Il caldo guida i consumi con buone vendite di frutta estiva, ma nelle città i grossisti devono fare i conti con lo svuotamento delle aree urbane. Va meglio per chi non è lontano da località turistiche. Questa settimana intervista a VeronaMercato e al Caat di Torino dove si registra il rallentamento delle ciliegie, tiene il prezzo la frutta estiva e quotazioni non elevate per gli ortaggi che vedono la presenza delle diverse produzioni locali.
A Verona bene le angurie da 40 cent a circa 1 euro
A VeronaMercato, il mercato ortofrutticolo veronese, l’estate si sente tutta, e lo conferma Luca Avesani, listinista del centro agroalimentare, che a myfruit.it parla di un mercato un po’ lento, ma anche dei prodotti che "vanno via" più degli altri. A iniziare dalle angurie. Avesani spiega che "le laziali viaggiano sui 0,45–0,50 euro il chilo", mentre "le lombarde tengono ancora il prezzo, siamo sui 0,60–0,80 euro il chilo". Le extra dalla Lombardia, come l’origine Sermide, arrivano anche a 0,90 euro il chilo.
Ancora tante ciliegie: dai 2 ai 6 euro il chilo
Il mercato delle ciliegie è invece saturo: "è un po' fermo", dice Avesani, ma i prezzi restano sostenuti. Le venete, calibri 30–32, costano 5 euro il chilo, mentre le extra dall'Emilia Romagna, come Vignola, superano i 6 euro il chilo. Luca spiega che i calibri più piccoli, il 24/26, si collocano su un valore di quasi 2 euro il chilo, mentre salendo al calibro 26/28 il prezzo raggiunge 2,50 euro. Le più grandi, il calibro 28/30, arrivano invece a 3,50 euro, confermando la differenza significativa tra le varie pezzature.
Scendono le quotazioni dei meloni, pesche e nettarine fino a 2,50 euro
Per i meloni, la situazione è cambiata rispetto alla settimana precedente: "Il retato era salito tanto a causa di un buco produttivo", racconta, "ma ora si è stabilizzato". I gialli invernali siciliani costano 0,70–0,80 euro il chilo, mentre i lisci italiani da un chilo/un chilo e due si collocano intorno a 1,70 euro il chilo. L’extra arriva a 2 euro il chilo, mentre il retato si ferma a circa 1,50 euro.
Passando alle pesche e nettarine, Avesani indica come origine Campania e Puglia: "Il calibro A è sui 1,30–1,40 euro il chilo". La doppia A si avvicina ai 2 euro, mentre la tripla A oscilla tra 2,30 e 2,50 euro”. Il prodotto extra può arrivare a 3 euro il chilo. .
Le albicocche mostrano una forte variabilità. "La varietà Gemma è ancora sostenuta", dice Avesani, "siamo sui 2,80–3 euro il chilo". La Portici scende a 2,20–2,30 euro, mentre la Pellecchiella del Sud Italia si colloca tra 2,30 e 2,50 euro il chilo. La Faraglia è più economica, intorno a 2–2,20 euro il chilo.
Uva senza semi sopra i 4 euro
Sul fronte dell’uva, "la Bianca Vittoria siciliana extra si attesta sui 3,50 euro il chilo, mentre l’uva nera Black Magic viaggia sui 3–3,20 euro il chilo”. La bianca senza semi, molto richiesta, arriva e supera i 4 euro il chilo.
Zucchine a 40 cent
Tra gli ortaggi, le zucchine venete — prodotto locale molto presente — si collocano tra 0,40 e 0,60 euro il chilo. Le calibro 7/14 restano vicine a 1 euro il chilo, mentre le più grosse, calibro 21/28, scendono a 0,35–0,45 euro il chilo. Le seconde categorie costano 10–20 centesimi in meno.
