Economia e costi

28 agosto 2026

Rincari ortofrutta: diesel o caldo estremo?

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E' tutta colpa di Hormuz? I rincari e i prezzi sostenuti di alcune referenze ortofrutticole, non tutte perché si trova anche frutta e verdura con quotazioni accettabili, dipendono dal caro carburante dopo la stretta al passaggio delle petroliere? 

Sicuramente c'è un effetto, e sarà ancora maggiore quando probabilmente si arriverà a 3 euro il litro per il diesel. In un bell'articolo di Repubblica si titola: "Perché anche la zucchina per colpa del carburante costa 80 centesimi in più".  

Ma è veramente questa la causa dei rincari? A parlare con gli operatori del commercio emergono altre cause di grande rilievo A iniziare dalle ondate di caldo che stanno vanificando la programmazione. Le conseguenze? Troppa presenza o troppa carenza dei prodotti, situazioni che creano incredibili altalene sui prezzi come si è visto, ma è solo uno degli infiniti esempi, nel mese di agosto con il pomodoro.  

E attenzione: quando si parla di ondate di calore stiamo parlando di cambiamento climatico. La guerra in Iran in teoria può chiudersi domani, il cambiamento climatico sarà una guerra lunga e difficile da vincere. 

Parla la fruttivendola 

Quando il pieno del furgone passa da 100 a 150 euro al mese, per un fruttivendolo significa 50 euro di spese in più. È un costo che si somma a quelli della logistica – anch’essi in salita – e finisce per incidere direttamente sul prezzo finale di frutta e verdura.

Lo racconta bene a Repubblica Eleonora Schiavo, 38 anni, fruttivendola, che ogni giorno vive l’effetto combinato di carburanti più cari, ondate di calore e oscillazioni stagionali della produzione. Ma l’attenzione, oggi, è soprattutto rivolta ai rincari del diesel. 

"Prima del Covid le zucchine costavano all’ingrosso tra gli 80 centesimi e un euro al chilo. L’aumento è stato costante, ma ora è intollerabile: oggi pago 4 euro un chilo di zucchine e le rivendo a 4,80. Un anno fa le vendevo a 3,50 ed era comunque tanto. È chiaro che ho ridotto il ricarico: fino a quattro, cinque anni fa era intorno al 50 per cento, adesso non supera il 30, altrimenti i clienti scappano".


La storia delle zucchine è emblematica, soprattutto d’estate quando il prezzo scende grazie alla produzione in pieno campo con pochi centesimi di margine e, in alcuni casi, produttori che rinunciano a raccogliere. In inverno, invece, si paga di più perché è prodotto di serra. Ma un balzo così grande come quello degli ultimi mesi non può essere spiegato solo con il caro carburante. 

Le ondate di calore hanno ridotto le rese, bruciato interi lotti, concentrato le raccolte. La logistica soffre: meno prodotto disponibile, più viaggi per reperire la merce, più costi.  La domanda resta aperta: il rincaro dell’ortofrutta è colpa del super diesel o delle ondate di calore?

Parola al grossista: incidenza carburante minimale 

Aurelio  Baccini, grossista a Firenze e vice presidente Fedagro - Confcommercio sottolinea le dimensioni del problema: "Sicuramente ci sarà una percentuale di incidenza anche relativa al carburante, ma è minimale. Il grosso aumento è determinato da dalle conseguenze di due mesi di 40 gradi e oltre che  iniziano a far vedere adesso le conseguenze. In particolare l'insalata Iceberg piuttosto che il pomodoro a grappolo olandese, piuttosto che verdure italiane". 

Aurelio Baccini "Sono tutti trapianti di fine giugno, luglio e hanno fallito. Sono tutte colture a 60 giorni- a iniziare dalle insalate e così via - che hanno registrato grossi problemi. Che si iniziano a vedere con il rientro e l'effettiva mancanza di prodotti".  

Rincari dell’ortofrutta: non solo carburante. L’analisi del grossista Rovetta 

Il caro carburante pesa, eccome. Ma non è l’unico responsabile dei prezzi dell’ortofrutta schizzati verso l’alto. A dirlo è Vittorio Rovetta, rappresentante dei grossisti del Caat di Torino, che invita a guardare oltre la benzina e il diesel per capire cosa sta succedendo davvero nei mercati italiani.

Vittorio Rovetta

Rovetta parte da un punto che definisce "intelligente", riprendendo l’analisi della fruttivendola intervistata nei giorni scorsi da Repubbica "ggi, anche quando un prodotto è molto caro (il riferimento è soprattutto ad avocado e mirtilli citati nell'articolo Ndr), la domanda non cala. È una situazione originale. Una volta non era così. Oggi la disponibilità all’acquisto è uno dei fattori principali nella scelta: il consumatore presta meno attenzione alle differenze di prezzo e agli aumenti". Ma compra di meno. 

Sono cambiate anche le condizioni di lavoro

Secondo Rovetta, però, c’è un elemento strutturale che pesa più di tutto: la trasformazione profonda della filiera produttiva. "Negli ultimi anni la produzione ha affrontato una messa a norma generale. È stato indispensabile garantire condizioni di lavoro dignitose, eliminare pratiche che vent’anni fa erano comuni. Ma tutto questo ha un costo. Se io pago un bracciante 10 o 20 euro al giorno posso vendere la zucchina a 50 centesimi. Se gliene do 100, quella zucchina non può più costare 50 centesimi".

