Sagre e feste, degustazioni, festival, ma anche strade e itinerari, spazi didattici, musei: in Italia, Paese in cui il cibo riveste un ruolo economico e culturale di spicco, c’è tutto un mondo legato al sistema di Indicazioni geografiche che si sta dimostrando sempre più vivace e sempre più capace di mettere in rete produzione agroalimentare, esperienza turistica e politiche territoriali.
Nel 2025 il turismo Dop ha mostrato non sono un aumento in termini di quantità di iniziative ideate e messe in atto, ma soprattutto una maggiore consapevolezza del suo potenziale: da una pratica diffusa ma frammentata si sta evolvendo in un ambito riconosciuto, discusso, misurato e condiviso. Questo è quanto emerge dal secondo rapporto sul turismo Dop presentato da Fondazione Qualivita in collaborazione con Origin Italia che analizza iniziative e le azioni di sensibilizzazione legate a un totale di 620 prodotti Dop e Igp italiani. 367 i Consorzi coinvolti, a dimostrazione del loro ruolo di primo piano nel comparto, spesso in collaborazione con istituzioni e attori locali.
I dati del turismo Dop in Italia
Secondo i dati dell’Osservatorio turismo Dop, nel 2025 in Italia sono state 667 le attività realizzate, di cui 350 permanenti e 317 relative all’anno: si tratta di 73 attività in più rispetto al 2024, con un incremento del +12% in un anno. 60 le prime edizioni, iniziative e progetti avviati nel 2025. Il maggior numero di attività riguarda gli eventi: 292 in totale, 60 in più rispetto al 2024 per un +26% in un solo anno.
Un ruolo di primo piano hanno le sagre e le feste (147 attività, 31 in più del 2024) seguite dalle degustazioni (97 attività, + 19 sul 2024) , dai festival culturali (39 attività, +5 sul 2024) e dagli eventi sportivi (18 attività, + 3 sul 2024). Lungo la penisola esistono anche 197 infrastrutture permanenti di turismo Dop: 108 strade/itinerari, 39 spazi didattici, 27 musei collegati ai prodotti Dop o Igp.
Pur con una diversa concentrazione territoriale, il turismo Dop nel 2025 ha coinvolto, da nord a sud, tutte le regioni italiane Per 16 di esse, si riscontra un numero più alto di attività rispetto al 2024. In un settore così vitale anche il comparto ortofrutticolo gioca la sua parte. Rappresentando una risposta di valore per chi cerca autenticità, sapori e momenti da ricordare, tipicità e pratiche produttive diventano parte integrante dell’esperienza turistica, ne migliorano le performance e si dimostrano capaci di generare nuove risorse per le comunità locali.
Festa del marrone di San Zeno di Montagna Dop: alla ricerca di un'esperienza
La Regione che si mostra più attiva è il Veneto con 121 attività riferite a 72 prodotti Ig. È qui che, a pochi chilometri da Verona, si svolge ogni anno la Festa del marrone di San Zeno Dop, giunta ormai alla sua 22esima edizione, con ricadute significative per tutta la comunità locale: la festa porta visitatori, sostiene l’economia dei produttori, coinvolge le attività locali e contribuisce a mantenere viva una tradizione che ha anche un importante valore ambientale, legato alla cura dei castagneti.
“In pochi giorni riusciamo a far conoscere il marrone di San Zeno a un pubblico ampio e diversificato, raccontandone le caratteristiche, la qualità certificata e il lavoro che c’è dietro ogni raccolto - spiega il presidente del Consorzio di tutela Stefano Bonafini - Eventi come questo contribuiscono in modo concreto ad accrescere la consapevolezza del consumatore e a rafforzare l’identità del prodotto”.
Alla festa si affianca un lavoro costante sulla comunicazione, attraverso i social network e i rapporti con la stampa, che permette di mantenere alta l’attenzione sul marrone già a partire da qualche mese prima e di raggiungere pubblici sempre più ampi. “Il legame tra turismo e marrone è strettissimo. Chi arriva a San Zeno di Montagna non cerca solo un prodotto da acquistare, ma un’esperienza: il contatto diretto con i produttori, il paesaggio e la vista unici tra Monte Baldo e Lago di Garda, i profumi e i sapori dell’autunno”, aggiunge Bonafini.
