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20 ottobre 2026

Dai mercati: blocco tir manda alle stelle pure i fichidindia

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Il blocco dei camion, come anticipato ieri,  sta sconvolgendo i mercati ortofrutticoli italiani. A Milano, dove opera l’imprenditore Salvatore Musso, titolare di Masterfruit e consigliere del consiglio direttivo di Ago che rappresenta i grossisti, la situazione è chiara: prodotti che fino a pochi giorni fa faticavano a trovare acquirenti oggi volano di prezzo. I fichidindia il caso più evidente, per esempio, hanno registrato un vero e proprio raddoppio. 

"Fino alla scorsa settimana erano un frutto che non decollava, ora sono schizzati alle stelle", racconta Musso. E non è un caso isolato situazioni simili per pomodori, agrumi, uva e molte altre referenze. Situazione simile nella gran parte dei mercati, l'osservatorio del Car di Roma ha analizzato la situazione. 

I prodotti esteri sostituiscono quelli italiani 

La conseguenza del blocco è immediata: si aprono le porte all’importazione. "Stanno entrando pomodori dalla Spagna, dalla Francia e quindi dal Nord Africa, ma anche da Turchia e Albania", spiega Musso. Una valvola di sfogo necessaria per evitare il collasso dell’offerta, mentre i prodotti italiani restano bloccati.

Musso sottolinea: "Prezzi confusi, serviranno giorni per tornare alla normalità"

L'imprenditore descrive un mercato in pieno shock: "È chiaro che tutti i prezzi di oggi sono caratterizzati da questa situazione di mancanza di prodotto. Anche se il Governo dovesse sbloccare tutto, bisognerà aspettare uno, due, forse tre giorni per vedere un minimo di regolarità. La confusione permarrà anche subito dopo lo sblocco dello sciopero".

Gli unici prezzi stabili, per ora, sono quelli delle merci che arrivano dal Nord Europa e dalla Spagna. "I prodotti di importazione hanno avuto poche variazioni".

Pomodori sempre alle stelle, il tondo regge grazie all’import

Il quadro più evidente riguarda i pomodori. che già da settembre sono alle stelle a causa delle ondate di calore. "Le varietà a piccola bacca – Ciliegino, Datterino, Piccadilly – sono quelle più colpite. Tra ieri e oggi oscillano tra 4 e 6 euro il chilo, con punte ancora più alte per le varietà colorate o particolari, come il datterino giallo o il ciliegino di Pachino". Insomma si è vicini anche ai 10 euro per il prodotto extra. 

Diversa la situazione del pomodoro tondo, dove l’importazione sta tamponando la crisi: "Il tondo liscio e il long life arrivano da Spagna e Francia, ma anche dal Marocco e dalla Turchia attraverso i Balcani. Le quotazioni sono rimaste in linea con la settimana scorsa: attorno ai 2 euro al chilo, poco più o poco meno".

Uva: mercato fermo, quotazioni impossibili

Anche l’uva è uno dei prodotti più colpiti. "Arriva prevalentemente dal Tavoliere delle Puglie e dalla Sicilia. Ma oggi non c’è tanto. Dare una quotazione è impossibile: manca il prodotto". Le poche partite presenti sono rimanenze della settimana precedente o frutto di qualche arrivo fortunato.

Fichidindia: il caso più eclatante, raddoppio del prezzo

Il frutto simbolo di questa crisi è il Bastardone, la varietà più pregiata del fichidindia. "È passato dai 2,50–3 euro il chilo fino a 5 euro. Un raddoppio netto". Anche il calibro piccolo, che faticava a superare 1 euro, ora vale 2 euro. "Offerta di chi aveva messo da parte qualcosa, ma soprattutto la mancanza di altri frutti". Eppure finora i fichidindia non avevano ottenuto una grande richiesta. 

Agrumi: limoni nazionali assenti, arrivano Mayer da Turchia e Primofiore da Spagna

La situazione dei limoni è altrettanto critica. "C’è assenza di prodotto nazionale. Le varietà del Sud – Verdello, Femminello, Interdonato – sono ferme sui camion". Nei mercati si vedono invece i limoni Mayer dalla Turchia e i Primofiore dalla Spagna. "Le quotazioni sono aumentate: si passa dall’euro scarso dei limoni sudafricani o argentini ai 1,50–2 euro dei prodotti europei. Dipende dal calibro e dalla colorazione: più è giallo, più vale".

