Logistica e Trasporti

25 giugno 2026

Ingorgo Hormuz, stilato il vademecum per uscirne

77

Può sembrare una contraddizione in termini, ma è proprio così: la prima regola per uscire dall'ingorgo che si è creato nello Stretto di Hormuz è non uscire. 

Almeno non da soli e non senza istruzioni. A dirlo è il vademecum diffuso dall’Organizzazione marittima internazionale delle Nazioni Unite (Imo) per gestire il gigantesco caos che si è formato in uno dei passaggi più strategici del commercio mondiale.

Nel suo documento l’Imo invita i comandanti a non avviare alcun movimento autonomo. In altre parole, si resta fermi fino a nuovo ordine. 

Sì, perché prima di rimettere in movimento migliaia di tonnellate di merci, petrolio e gas, bisogna ristabilire un ordine preciso in un’area dove ogni manovra improvvisata può trasformarsi in un nuovo rischio.

Il paradosso 

E così a Hormuz si è creato un paradosso: mentre oltre 11mila marittimi aspettano di poter lasciare la regione, centinaia di altre navi sono già in coda per entrare. 

Come riporta il Financial Times, che ha analizzato i dati satellitari dell’Agenzia spaziale europea, nei giorni scorsi erano 441 le grandi imbarcazioni ferme al largo di Sohar e Fujairah, sul lato orientale dello Stretto. In attesa ci sono petroliere, navi per il trasporto di gas naturale liquefatto e cargo commerciali senza carico, pronti a raggiungere i terminali della regione per rifornirsi.

Prima la sicurezza, poi la partenza

La cautela dell'Imo nasce dalla necessità di evitare una nuova congestione: in pratica l’attesa serve anche a ridurre i rischi legati alla presenza segnalata di mine e alle condizioni degradate della navigazione. In uno Stretto lungo poco più di 30 chilometri nel punto più stretto, un movimento simultaneo e non coordinato di centinaia di navi potrebbe trasformarsi in un ulteriore blocco.

Due corridoi per attraversare Hormuz

La ripartenza può avvenire attraverso due possibili direttrici. Una a nord, lungo le acque iraniane, e una a sud, nell’area coordinata dall’Oman.

Come chiarisce l’Imo nelle proprie indicazioni operative, il tradizionale sistema di separazione del traffico marittimo non potrà essere utilizzato. Le autorità hanno infatti segnalato criticità legate alla possibile presenza di mine e hanno predisposto corridoi specifici con istruzioni di rotta.

La scelta del percorso spetterà alle compagnie, che dovranno comunque effettuare una propria valutazione del rischio. 

Nella pratica, quindi, l’Imo fornisce il quadro generale, ma la responsabilità della sicurezza della navigazione resta affidata agli Stati costieri e agli operatori marittimi.

Tutti vogliono tornare a caricare

Mentre le navi bloccate aspettano il via libera per uscire, quelle senza carico si preparano a entrare. È l’altra faccia dell’ingorgo di Hormuz: una corsa ai terminali per recuperare il tempo perso.

In questo scenario, seppur con cautela, le compagnie hanno già iniziato a organizzarsi per la ripresa dei flussi. 

Lo Stretto resta un punto debole

La fine dell’emergenza operativa non risolve però la questione strategica. Lo Stretto resta un passaggio fondamentale e vulnerabile, dove si incrociano interessi economici e geopolitici.

Oman e Iran hanno ribadito la propria posizione sulla sovranità e sui diritti nelle acque territoriali dello Stretto, aprendo il tema della futura gestione della navigazione. Una prospettiva che preoccupa altri Paesi del Golfo, contrari a qualsiasi soluzione che possa sancire una predominanza di un singolo attore sul passaggio marittimo.

Il grande ingorgo navale sarà smaltito, ma la questione vulnerabilità resta: si è visto come una crisi locale può trasformarsi rapidamente in un problema globale.

Potrebbe interessarti anche