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27 marzo 2026

Ppwr: il packaging ortofrutta ripensa se stesso

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Da agosto 2026 scatterà il Regolamento Ue 2025/40, noto come Ppwr (Packaging and packaging waste regulation), che non è solo un aggiornamento normativo ma un vero cambio di paradigma per gli imballaggi ortofrutta

Come spiega Meri Desideri nel suo approfondimento pubblicato sull'ultimo numerop del Notiziario Bestack, due articoli in particolare segnano la svolta: l'articolo 5, che introduce limiti precisi sulle sostanze chimiche come Pfas e metalli pesanti, e l'articolo 6 che alza drasticamente l'asticella sulla riciclabilità dei materiali.

Non si tratta più di essere conformi al momento della produzione: ora il packaging deve essere progettato tenendo conto di cosa succederà dopo l'uso, intrecciando sicurezza alimentare e sostenibilità ambientale.

Pfas sotto i riflettori: limiti tecnici che ridisegnano la produzione

I Pfas (composti chimici artificiali estremamente persistenti nell'ambiente e nel corpo umano, utilizzati per anni per impermeabilizzare e rendere gli imballaggi anti-grasso e anti-umidità), diventano il primo bersaglio. Il Regolamento fissa soglie stringenti: il fluoro organico totale non deve superare i 50 ppm, ogni singolo Pfas resta entro 25 ppb (250 ppb per la somma complessiva), includendo anche le forme polimeriche che in casi specifici scendono ulteriormente. A questi si aggiungono i 100 ppm massimi per metalli pesanti.

Desideri sottolinea come, per chi lavora con il cartone per ortofrutta, questi valori non siano astrazioni: diventano vincoli concreti che influenzano la scelta delle materie prime e i processi produttivi.

Test complessi senza protocolli Ue unificati

La sfida si complica perché non esistono ancora metodi di analisi armonizzati a livello europeo per i Pfas nei materiali a contatto con alimenti. In assenza di questi, Desideri descrive un approccio tecnico basato su buone pratiche: screening iniziale con fluoro organico totale, seguito da analisi dei marker Pfas tramite cromatografia liquida/spettrometria di massa per una verifica completa.

Questi contaminanti non sono sempre evidenti: possono infiltrarsi da fibre riciclate, acque di processo o additivi di cartiera. Nel packaging ortofrutta il rischio appare contenuto rispetto ad altri settori, ma richiede un controllo che coinvolga l'intera filiera upstream.

Norme nazionali in attesa di uniformità europea

Mentre l'Europa armonizza con Ppwr, i riferimenti restano nazionali e divergenti. In Italia domina ancora il Dm 21 marzo 1973, che per ortofrutta (basso potere estrattivo) fissa limiti su fibre, cariche e additivi senza prove di migrazione. La Francia privilegia linee guida tecniche e buone pratiche contro sostanze critiche, mentre la Germania eccelle con raccomandazioni strutturate che fungono da standard de facto per tutta la catena.

Cartone ondulato: solidità chiamata a dimostrare valore

Per Desideri il cartone ondulato resta tra i materiali più adatti per l'ortofrutta – protettivo, traspirante e circolare – ma il Ppwr lo sfida ora a dimostrare qualità delle fibre, assenza di contaminanti e piena tracciabilità

La dichiarazione di conformità del Regolamento 1935/2004 diventa qui cruciale: non un semplice adempimento burocratico, ma strumento di responsabilità condivisa tra produttori, converter e utilizzatori.

Meri Desideri chiude con una visione lungimirante: "C'è un momento in cui le norme smettono di essere regole e diventano direzione. Nel packaging ortofrutta quel momento è adesso: sicurezza intrecciata alla sostenibilità, tecnica che incontra responsabilità. Il cartone ondulato non protegge solo un prodotto, ma racconta come è stato pensato, realizzato e portato fino a noi".


In collaborazione con Bestack

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