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Fruttivendoli e non solo

Ortomercato Brescia. Il nuovo progetto si chiama Mab

Ortomercato di Brescia
Redazione
Autore Redazione

“Mercato Agroalimentare Bresciano”. È il nuovo progetto di Brescia Mercati per rilanciare l’Ortomercato cittadino. Sarà una vetrina dell’agroalimentare italiano in accordo con produttori e Gdo.

Come il bellissimo Markthal di Rotterdam o l’efficiente Mercabarna di Barcellona. O, rimanendo in Italia, come il nuovo Caab di Bologna, appena inaugurato. L’edizione locale di Brescia del Corriere della Sera svela in anteprima il nuovo progetto studiato da Brescia Mercati insieme ad un pool di esperti per la creazione di un “polo logistico industriale per l’agroalimentare” che rivoluzionerà l’attuale ortomercato di Brescia e si estenderà fino all’ex tubificio Pietra di via Orzinuovi. È il Mab, il “Mercato Agroalimentare Bresciano

Al suo interno nascerà una sorta di vetrina di tutto l’agroalimentare nazionale e internazionale, dall’ortofrutta al latte, dai formaggi alla filiera ittica e del suino, passando per le specialità dei laghi e delle valli del territorio. Il tutto creando accordi con produttori agricoli italiani e internazionali e la grande distribuzione organizzata. Una vera e propria città del cibo, con un centro di lavorazione alimentare interno e servizi aperti anche ai privati.

Un progetto sicuramente molto ambizioso, ma considerato necessario per rianimare una struttura non più al passo coi tempi e che deve movimentare più merci di quelle attuali (75 milioni di chili nel 2015, in calo di 36 milioni rispetto al 2011).

Brescia Mercati deve diventare una moderna piattaforma logistica e di manipolazione di prodotti, in grado di erogare servizi come quelli della logistica avanzata, movimentazione e lavorazione delle merci. Non può restare un mero intermediario di spazi”

si legge nella presentazione del progetto citato dal Corriere.

Ma, sottolinea ancora il Corriere, con quali risorse sarà possibile realizzarlo?

Il Mab si estenderebbe su un’area di 800mila metri quadrati. Servono 20 milioni di euro, 6,3 solo per acquisire l’area comunale, altrimenti, si legge nello studio, il canone di affitto, dagli attuali 56mila euro all’anno deve necessariamente essere ridotto. Tra le forme progettuali da seguire, sostiene sempre il rapporto, ci potrebbe essere “l’aggregazione tra soggetti privati e pubblici, nello strumento del Partenariato Pubblico Privato (Ppp)” attraverso finanziamenti dell’Ue.

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