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Prodotti

Debacle pere, si abbattono i frutteti per fare posto ai cereali

In Emilia Romagna persi seimila ettari. Il 2021 segna il profondo rosso. Danni economici, ambientali e paesaggistici

La situazione delle pere di quest’anno è tanto tragica quanto nota e su myfruit.it se ne è già parlato a lungo fin dall’inizio della stagione. Ma forse ancora poco è stato detto sugli espianti dei pereti. Nonostante i prezzi più alti all’ingrosso determinati dalla carenza di prodotto, infatti, i produttori non riescono a coprire le spese. E pertanto, denuncia Confagricoltura, in molti hanno già iniziato ad abbattere una parte dei frutteti, soprattutto in Emilia Romagna, culla produttiva della pera. 

Un trend pericoloso

Secondo la confederazione, negli ultimi 25 anni l’Emilia-Romagna ha perso la metà dei suoi frutteti: l’area coltivata è infatti scesa sotto i 50mila ettari complessivi. In particolare, tra il 2005 e il 2020, sono stati smantellati seimila ettari di pereti, che passano dai 24mila del 2005 ai 18mila del 2020. E non è andata meglio a pesche e nettarine, che hanno perso 15mila ettari in 15 anni rimpiazzati, ma solo in parte, da 500 ettari di kiwi e 1.500 di albicocche. La maggior parte dei frutteti espiantati, infatti, viene sostituita con i cereali.

Un pericoloso trend che, viste le performance del 2021, rischia di proseguire: secondo le stime di Cso Italy (Centro Servizi Ortofrutticoli), tra gelate e danni da patogeni, in Emilia Romagna si è raccolto il 20-30% delle circa 500mila tonnellate di potenziale produttivo. Una percentuale prevedibilmente stimata per eccesso, perché non tiene conto dei probabili problemi qualitativi di una parte della produzione.

Tre anni tragici per le pere

L’Emilia-Romagna è la prima regione produttrice di pere a livello nazionale ed europeo, ma negli ultimi tre anni è stata una tragedia: rispetto alle quasi 500mila tonnellate raccolte ogni anno tra il 2015 e il 2018, nel 2019 la produzione è stata dimezzata (246mila tonnellate), nel 2020 si è perso il 20% (398mila tonnellate raccolte) e il 2021 ha segnato l’anno del profondo rosso, con solo 138mila tonnellate raccolte. Il che sta portando a una drastica riduzione delle superfici coltivate: solo nella provincia di Ferrara sono stati persi il 17% dei pereti.

Danni economici, paesaggistici e ambientali

I danni economici per i produttori sono evidenti, ma l’espianto dei frutteti in ragione dei cereali rappresenta anche un danno paesaggistico e ambientale, perché compromette la biodiversità, già messa a dura prova dai cambiamenti climatici.

Quanto a questi ultimi, Arpae (Agenzia prevenzione ambiente ed energia dell’Emilia Romagna) ogni anno pubblica il rapporto tecnico idro-meteo-clima che analizza i dati mensili inerenti a fenomeni atmosferici, andamento temperature, eventi rilevanti, situazione idrologica, anomalie rispetto al clima. L’ultimo documento prodotto dall’Agenzia mette nero su bianco il cambiamento climatico in atto nella Regione: “In Emilia-Romagna si registra un aumento della temperatura maggiore rispetto alla media globale – si legge ne documento – Allo stesso tempo, però, si assiste a una tendenza alla diminuzione delle precipitazioni, perlomeno quelle estive”. A questo si sommino le gelate, i danni dei patogeni e l’impossibilità di utilizzare i fitofarmaci contro la cimice. La pericoltura scomparirà? 

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