I supermercati europei possono ridurre un terzo delle emissioni globali legate al cibo, ma lo studio Superlist Environment Europe 2026 di Questionmark, WWF, ProVeg International e Madre Brava rivela un settore ancora lontano dagli obiettivi climatici.
Alimentazione e agricoltura generano un terzo delle emissioni di gas serra mondiali. Uno studio Nature del 2023 avverte che potrebbero aggiungere 1 grado centigrado di riscaldamento entro il 2100.
I supermercati, analizzati in otto paesi (Francia, Germania, Olanda, Polonia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito), sono valutati su due fronti: piani climatici allineati al Paris Agreement (target 1,5°C) e transizione verso diete ricche di proteine vegetali.
Ortofrutta arma decisiva contro le emissioni
La carne (soprattutto manzo e agnello) è il principale colpevole: 100 grammi di manzo equivalgono a 15,5 chili di CO2eq, come 78 km in auto. "I supermercati possono orientare i consumatori verso sistemi alimentari clima-compatibili" afferma Charlotte Lineebank di Questionmark.
Per questo l'ortofrutta diventa strategica: i prodotti vegetali tagliano costi ed emissioni, rappresentando la metà (50%) del potenziale di decarbonizzazione dei retailer.

Lidl Paesi Bassi sul podio, E.Leclerc in coda
Lidl Paesi Bassi guida la classifica, seguito da Lidl Polonia, Albert Heijn Olanda, Jumbo Olanda, Lidl Germania e Spagna. Solo cinque catene – ICA, Jumbo, Kaufland, Migros e Rewe – hanno ridotto le emissioni dai primi rilevamenti. In fondo alla classifica E.Leclerc Francia, Coop Svezia e Aldi Nord Germania.
Germania e Paesi Bassi dettano il ritmo, con discount come Lidl, Jumbo e Aldi Süd all'avanguardia. La graduatoria vede Lidl protagonista in quattro paesi, seguito da catene olandesi e tedesche, mentre francesi e svedesi arrancano.
Italia assente, ma Lidl indica la strada
Per l'Italia i grandi player nazionali non compaiono, ma Lidl – presente nel nostro Paese con centinaia di punti di vendita – è tra i più virtuosi. "Senza trasparenza su quote animali/vegetali, il net zero resta un miraggio", avverte Joanna Trewern di ProVeg.
E Nico Muzi di Madre Brava aggiunge: "Più ortofrutta significa clienti più sani, planeta protetto e costi inferiori".
Ortofrutta: il futuro dei reparti sostenibili
Il messaggio per i produttori italiani è chiaro. I retailer premieranno referenze a basso impatto – prima di tutte frutta e verdura fresche – per conquistare credibilità ambientale e quote di mercato.
E l'ortofrutta diventa il banco di prova della neutralità climatica entro il 2050: chi investe in qualità, varietà e storytelling sostenibile vincerà la corsa al futuro.