Pomodori: risale il Grappolo
I pomodori grappolo hanno subito un rialzo: "manca un po' di prodotto, quindi è salito di prezzo. L'origine Sicilia in doppio strato quota 1,40 euro il chilo. I datterini di prima categoria si muovono tra 2,50 e 2,70 euro il chilo, mentre l’extra può arrivare a 3 euro . Il Cuore di Bue italiano oscilla tra 1,10 e 1,20 euro il chilo, ma il Veneto resta più basso, tra 0,90 euro e 1 euro".
Capitolo peperoni: l’Olanda è praticamente ferma, racconta Avesani, "e non mandano più prodotto". Il risultato è un prezzo molto alto: 3,50–3,80 euro il chilo per il giallo e 3,50–3,60 euro il chilo per il rosso. Le produzioni italiane, come Sicilia o Lazio, risultano più competitive, con prezzi sotto i 2 euro.
Al Caat di Torino effetto esodo
Al Caat di Torino l’estate è entrata nel vivo, con un mercato che continua a offrire ampia disponibilità di frutta e ortaggi stagionali, nonostante una domanda che tende a rallentare. A spiegarlo è Giancarlo Giannusso, responsabile del listino prezzi del Centro Agroalimentare del capoluogo piemontese, che descrive un quadro in cui il caldo spinge molti consumatori verso le località turistiche, riducendo gli acquisti.
"Con queste temperature c’è meno domanda perché si stanno tutti dirigendo verso le zone turistiche, poi specialmente nel weekend, quindi la gente si sposta", osserva Giannusso, precisando però che l’offerta resta piena: "Abbiamo pesche, meloni, anguria, tutto quello che riguarda il periodo estivo. Stesso discorso per gli ortaggi".
La campagna delle ciliegie è ormai agli sgoccioli, anche se qualche settimana di prodotto è ancora disponibile. Le quotazioni variano molto in base al calibro: "Le ciliegie partono da calibri piccoli intorno ai 2 euro fino ad arrivare ai 5 per calibri più grandi". Per le albicocche, invece, la forbice dei prezzi dipende da varietà, pezzatura e confezionamento. Giannusso spiega che "possiamo avere prezzi che vanno da 1,30 a 1,50 fino ad arrivare a 1,8–2 euro… dipende molto dalle varietà", aggiungendo che "più o meno i prezzi sono da 1,5/1,7 fino a toccare intorno ai 2 o qualcosa in più".
Buona richiesta di angurie, i prezzi dei meloni
Le angurie, molto richieste con il caldo, mostrano differenze significative tra prodotto sfuso e selezionato. "Per un prodotto della Lombardia possiamo dire dai 60 agli 80 centesimi… possiamo trovare quotazioni anche a scendere, intorno ai 50–60", afferma Giannusso. Le angurie in padella, più selezionate, viaggiano invece "da 1 a 1,20 più o meno".
Anche i meloni presentano un quadro articolato. Il retato parte da "calibri piccoli intorno a 1 euro" e arriva, per le pezzature maggiori, "a 1,50 euro". Il liscio parte da "1,4/1,5 fino a toccare i 2 euro per calibri più grandi".
Ciliegini da 2 a 2,30 euro
Il comparto dei pomodori mostra una forte variabilità. I ciliegini si collocano "da 2 a 2,30", mentre il cuore di bue viaggia "intorno a 1,30–1,50". Il grappolo italiano si muove "da 1,20 fino ad arrivare a 1,40".
Le zucchine scure confermano un trend ribassista. Siamo sotto l'euro. Per i peperoni siciliani monostrato le quotazioni sono "1,5–1,7".
Il listino esotico
L’ananas Gold resta il protagonista del comparto: il prodotto standard da 6 pezzi Costa Rica in monostrato si colloca tra 1,60 e 1,80 euro il chilo, mentre la versione “maturazione in pianta”, più ricercata per aroma e dolcezza, sale a valori compresi tra 2 e 2,20 euro il chilo. Ancora più marcato il posizionamento dell’ananas via aerea, sempre Costa Rica, confezione da 7 pezzi, che raggiunge una fascia compresa tra 4 e 4,50 euro il chilo, confermando la natura premium di questa categoria.
