un ruolo decisivo per il sistema imprenditoriale locale ed europeo e ci auguriamo che la quarantena attiva venga accolta anche in Italia”.

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