Il risultato è che esiste un limite sotto il quale non conviene più raccogliere. "Vent’anni fa il prodotto arrivava comunque sul mercato, anche a prezzi bassissimi, perché la raccolta costava pochissimo. Oggi no: la raccolta costa, e le imprese devono avere un margine. È un processo virtuoso, ma inevitabilmente incide sul prezzo finale".

L'approccio al consumo: la percezione del prezzo è cambiata

A questo si aggiunge un cambiamento culturale del consumatore. "Si compra meno ortofrutta rispetto a venti o trent’anni fa, ma si è più disposti a spendere per prodotti particolari. L’avocado, i mirtilli, le vaschette premium: non tutti, certo, ma molti clienti prediligono il prodotto speciale rispetto a quello conveniente". Rovetta cita un esempio emblematico: l’insalata in busta. "Costa 12-15 euro al chilo, ma il consumatore la percepisce come un acquisto da 1,20 o 1,50 euro. La percezione del costo è completamente cambiata".

Il fattore climatico, evidente con le ondate di calore

Poi c’è il clima. E qui il discorso si fa netto: "Quest’estate torrida ha massacrato le produzioni locali. Tempeste, sole violento, carenza idrica: tutto ciò che è produzione italiana ha patito tantissimo. Questo ha svuotato quella fetta di mercato che normalmente è coperta dalle nostre produzioni, perfino dall’orto casalingo. E ha creato una grande richiesta di prodotto da dove c’è disponibilità". Il risultato è sotto gli occhi di tutti: "Parlare di zucchine a 4 euro a luglio o agosto è una cosa mai vista". Se non preoccupa nel periodo invernale nella stagione estiva fa notizia come conferma lo spazio dedicato da Repubblica al tema. 

Il quadro che emerge è complesso: carburante, clima, costi di produzione, nuove abitudini di consumo. "L’ortofrutta non può più essere considerata un prodotto sempre e solo da prezzo. È un settore che è cambiato, e i prezzi riflettono questo cambiamento".

L'energia incide su tutta la filiera, parla il presidente Caat, Galliati 

Restiamo a Torino, dove è stata fatta l'intervista e citato il Caat, dove abbiamo sentito Fabrizio Galliati, presidente del centro agroalimentare torinese. "Le considerazioni della signora sono molto acute e corrette". Ma leggiamo le riflessioni del presidente. 

Fabrizio Galliati

"L'aumento del costo energetico non è solo legato al fatto che è aumentato il prezzo, ma anche il consumo, pensiamo infatti all'impatto della situazione meteorologica in questa torrida annata che ha fatto aumentare le esigenze di irrigazione e raffrescamento (ove possibile) pena la morte delle piante con relativo aumento dei consumi energetici da parte delle aziende. Non dimentichiamo poi le conseguenze di queste temperature estreme che fanno accumulare grandi quantità di energia che poi si scarica sotto forma di eventi devastanti con temporali e raffiche di vento che in pochi minuti spazzano via il lavoro di un'intera stagione compromettendo la disponibilità del prodotto".

Confronto internazionale e le abitudini di consumo

"Altro dato che si aggiunge è la scala degli eventi, se noi abbiamo patito anche gli altri grandi produttori europei come la Spagna hanno sofferto gli incendi e altri fattori che ne hanno limitato la capacità produttiva con un'ulteriore carenza del prodotto disponibile sul mercato continentale e non solo locale".

Poi il tema delle abitudini di consumo, "se il cliente non asseconda la stagionalità e rende quotidiano il consumo di prodotti esotici l'impatto sul portafogli non è secondario".

L'alternanza di prodotto e la volatilità dei prezzi

"Altra cosa determinata da questa situazione è la volatilità dei prezzi che cambiano di parecchio anche nel corso della settimana. Questa carenza porta ad alcune concentrazioni produttive che nel momento della raccolta portano sul mercato abbondanza di prodotto e il prezzo si abbassa, terminata questa fase, in attesa della nuova produzione, il prodotto scarseggia e il prezzo si alza. In una situazione normale il gran numero di produttori sopperisce a questa alternanza e il prezzo è più stabile".

"Devo dire che nel nostro caso specifico i nostri produttori locali sono molto bravi e hanno consentito approvvigionamento e giusto prezzo. Come centro agroalimentare abbiamo poi un servizio a beneficio del consumatore che consente di monitorare mercato ed eventuali speculazioni ed è il mercuriale dei prezzi che quotidianamente rileviamo e pubblichiamo sul nostro sito per rendere trasparente i prezzi della filiera, unito alla pagina dove segnaliamo i prodotti di stagione può essere un ottimo supporto al consumatore per acquisire consapevolezza nell'acquisto".

Il contributo di questi tre protagonisti del mercato conferma che non solo il super diesel alla pompa ha agito sui prezzi, ma c'è una componente che quest'anno è emersa con la massima evidenza ma diventerà strutturale i cambiamento climatico che oggi non si può arrestare ma va studiato e affrontato per mitigare le sue conseguenze. Che, nonostante la folla di negazionisti, non si può negare. 

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