Nel segmento avocado, il classico Hass peruviano mantiene una buona regolarità con quotazioni tra 4 e 4,50 euro il chilo, mentre il Pinkerton sudafricano si attesta su livelli leggermente inferiori, tra 3,20 e 3,50 euro.
Il frutto della passione colombiano si conferma tra i prodotti più costosi, con valori compresi tra 10 e 12 euro il chilo. Più regolare il lime brasiliano, che si muove tra 2 e 2,20 euro il chilo. I manghi mostrano una forte differenza legata all’origine: il prodotto brasiliano in monostrato da 8 pezzi quota tra 2,50 e 3 euro il chilo, mentre il mango messicano via aerea si colloca decisamente più in alto, tra 6,50 e 7,00 euro il chilo.
La papaia brasiliana mantiene una buona disponibilità, con la confezione da 6 pezzi che oscilla tra 4 e 4,20 euro il chilo, mentre la Formosa, più grande e selezionata, si posiziona tra 4,00 e 4,30 euro il chilo. La pitaya rossa colombiana conferma il suo ruolo di prodotto premium, con valori tra 7,50 e 8 euro il chilo. Chiude il quadro lo zenzero cinese, stabile su una fascia compresa tra 3,00 e 3,50 euro il chilo, sostenuto dalla domanda costante del settore Horeca.
Le quotazioni delle patate
La patata bianca italiana, venduta alla rinfusa in casse e con calibro 40-80, si colloca su valori compresi tra 0,80 e 0,85 euro il chilo, mantenendo una buona regolarità grazie alla disponibilità costante e alla domanda del settore horeca.
La patata gialla italiana rappresenta la quota più ampia dell’offerta. Il prodotto alla rinfusa in casse oscilla tra 0,65 e 0,70 euro il chilo, mentre la stessa tipologia confezionata in sacchi si posiziona leggermente più in basso, tra 0,60 e 0,65 euro il chilo, riflettendo il diverso costo di lavorazione e movimentazione. L’arrivo di prodotto olandese, sempre giallo e in sacchi, introduce un livello di prezzo più competitivo: le quotazioni si muovono tra 0,45 e 0,50 euro il chilo.
La patata rossa francese, anch’essa proposta alla rinfusa in sacchi e con calibro 40-80, mantiene un posizionamento intermedio, con valori compresi tra 0,65 e 0,70 euro il chilo. Si tratta di un prodotto apprezzato per la tenuta in cottura e per l’utilizzo professionale, che continua a trovare spazio nelle richieste dei grossisti.
Più origini per le cipolle
Le cipolle tonde bianche provenienti dall’India, calibro 40–60 e vendute alla rinfusa in sacchi, si collocano su valori compresi tra 1,30 e 1,40 euro il chilo, sostenute da una domanda costante e da una disponibilità regolare. Il prodotto australiano, sempre tondo bianco ma di calibro superiore (60–80), mostra un posizionamento più alto e raggiunge una fascia tra 1,60 e 1,70 euro il chilo.
Le cipolle tonde dorate olandesi, calibro 60–80 e confezionate in sacchi, rappresentano invece l’opzione più economica del paniere, con quotazioni che oscillano tra 0.50 e 0.60 euro il chilo, molto apprezzate dalla distribuzione per la loro versatilità e per la buona tenuta in conservazione. Più alto il posizionamento delle cipolle tonde rosse, sempre di origine olandese ma vendute in casse: il mercato le colloca tra 0.80 e 0.90 euro il chilo, grazie alla forte richiesta da parte della ristorazione e del retail specializzato.
Il segmento dei cipollotti mostra invece una dinamica diversa, legata alla freschezza del prodotto e alla vendita in mazzi. I cipollotti bianchi italiani si attestano tra 1,40 e 1,60 euro il chilo, con una domanda vivace che premia la stagionalità. Ancora più alto il valore dei cipollotti rossi di Tropea IGP, provenienti dalla Calabria, che si collocano tra 1,80 e 2 euro il chilo, sostenuti dal marchio di origine protetta e dalla riconosciuta qualità organolettica.