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13 ottobre 2026

Dai mercati: pomodorini fino a 8 euro, l'uva si vende poco

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Niente da fare: i pomodori restano con prezzi sostenuti e si vendono anche a 8 euro il chilo, sostenibili invece le melanzane che non superano 1,50 euro e le zucchine che quotano intorno all'euro. Alti anche i peperoni a causa di una virosi, c'è prodotto olandese e spagnolo sopra i 3 euro. Si vende poco l'uva nonostante l'offerta sempre più varia con la senza semi. 

Questa settimana focus sul mercato ortofrutticolo di Firenze la situazione generale è buona, ma le dinamiche cambiano molto da prodotto a prodotto. Il racconto è firmato da Aurelio Baccini, grossista vicepresidente Fedagro nazionale e presidente della federazione di Firenze, che ogni giorno osserva come clima, qualità e disponibilità influenzino le quotazioni. 

Pomodori fino a 8 euro il chilo

Sul fronte dei pomodori, Baccini conferma questa fase complessa: “Ci sono articoli che vanno più velocemente e altri di meno. I pomodori Pixel, i Piccadilly, i Datterini e i Ciliegini hanno quotazioni fuori dall’immaginazione”.

I prezzi oscillano “tra 5 e 8 euro il chilo, con differenze legate alla qualità. Il Grappolo olandese resta su livelli più bassi, intorno ai 2,5 euro, mentre Cuore di bue e Riccio fiorentino mantengono valori elevati”.

La pressione sui prezzi ha aperto anche a origini alternative. “In tempo di guerra ogni buco è trincea”, dice Baccini, spiegando che quando il prodotto italiano scarseggia si cercano soluzioni più economiche "naturalmente con qualità sufficiente”, anche se non sempre proponibili ai clienti più esigenti". Quelli che il pomodoro è e deve essere italiano. Questa dinamica è data dai problemi alla produzione, ma “ad incidere sono anche i costi di carburanti, imballaggi e riscaldamento delle serre”. Costi che secondo Baccini continueranno a sostenere una parte dei prezzi.

Melanzane e zucchine a prezzi più accessibili, il peperone sopra i 3 euro

Passando alle altre referenze, “melanzane e zucchine mostrano valori più accessibili, mentre il peperone è il prodotto più in difficoltà. Le virosi che hanno colpito le coltivazioni in Italia e Spagna hanno ridotto l’offerta: Il mercato si è ripulito e c’è pochissima disponibilità, si salva solo il California olandese e quello spagnolo, comunque sopra i tre euro”.

Insalate verso la normalità

Sul fronte delle insalate la situazione è più stabile dopo settimane con prezzi molto alti e tanto prodotto di origine straniera. “Le italiane mantengono prezzi regolari per la stagione, mentre l’Iceberg spagnola ha visto un calo grazie all’aumento della produzione". 

Uva? Si è venduta poco

L’uva è il prodotto che ha sofferto di più. “Quest’anno non s’è venduta. La qualità non è stata sempre all’altezza, complice il caldo estivo, e il consumo è rimasto basso. Le quotazioni si sono mosse tra 1,50/2,50 euro. Attenzione perchè l’80% è sotto i 2 euro, la senza semi tocca valori più alti ma non altissimi”. 

Agrumi a prezzi bassi

Gli agrumi chiudono una campagna difficile con prezzi bassissimi. “Limoni mai sopra i quindici euro a cartone, arance grandi ferme, mentre il calibro piccolo ha trovato più mercato”. 

Secondo Baccini, una parte della produzione destinata al Medio Oriente è stata dirottata su Europa e Stati Uniti, aumentando l’offerta e comprimendo i prezzi. Ora si affacciano i primi limoni italiani e spagnoli, con quotazioni più interessanti, e le prime clementine spagnole, ancora care ma in attesa della vera partenza della stagione. Il mercato di Firenze, conclude Baccini, “resta dinamico e reattivo, con oscillazioni che riflettono la qualità reale della merce e le difficoltà produttive”. 

