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30 marzo 2026

Hormuz bloccato, Suez torna a rischio: rotte in tilt

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Guerra, giorno numero 31. Nessuna risoluzione all'orizzonte, nonostante il presidente americano Donald Trump, su Truth, parli di “grandi progressi” nelle discussioni con “il nuovo regime di Teheran”. Il presidente americano ha però chiesto sua riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, minacciando interventi. 

Il che non ha scalfito Teheran, che ha invece ironizzato: "L'Iran ha risposto positivamente alle minacce di Trump e ha riaperto lo Stretto di Hormuz, ma solo per due petroliere cinesi!". Le autorità iraniane hanno infatti lasciato passare da Hormuz, nelle ultime ore, solo due portacontainer di proprietà ed equipaggio cinesi.

In altri termini, la crisi in Medio Oriente continua a colpire direttamente il trasporto merci globale, con un'aggravante: tornano a intensificarsi le tensioni nel corridoio Mar Rosso–Suez.

I numeri

Lo scenario è sintetizzato dai numeri. Al 30 marzo circa 130 portacontainer, per oltre 400mila teu di capacità, risultano ancora bloccate nel Golfo Persico dopo la sostanziale chiusura di Hormuz seguita agli attacchi Usa-Israele contro l’Iran. 

Le stime sono di Bimco, mentre dati basati su tracciamenti Ais indicano che fino al 10% della flotta globale è coinvolto tra navi ferme, deviate o costrette a riprogrammare le rotazioni. Secondo quanto riportato dall’agenzia Anadolu, considerando tutte le tipologie di navi commerciali, le unità bloccate o rallentate nell’area hanno raggiunto quota 1.900 tra il 20 e il 22 marzo.

Hormuz: passaggio chiave di fatto interrotto

La chiusura dello Stretto di Hormuz resta il principale fattore di rottura per il trasporto marittimo. Le restrizioni imposte dall’Iran, insieme al ritiro delle coperture assicurative war risk, hanno reso di fatto impraticabile il transito regolare. I pochi passaggi autorizzati, negoziati caso per caso, non modificano il quadro generale: la rotta resta instabile e ad alto rischio.

Per gli operatori, questo si traduce in una riorganizzazione forzata dei servizi. Le navi vengono deviate via Capo di Buona Speranza, con un inevitabile allungamento dei tempi di percorrenza tra Asia, Golfo ed Europa. Aumentano i costi legati al carburante e alla gestione delle rotazioni, mentre si moltiplicano i sovrapprezzi legati al rischio guerra, che in alcuni casi arrivano fino a 4mila dollari per container. 

Le supply chain che dipendevano dai porti del Golfo stanno cercando soluzioni alternative, tra hub esterni e trasbordi, ma con maggiore complessità operativa.

Mar Rosso e Suez: torna il rischio chiusura

In parallelo, si è riaccesa la tensione nel Mar Rosso, riportando sotto pressione anche il corridoio Bab el-Mandeb–Suez. La minaccia di nuovi attacchi da parte degli Houthi ha interrotto la fragile fase di normalizzazione delle rotte. Il precedente degli anni 2023-2025 pesa sulle decisioni operative: oltre 100 navi furono colpite in quel periodo, secondo ricostruzioni condivise da analisti e operatori del settore.

Anche in assenza, per ora, di una nuova escalation su larga scala, il rischio percepito ha già spinto diversi carrier a evitare nuovamente il passaggio via Suez, rafforzando le deviazioni alternative.

Due colli di bottiglia, un unico shock logistico

La combinazione tra uno Stretto di Hormuz quasi chiuso e un Mar Rosso instabile configura uno scenario di pressione simultanea sui due principali corridoi tra Asia ed Europa. Questo doppio collo di bottiglia genera effetti a catena sull’intero sistema logistico globale.

Le rotte si allungano, i tempi diventano meno prevedibili e aumentano le congestioni sulle vie alternative. In questo contesto, il mercato resta segnato da una sovra-capacità strutturale: secondo le previsioni di Bimco, la domanda di trasporto container è attesa in calo di circa il 5% nel 2026, mentre la flotta continua a crescere. Il risultato è un equilibrio fragile, con noli mediamente depressi ma soggetti a forti oscillazioni legate alle tensioni geopolitiche.

Trasporto aereo: il segnale dalla Spagna

Anche sul fronte aereo emergono segnali di irrigidimento. La decisione della Spagna di chiudere il proprio spazio aereo ai velivoli coinvolti nel conflitto - riportata da El País e confermata dal governo di Madrid - rappresenta un ulteriore elemento di complessità nello scenario logistico internazionale.

Nonostante alcuni segnali di apertura, come il via libera limitato al transito per alcune navi riportato da Reuters, la normalizzazione appare lontana. Le compagnie continuano a operare in un contesto di rischio elevato, mantenendo deviazioni e premi assicurativi.

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