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Prodotti

Pere, Poletti: “I prezzi elitari allontanano i consumatori”

Rese ai minimi storici, le Abate a 2 euro il chilo alla produzione. Ma si rischia il paradosso dell’invenduto

Alla fine di giugno myfruit.it aveva delineato lo scenario che avrebbero vissuto le pere al momento della commercializzazione: “E’ la coltura che ha sofferto di più per via delle gelate – aveva sintetizzato Mirco Zanelli, direttore commerciale di Apofruit – Si tratta di un calo di rese importante”. Aveva confermato i quantitativi al ribasso anche Rita Biserni, al timone delle attività di marketing internazionale di Alegra.

Oggi myfruit.it ha fatto il punto con Paolo Poletti, presidente della Società cooperativa agricola Sistema Frutta di Cento (Ferrara): “Il rischio è l’estinzione della pericoltura italiana – ha esordito – La produzione quest’anno è ai minimi storici per via delle gelate e i prezzi sui banchi della Gdo sono elitari. Chi comprerà le pere?“.

I danni da gelo, cimice e maculatura

“Tutte le varietà hanno perso il 70-80% della resa produttiva – aggiunge Poletti – Per fare un esempio, noi normalmente ritiriamo 500 tonnellate di Abate, quest’anno solo cento. Perché oltre alle gelate, ci sono i danni da maculatura e da cimice, un problema tutt’altro che risolto. E’ davvero un disastro“.

“In Francia – prosegue – hanno stanziato un miliardo solo per i danni da gelo nel Bacino del Rodano. In Italia, per tutte le regioni, ci sono 160 milioni, una cifra irrisoria se si pensa che il Cso Italy ha stimato 800 milioni di danni per le sole pere. E l’anno scorso non è andata meglio. L’Emilia Romagna ha presentato domande per 180 milioni, ne sono arrivati 13″.

Prezzi troppo alti

La mancanza di prodotto ovviamente si riflette sui mercati che, come ha rilevato myfruit martedì scorso, registrano prezzi alti: all’ingrosso di Verona le Abate sono sopra i 3 euro, le Kaiser sui 2,80, le Williams a 2,50 euro. “Al momento il mercato è fermo – commenta Poletti – La filiera non sa che cosa fare. I magazzini sono vuoti, alla produzione le pere Abate vengono pagate 2 euro il chilo, il che significa – considerando il packaging, il trasporto e il rincaro delle insegne – che verranno messe a scaffale anche a 4 euro. Diventando così un prodotto elitario, che allontanerà i consumatori. La maggior parte si orienterà verso altro, per esempio mele, arance”.

“Anche perché – conclude – alcuni trattamenti post-raccolta fanno sì che le pere risultino spesso dure. Se questo scenario si ripeterà anche nei prossimi anni, il rischio che le pere italiane si estinguano non è da sottovalutare”.

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