Al mercato di Verona è tempo di Primofiore spagnolo

La Spagna è presente con il limone Primofiore, oltre che con il Verna. Il Primofiore, pezzatura 58–63, si posiziona su valori più alti, con una media di 1,9 euro e un intervallo tra 1,8 euro e 2 euro. Il Verna, nella pezzatura 63–68, si colloca invece su una fascia più contenuta, con una media di 1,5 euro. 

La Sicilia è pronta con il Primofiore ma è ancora presente con le varietà Bianchetto e Verdello. Il Bianchetto, confezionato a più strati e con pezzatura 58–63, si colloca su valori medi di 1,5 euro, con un minimo di 1,4 euro e un massimo di 1,6 euro. Il Verdello, nella stessa pezzatura, mantiene una quotazione leggermente più bassa, con una media di 1,4 euro. Nella pezzatura superiore, 63–68, il Verdello sale a una media di 1,5 euro, confermando che il calibro più grande continua a essere premiato dal mercato.

Ancora presente il Sudafrica  con la varietà Eureka, confezionata a più strati e con pezzatura 58–63. Le quotazioni sono decisamente più basse: il prezzo medio è di 1 euro, con un minimo di 0,9 euro e un massimo di 1,1 euro. 

Origine spagnola e sudafricana per le clementine nel mercato veneto

La Spagna guida l’offerta con la varietà Clemenruby, molto richiesta per la pezzatura regolare. Le partite più piccole, tra 50 e 54 di calibro, si collocano su valori medi intorno ai 2,30 euro il chilo, mentre le pezzature intermedie, tra 54 e 58, salgono leggermente e si attestano sui 2,50. Le referenze più grandi, tra 58 e 63, mostrano quotazioni più alte, con una media di 2,70. Le confezioni a più strati con foglie, destinate a un segmento più selezionato, raggiungono quasi i 3 euro confermando la tendenza del mercato a premiare il prodotto più curato.

Accanto alle Clemenruby compaiono anche le clementine Comuni spagnole, che si posizionano su valori medi di 2,60. Il Sudafrica entra in scena con due varietà: Nadorcott e Tango. La prima si distingue per un prezzo decisamente più basso, con una media di un 1,50 euro il chilo. La Tango sudafricana si colloca leggermente più in alto, intorno a un 1,70, ma resta comunque su valori contenuti.

Castagne: Italia e Cile tra qualità, pezzature e differenze di prezzo

Al mercato ortofrutticolo di Verona la stagione delle castagne entra nel vivo nonostante le temperature più estive che autunnali con una presenza articolata di prodotto italiano e cileno. Le quotazioni mostrano una struttura chiara: la pezzatura, l’origine e il confezionamento determinano differenze sensibili.

Le castagne italiane comuni rappresentano la base del mercato. Nella pezzatura 60–65 unità, il prodotto alla rinfusa si colloca su valori medi di 3,5 euro. La pezzatura più grande, 48–50 unità, sale invece a una media di 4,1 euro. Nella fascia più piccola, 80–85 unità, il prezzo scende sensibilmente e si attesta su una media di 2,1 euro, confermando la forte incidenza della pezzatura sulla valorizzazione commerciale.

Accanto al prodotto alla rinfusa compaiono anche le castagne italiane confezionate in sacchi da 5 chili, sempre nella pezzatura 48–50 unità. Qui la quotazione cresce ulteriormente, con una media di 5 euro.

Il Cile è presente nel mercato con due referenze di castagne Comuni. Nella pezzatura 60–65 unità, il prezzo medio è di 4,9 euro, valori superiori a quelli del prodotto italiano di pari calibro. Nella pezzatura 70–75 unità, la quotazione scende leggermente e si stabilizza su una media di 4,4 euro, mantenendo comunque un posizionamento più alto rispetto alle castagne italiane più piccole.

Chiude il quadro il marrone del Lazio, sempre alla rinfusa e con pezzatura 50–55 unità. La quotazione è stabile su una media di 4,1 euro,. 

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