Frutta a guscio ed essiccata

30 giugno 2026

Nocciole, speranze e timori per la stagione 2026

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Sembrerebbe positiva al momento la situazione nei noccioleti italiani in vista della imminente raccolta 2026. Quella di queste settimane si profila come un'attesa carica di aspettative per una stagione che, se tutto procede per il verso giusto, potrebbe permettere alla filiera italiana di lasciarsi alla spalle la complessa stagione passata.

La fotografia attuale mostra piante rinvigorite rispetto allo scorso anno. "Potremmo avere un prodotto meno cimiciato e una nocciola più piena, con una buona resa, migliore rispetto a quella dell'anno scorso”, spiega a myfruit.it Antonio Del Giudice, amministratore dell’azienda Del Giudice che si occupa di frutta secca da ormai ben 200 anni. 

Il condizionale è d’obbligo, visto l'imprevedibile andamento climatico e il caldo di questi giorni. Produttori e trasformatori restano dunque in vibrante attesa fino al momento in cui il prodotto non arriva davvero in magazzino.

Finora il clima è stato clemente, ma le temperature in rialzo di questi giorni cominciano a destare qualche preoccupazione. “Ogni anno non è mai uguale all’altro. Con un buon prodotto e una resa buona, potremmo spuntare anche qualche centesimo in più sul mercato mondiale, sia in esportazione che sul fronte interno. Questo ci consentirebbe di recuperare un po' di quote di mercato perse, operazione difficile senza un prodotto di alta fascia", aggiunge Del Giudice.

La partita dunque si gioca principalmente in campo: se le piante mantengono la qualità registrata in queste settimane, potrebbe essere una campagna soddisfacente. "Altrimenti andremo in difficoltà e saremo costretti a rivolgerci al mercato turco. Come azienda, preferiamo sempre lavorare con prodotto italiano, che ha caratteristiche organolettiche diverse, ma non sempre è possibile”. 

Previsioni in crescita anche in Turchia

Occhi puntati dunque su quello che accada in Turchia, in grado di giocare su volumi superiori e prezzi potenzialmente più bassi. Anche lì, secondo le stime attuali, la produzione potrebbe essere più abbondante rispetto allo scorso anno. 

Le previsioni dell’Inc (International nut and dried fruit council) parlano di un aumento di più del 50% rispetto allo scorso anno con una produzione che potrebbe superare le 800mila tonnellate. Se tutto prosegue per come appare adesso, la Turchia potrebbe avere molto prodotto da vendere, a cui aggiungere le scorte degli anni precedenti.

L'andamento del mercato turco si ripercuote ovviamente sui prezzi. "Una produzione abbondante potrebbe naturalmente generare una tendenza al ribasso del prezzo. Al momento i turchi tendenzialmente puntano ad avere un prezzo equilibrato che non si discosti troppo da quello dello scorso anno. Oggi però non offrono prodotto sul mercato perché aspettano di capire cosa accade sia con il prodotto italiano che con la produzione interna. Siamo dunque siamo in un momento d'attesa. Nei prossimi 15-20 giorni la situazione sarà più chiara".

Italia: la qualità è d'obbligo

Per Del Giudice tuttavia la priorità è proporre al mercato un prodotto di alta qualità. "In caso contrario abbiamo perso tutti, dai produttori a chi fa industria. La nostra mission termina quando non facciamo made in Italy di qualità. Ormai ci sono nocciole in tutto il mondo. Perché dovrebbero comprare quella italiana? Perché ha un valore aggiunto in termini di qualità. E’ il nostro punto di forza. Ma serve garantire questa qualità. E per averla dobbiamo curare i noccioleti. La cura della pianta è l'aspetto più importante da cui scaturisce tutto il resto".

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