Dal Nord le prime zucche di Halloween: il Nord salva la stagione

Unico segmento relativamente stabile è quello delle zucche di Halloween, provenienti da Piemonte, Romagna e Mantovano. "I prezzi restano attorno all’euro, con i frutti più belli che arrivano a 1,50 o 2 euro. Qui il Nord riesce a garantire continuità".

"Serve tempo per tornare alla normalità"

La chiusura di Musso è netta: "Il mercato è in tilt. Finché non si sblocca tutto e non riparte la logistica, sarà impossibile parlare di prezzi reali. Ci vorrà tempo".

Ricadute negative anche al Car di Roma, l'analisi dell'osservatorio 

Tensioni su disponibilità e prezzi anche al Car.  Scenario che emerge dall’ultima rilevazione dell'osservatorio CAR del  Centro Agroalimentare Roma, che segnala una crescente criticità negli approvvigionamenti ortofrutticoli destinati alla Capitale, dovuta all'incertezza sui tempi di percorrenza e gli alti costi operativi che stanno innescando un effetto a catena che impedisce alle aziende agricole di spedire le merci deperibili e minaccia il regolare arrivo di prodotti freschi sui mercati. L'emergenza, inizialmente concentrata in Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, si sta al momento estendendo ed è arrivata a colpire anche la zona meridionale del Lazio.

Sul mercato romano sono sempre più evidenti le mancate consegne di referenze cruciali provenienti dal Mezzogiorno, come peperoni, melanzane, uva da tavola e pomodori. L'Osservatorio rileva "una forte tensione sui prezzi all'ingrosso a causa della scarsità di prodotto: i pomodori siciliani Ciliegini e Piccadilly vengono commercializzati a quotazioni superiori a 5 euro, mentre i Datterini rossi raggiungono i 7,50 euro. Per compensare questi vuoti d'offerta, si registra un forte aumento delle importazioni, con pomodori tondi a grappolo dall'Albania venduti intorno ai 2 euro e peperoni dalla Spagna a 3,80 euro, alternative economicamente rilevanti ma che faticano a sostituire pienamente il prodotto per i consumatori attenti alla filiera italiana".

Le produzioni locali

A contenere parzialmente gli effetti di questo blocco logistico intervengono le produzioni locali di Lazio e Abruzzo con ortaggi a foglia, pomodori, melanzane e zucchine, che continuano a garantire una parte dell'offerta pur con quotazioni già elevate a causa dei danni del caldo estivo. "Tuttavia, un prolungamento delle proteste per il caro carburanti rischia di generare perdite economiche incalcolabili per i produttori del Sud, costretti a perdere i raccolti, e di scaricare ulteriori rincari sulla spesa alimentare dei cittadini romani. La distribuzione si trova oggi di fronte alla complessa sfida di mantenere la continuità delle forniture bilanciando disponibilità, qualità e convenienza economica". Così si legge nella nota. 

Le dichiarazioni di Giammaria e Pallottini 

“Tutela dei produttori e dei consumatori restano due obiettivi inseparabili. Dobbiamo salvaguardare l'equilibrio della filiera, garantendo alle aziende agricole la possibilità di vendere i propri prodotti e alle famiglie l'accesso a prodotti freschi e di qualità a prezzi sostenibili, un ruolo in cui il Car si conferma strategico per Roma” sottolinea il presidente, Valter Giammaria. 

“Non possiamo permettere che la crisi logistica e il caro carburanti pesino in modo incontrollato sulle tavole dei romani. Il nostro ruolo oggi è agire da scudo, monitorando i listini per garantire la tenuta degli scambi commerciali e provare ad arginare sul nascere ogni pressione sui prezzi, difendendo la spesa delle famiglie” commenta il direttore generale, Fabio Massimo Pallottini.  Lo scioperò finirà, ma le tensioni globali restano tutte per non parlare del cambiamento climatico che non si sta affrontando e con ulteriori innalzamenti della temperatura sarà difficile produrre  e avere prezzi idonei alla disponibilità economica delle famiglie.  

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