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Prodotti

“Frutta estiva, tra incognite e ottimismo”

Zanelli (Apofruit): “Dopo due anni di carenza torniamo a volumi interessanti. Alta l’attenzione su consumi e manodopera”

“Dopo due anni di carenza torniamo a quantitativi interessanti per la frutta estiva, in particolare ciliegie, nettarine e albicocche. Al momento prevediamo volumi regolari per tutta la stagione”. Esordisce così Mirco Zanelli, direttore commerciale di Apofruit, che a myfruit.it spiega: “Le varietà precoci hanno sofferto un po’ perché colpite da qualche ritorno di freddo durante la fioritura. Ora siamo cautamente ottimisti“.

In ritardo, ma crescono le richieste

“Siamo in ritardo di sette-dieci giorni per via dell’andamento climatico – prosegue il manager – Quest’anno, complessivamente, stando ai dati finora disponibili notiamo che, in Europa, non ci sono volumi abbondanti. Al contempo abbiamo avuto diverse richieste da clienti che negli anni scorsi non erano più presenti in Italia. Il che, naturalmente, ci fa ben sperare in termini di programmazione“.

L’incognita consumi

Il punto dolente sono i consumi. L’incertezze politiche, sommate a due anni di pandemia, generano cautela nei consumatori. “Siamo consapevoli dei consumi in calo – aggiunge Zanelli – Per via dell’aumento dei costi energetici l’attenzione delle famiglie è alta sugli aspetti economici. Inoltre occorre ridistribuire i volumi che prima del conflitto bellico andavano a Est. Le incognite ci sono, soprattutto per quei prodotti ad alto valore di vendita, come le ciliegie, che sono percepite come un prodotto elitario e dunque soggette a un’attenta e ponderata valutazione del consumatore”.

I costi di produzione e la carenza della manodopera

Lato produzione, la situazione è nota. L’aumento dei costi energetici e delle materie prime è pesante, i produttori rischiano di essere, ancora una volta, l’anello debole della catena. “Occorre massimizzare quanto più possibile per garantire agli imprenditori agricoli la giusta remunerazione – conclude Mirco Zanelli- Gli effetti di due anni difficili si vedono, in Emilia Romagna, rispetto al 2019, sono diminuiti gli ettari di frutteti in produzione. E poi c’è la preoccupazione per la carenza della manodopera. Ma il prodotto quest’anno c’è, restiamo ottimisti”.

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