Non c'è pace per la logistica globale. Questa volta a mettere a dura prova il sistema sono code record, navi ferme e rotte deviate. t
Tra maltempo, tensioni geopolitiche e domanda sostenuta, il commercio mondiale sta affrontando una nuova crisi caratterizzata da ritardi e costi sempre più elevati.
Il traffico mondiale si è inceppato
Va detto, che in questo scenario di fine agosto, le merci non sono ferme: continuano a muoversi, ma con tempi, costi e margini di prevedibilità sempre più difficili da controllare.
A dare una fotografia della situazione è Unctad, United Nations Conference on Trade and Development, ossia il principale organo dell'Onu che si occupa di commercio, finanza e sviluppo economico. Nel primo semestre del 2026 il commercio mondiale di beni ha raggiunto circa 13.700 miliardi di dollari, il 12,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
Ma una parte significativa dell'aumento è legata anche alla crescita dei prezzi. Secondo l'agenzia delle Nazioni Unite, le tensioni sui trasporti e sull'energia hanno contribuito ad aumentare i costi lungo le catene produttive e distributive. Insomma, non siamo davanti a un mondo che ha smesso di commerciare. Siamo davanti a un mondo che commercia sotto pressione.
Shanghai nodo del problema
Uno degli indicatori più eloquenti arriva da Shanghai. Secondo Drewry, nell'ultima rilevazione del 27 agosto il tempo medio di attesa delle navi nel porto cinese è salito a 96 ore, contro le 35 ore della settimana precedente. È quasi un triplicarsi dell'attesa in appena sette giorni.
La conseguenza non riguarda soltanto la Cina. Essendo Shanghai uno dei principali nodi del commercio marittimo mondiale, ogni rallentamento si trasmette alle rotte successive, ai porti di destinazione e alla disponibilità di navi e container.
Drewry segnala inoltre che la congestione dei porti asiatici sta interferendo con i flussi mentre i vettori cercano di compensare i ritardi modificando capacità e programmi di navigazione.
Il maltempo aggiunge pressione
Una parte dell'attuale congestione è legata anche agli eventi meteorologici estremi che hanno colpito l'Asia.
Kuehne+Nagel, nel suo aggiornamento del 25 agosto, segnala che un nuovo tifone si stava dirigendo verso l'Asia orientale mentre Shanghai, Hong Kong e altri importanti hub registravano ancora gli effetti delle perturbazioni precedenti. A Busan (Corea del Sud), per esempio, l'attesa media delle navi era di circa 1,67 giorni, con congestione dei terminal e ritardi legati all'aumento dei volumi di trasbordo.
Non è soltanto un problema di banchine. Quando una perturbazione interrompe gli scali, le navi si accumulano, gli arrivi si concentrano nelle ore successive e i terminal devono gestire contemporaneamente più carichi. Il risultato è un effetto domino che può durare anche dopo la fine dell'evento meteorologico.
Maersk, del resto, ha documentato direttamente le conseguenze del maltempo sulle proprie rotte: a inizio agosto la chiusura del porto di Shanghai collegata al tifone Dolphin ha costretto la compagnia a modificare alcuni scali e itinerari.
E l'Europa?
La crisi non riguarda soltanto i grandi porti asiatici.
Nell'aggiornamento operativo del 25 agosto Kuehne+Nagel indica per Genova un'attesa media delle navi di circa 1,5 giorni, con ritardi di circa due giorni collegati ai problemi di trasbordo e di trasporto terrestre nel Mediterraneo. A La Spezia, invece, l'attesa media era di circa 1,4 giorni, con pressione dovuta anche a problemi dei feeder e manutenzione delle gru.
Anche Rotterdam, uno dei principali gateway europei, presenta criticità: Kuehne+Nagel segnala livelli di occupazione dei piazzali molto elevati, ritardi delle chiatte, tempi di permanenza delle importazioni e difficoltà legate ai bassi livelli del Reno.
Ad Algeciras, in Spagna, Maersk ha annunciato ad agosto un sovrapprezzo di 65 euro per container per determinati trasporti terrestri di container refrigerati in importazione. La ragione indicata dalla compagnia è l'aumento dell'attività legato alla campagna degli agrumi, che ha portato le strutture di stoccaggio portuali a livelli di occupazione eccezionalmente elevati e ha aumentato i tempi di attesa.
La congestione, dunque, non è più soltanto una questione di navi. Può arrivare fino al magazzino e al camion che deve portare la merce fuori dal porto.
Il caso Durban
Ancora più significativo è ciò che sta accadendo a Durban, in Sudafrica. Secondo Freight News, la congestione al Durban Gateway Terminal ha provocato attese dei camion fino a 30 ore per la consegna dei container refrigerati destinati alle esportazioni di agrumi. La testata riporta inoltre casi di partite di frutta che avrebbero perso qualità durante l'attesa e che sarebbero state successivamente respinte per l'esportazione.
Un esempio che spiega meglio di qualsiasi previsione economica perché la logistica del fresco sia particolarmente esposta.
Anche il costo del trasporto resta elevato
La congestione sta avendo effetti anche sui prezzi.
Il Drewry World Container Index del 27 agosto è sceso dell'1%, a 4.473 dollari per un container da 40 piedi. Il dato settimanale è quindi leggermente migliorato, ma il livello rimane molto elevato: l'indice è ancora 111% sopra quello di un anno fa.
Sulla rotta Shanghai-Genova, particolarmente importante per il Mediterraneo e quindi interessante anche per l'Italia, Drewry rileva un prezzo spot di 4.866 dollari per container da 40 piedi, in calo del 2% nell'ultima settimana.
Il dato racconta una situazione apparentemente contraddittoria: alcune tariffe stanno scendendo settimana su settimana, ma il mercato resta molto più caro rispetto a un anno fa.
La domanda non sta aiutando a svuotare la rete
Un altro elemento da non sottovalutare è la domanda.
Unctad rileva che nella prima metà del 2026 il commercio mondiale di beni è cresciuto fortemente, sostenuto soprattutto dall'Asia orientale e dalla domanda di prodotti tecnologici, semiconduttori, batterie, minerali critici e veicoli elettrici.
Questo significa che la rete logistica deve assorbire contemporaneamente più traffico e più perturbazioni.
E quando la capacità dei porti, delle navi, dei terminal e dei trasporti terrestri è già sotto pressione, anche un singolo evento meteorologico o geopolitico può amplificare rapidamente i ritardi.
Hormuz, Suez e Panama: la geografia torna protagonista
La geopolitica ha inoltre riportato al centro dell'attenzione i grandi chokepoint marittimi. Unctad ha evidenziato come le perturbazioni allo Stretto di Hormuz abbiano conseguenze che vanno ben oltre il traffico locale, soprattutto perché il passaggio è fondamentale per i flussi energetici mondiali.
Nel frattempo, secondo Drewry, alcuni vettori stanno valutando con cautela il ritorno a transiti attraverso Suez, mentre l'incertezza geopolitica continua a condizionare la pianificazione delle rotte.
E sul Canale di Panama la pressione non è scomparsa: Kintetsu World Express segnala che i tempi di attesa per alcune navi portacontainer possono arrivare fino a dieci giorni, mentre l'Autorità del Canale ha programmato una riduzione dei transiti giornalieri da settembre.