Il marrone di San Zeno Dop
Il marrone diventa così ambasciatore del territorio e leva di attrattività turistica. Il pubblico è molto variegato: famiglie, appassionati di enogastronomia, visitatori dalla provincia di Verona ma anche da Trentino, Lombardia e Veneto. Non mancano turisti stranieri alla ricerca di autenticità, qualità e un’esperienza genuina. “Tra i punti di forza dell’evento - conclude il presidente - ci sono proprio questa autenticità, il forte legame con il territorio, la possibilità di acquistare direttamente dai produttori e le novità che ogni anno introduciamo per migliorare l’esperienza, senza perdere di vista la tradizione. La festa è, in definitiva, il momento in cui il marrone di San Zeno racconta sé stesso e il suo territorio in modo diretto e coinvolgente”.
Pera dell’Emilia Romagna Igp: il turismo Dop come nuova opportunità
88 le attività che si contano in Emilia-Romagna legate a 63 prodotti Dop o Igp, con il coinvolgimento di 29 Consorzi. Ampio il numero di sagre, feste e degustazioni. La pera dell’Emilia Romagna Igp, ad esempio, è stata protagonista e sponsor dell’edizione 2025 del Ferrara Food Festival. In prospettiva, l'obiettivo è aumentare le attività legate al comparto: “Il potenziamento del turismo Dop legato alla pera apre nuove opportunità: crediamo che il nostro territorio possa diventare una meta di riferimento per chi cerca eccellenze agroalimentari e esperienze autentiche", sottolinea a myfruit.it Giuliano Donati, presidente del Consorzio di tutela.
Simbolo di tradizione e innovazione, il prodotto punta a essere protagonista di percorsi turistici, eventi e degustazioni che coinvolgano visitatori da tutta Italia e dall’estero, contribuendo a rafforzare l’identità regionale e a sostenere il tessuto economico locale. "Lavoriamo ogni giorno affinché il nostro frutto sia non solo apprezzato sulle tavole, ma anche fonte di sviluppo e di cultura per la nostra terra”, conclude.
Giuliano Donati, presidente del Consorzio di tutela Pera dell'Emilia Romagna Igp
Diana (arancia rossa di Sicilia Igp): "Una scelta vincente per il futuro"
E così via, scendendo lungo la penisola si arriva in Sicilia dove si contano 38 attività di turismo Dop legate a 42 prodotti certificati. Intenso il lavoro in questo senso portato avanti dal Consorzio di tutela dell’arancia rossa. Recenti il Premio Arancia rossa di Sicilia Igp a Città della Pieve (in provincia di Perugia), con la città vestita di rosso tra vetrine e ristoranti, e il Festival di Slow Food a Lentini oltre a quello storico di Centuripe. A questo si aggiunge la presenza anche in eventi slegati dal mondo ortofrutticolo, come la Chianti Classico Collection a Firenze o la Primavera in Franciacorta, come partner dei rispettivi Consorzi di tutela.
“Accogliere visitatori significa offrire esperienze autentiche e creare un ponte tra cultura, gastronomia e agricoltura. L'indotto generato dagli eventi contribuisce a rafforzare la rete economica e sociale della zona", spiega a myfruit.it Gerardo Diana, presidente del Consorzio.
Gerardo Diana, presidente del Consorzio di tutela dell'arancia rossa di Sicilia Igp
Una strada dunque che va ulteriormente perseguita: “Siamo convinti che sia una scelta vincente per il futuro del Consorzio e del territorio. Per questo motivo, stiamo programmando nuovi progetti che favoriscano l'incontro tra produttori e visitatori, con l'obiettivo di consolidare la reputazione dell'arancia rossa e ampliare il mercato”.
Molte delle aziende affiliate al Consorzio inoltre promuovono itinerari enogastronomici dedicati che includono visite agli agrumeti, degustazioni guidate, laboratori sensoriali e percorsi culturali tra i borghi e le tradizioni delle aree di produzione. Da novembre a dicembre scorso inoltre in collaborazione con Origin Italia, l’arancia rossa siciliana è stata presente sia nelle lounge che nei voli di Ita Airways con marmellate e succhi.
