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Retail

La marca del distributore cresce e democratizza il consumo

Nel 2021 il settore ha registrato un fatturato di 11,7 miliardi di euro

Va forte la marca  del distributore: negli ultimi 18 anni è cresciuta tre volte più che l’industria  alimentare.  Un bel salto  e sono importanti le ripercussioni di questo balzo che oggi pesa per il 60% nella crescita  del settore alimentare e incide per l’8% sul fatturato  totale dell’industria pari a 8,5 miliardi di euro. Questi i riscontri numerici di una filiera nata per offrire prodotti a basso costo, oggi in evoluzione verso una sempre maggiore qualità,  che oggi ha conquistato la gran fetta dei consumatori: il 95% delle persone conosce la marca del distributore. Nel 2021 il settore ha registrato un fattore di 11,7 miliardi di euro. Numeri e analisi presentati oggi  a Bologna, alla Fiera Marca durante il convegno di apertura dove è stato diffuso lo studio a cura di The European House -Ambrosetti.

Mai senza Marca

Non si può rinunciare alla propria marca. Un italiano su quattro sceglie  il suo punto vendita per l’offerta della marca.  Ancora i numeri confermano:  il 76% acquista prodotti a marca e il 43% dichiara di acquistarla in prevalenza. Nando Pagnoncelli di Ipsos ha sottolineato nel suo intervento come  la marca porti alla “democratizzazione della qualità, prima confinata ad ambiti specifici. La marca ha reso accessibile ad una platea più ampia i prodotti di qualità”.

Dalla ricerca dell’istituto guidato da Pagnoncelli emerge un dato interessante sul biologico ovvero la marca permette di aumentare vendite e  consumi bio.  Significa che un paniere di prodotti – e qui l’ortofrutta gioca un ruolo fondamentale –  grazie alla marca  riesce ad uscire dai confini stretti dalla nicchia. E Pagnoncelli sottolinea  che oltre “il risparmio e la convenienza, oggi si aggiungono altri elementi come la tipicità, il prodotto salutare, la valorizzazione delle tradizioni e dei piccoli produttori locali. Se la marca va in questa direzione intercetterà questi bisogni ed esigenze”.  In altri termini la marca oltre che essere conveniente deve offrire sicurezza alimentare, benessere, cose buone e sostenibilità. E l’ortofrutta? Nei freschi – carne e ortofrutta  soprattutto – l’acquisto di marca sfiora il 60%. Nel suo intervento  Valerio De Molli, Ceo di Ambrosetti, ha sottolineato:  “Anche i consumatori riconoscono il percorso di evoluzione strategica affrontato dalla marca del distributore: da una produzione tattica  ad una strategica, con un’offerta ad alto contenuto di innovazione e sostenibilità”.

Pedroni: “Crescerà la qualità”

Marco Pedroni, presidente ADM, ha raccolto l’assist di Pagnoncelli  sul mutamento verso la qualità  della marca del distributore: “Si deve puntare sui prodotti free from e sul  biologico. In questi anni la qualità  è cresciuta e continuerà a salire.  Andiamo avanti. Lo sviluppo  della marca è necessario per dare una risposta in termini di  convenienza  e qualità insieme perchè  non c’è concorrenza  tra questi due elementi. Si tengono insieme e sono uno strumento utile per le famiglie che hanno bisogno, anche per loro  c’è la necessità di un acquisto di qualità”.

Il ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli ha criticato la politica Ue: “Se non capisci che è necessaria la crescita di produzione.  Ci sono 10 miliardi di persone da sfamare,  bisogna far percepire alla Ue  che la diminuzione della produzione agricola non è compatibile. La Ue deve sospendere anche le misure che lasciano il 10% di aree a riposo, si deve ricominciare a produrre vista la tensione internazionale. Potremo avere dei problemi”. C’è da stare attenti. L’assessore regionale allo Sviluppo economico dell’Emilia-Romagna Vincenzo Colla ha sottolineato l’importanza delle competenze: “soprattutto oggi dove assistiamo all’ibridazione delle filiere”. Non basta saper fare in un solo campo.

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