Raffadali, dal Fastuca Fest al museo del Pistacchio Dop
Il prodotto Dop è sempre più interpretato come leva strategica di branding territoriale. Ne è un esempio Raffadali (Agrigento) che con il suo Fastuca Fest, promosso dal Consorzio del pistacchio di Raffadali Dop, riempie la città di showcooking, degustazioni guidate, laboratori didattici, incontri tecnici e momenti di intrattenimento. “Appuntamento fisso della terza settimana di settembre, è la vetrina più importante per far conoscere il prodotto, anche in sinergia con altre eccellenze”, spiega a myfruit.it il direttore del Consorzio Salvatore Gazziano.
Un evento sempre più internazionale grazie anche alla presenza di tour operator che programmano la presenza in loco in quelle date. “L’obiettivo è rendere Raffadali città del pistacchio, coinvolgendo operatori e trasformatori locali nell’uso del prodotto. La vicinanza con Agrigento e punti d’interesse già consolidati può aiutare a renderla più attrattiva anche dal punto di vista turistico. Questo ci permette di lavorare verso una sinergia di tutti al circuito della Dop”.
Il Consorzio sta lavorando anche all’organizzazione di visite per gruppi durante tutto l’arco dell’anno. “Siamo in contatto con dei tour operator interessati a proporre, già dalla prossima stagione, delle visite nei pistacchieti ”, spiega Gazziano. In un ottica di destagionalizzazione, è stata avviata in collaborazione con il Parco archeologico di Agrigento, la realizzazione del museo vivente del pistacchio di Raffadali Dop: già impiantate diverse centinaia di esemplari e sperimentata la presenza di visitatori, studenti e produttori di altre nazioni per spiegare l'intero processo produttivo. Un sistema di accoglienza e relazioni che, partendo dall’evento, si sta dunque ampliando.
Fastuca Fest 2025
Sagra del Ficodindia di San Cono: un rapporto identitario tra il prodotto e il territorio.
Tra gli eventi più longevi in Sicilia c’è poi la Sagra del Ficodindia di San Cono. “Nel 2026 celebreremo la 40esima edizione di una manifestazione che ha svolto un ruolo determinante nel processo di riconoscibilità del ficodindia sul mercato nazionale e internazionale - spiega a myfruit.it Emilio Grassenio, assessore al Turismo del Comune di San Cono e ideatore del nuovo format della sagra che punta a rafforzare sempre più il rapporto identitario tra il prodotto e il territorio. "Oggi San Cono, un piccolo centro di poco meno di tremila abitanti, è riconosciuto a livello nazionale e internazionale come la capitale del ficodindia”, sottolinea.
Di recente, la manifestazione si è arricchita con l’introduzione di masterclass, momenti di confronto scientifico, showcooking e il coinvolgimento di eccellenze del panorama agroalimentare italiano e internazionale. “L’obiettivo è trasformare la sagra in un vero e proprio festival delle eccellenze agroalimentari, capace di dialogare anche con il pubblico internazionale”, aggiunge.
Un momento della Sagra del ficodindia di San Cono 2025
Dop e Igp dunque non solo come strumenti di tutela ma come punto di forza per destinazioni rurali e interne. “Il ficodindia - spiega Grassenio - diventa un vero e proprio asset territoriale che consente di intercettare una domanda turistica sempre più orientata verso esperienze autentiche, legate alla scoperta dei sapori, dei profumi e delle tradizioni della Sicilia rurale. Parliamo di un turismo esperienziale e identitario, che trova nel prodotto agricolo certificato il punto di accesso privilegiato per conoscere un territorio, le sue comunità e le sue pratiche produttive”.
Rafforzando il posizionamento del frutto sul mercato e generando benefici indiretti per le aziende agricole locali, l'evento si inserisce nella catena di generazione di valore per l’intera filiera produttiva. "Il pubblico che intercettiamo - aggiunge - è quello tipico del turismo enogastronomico contemporaneo: un visitatore interessato ai sapori autentici della Sicilia, alla qualità delle produzioni locali e a forme di turismo lento. È un turista che ricerca esperienze genuine. La sagra diventa un’occasione di immersione nella cultura agricola e gastronomica della Sicilia interna”.
Le varie esperienze confermano l’affermarsi di una logica di rete. “È diventata una piattaforma di collaborazione tra istituzioni, associazioni, imprese agricole, operatori del settore gastronomico e realtà culturali del territorio. Questo ha permesso di trasformare la manifestazione in strumento strutturato di promozione territoriale e di valorizzazione dell’economia agricola”, conclude Grassenio.