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Il Big Bang della frutticoltura e il futuro che l’aspetta

Nasce il Centro internazionale delle filiere frutticole, un incubatore di innovazioni a disposizione della filiera

Il Big Bang della frutticoltura: la Storia, il Futuro” è il titolo del convegno organizzato sabato scorso a Massa Lombarda (Ravenna) dalle Università di Milano e Alma Mater di Bologna, per ricordare il valore economico e sociale della frutticoltura specializzata in questo territorio e non solo.

Come ha ricordato Luca Corelli Grappadelli (ordinario dell’Università di Bologna), “il concetto di Big Bang è più appropriato di rivoluzione, perché si riferisce a una nascita, mentre una rivoluzione cambia scenari che esistevano già. Nel caso della frutticoltura, quella specializzata (che veniva chiamata industriale fino agli anni ’80 del secolo scorso, ndr) semplicemente non c’era, non solo in questi territori, ma in tutto il mondo. E quindi, il parallelo con la nascita è legittimo”.

E, come nel Big Bang che ha originato l’Universo, che ancora si espande, anche la frutticoltura da Massa Lombarda si è espansa a tutta l’Italia, prima, e al resto del mondo poi. “Riconoscere questo è importante – ha aggiunto Corelli – perché, se nascendo ha avuto tanta fortuna, ci si aspetterebbe che, ora che c’è, facesse ancora meglio!”.

I lavori sono inziati con i saluti di Silviero Sansavini, professore emerito dell’Alma Mater Università di Bologna, che ha ricordato il ruolo strategico della cittadina ravennate nello sviluppo della frutticoltura moderna. “Malgrado la crisi che vive il comparto in Italia, la coltivazione del pesco nel mondo cresce e crescono i consumi, a cominciare da alcuni paesi asiatici e del nord Africa. Il futuro sarà di chi saprà fare qualità, accettata e accessibile da parte del consumatore – ha detto Sansavini – Insomma, la coltura del pesco si farà dove conviene farla, con il valore aggiunto del territorio, delle tipologie di pesco, dei servizi e così di seguito”. Una cosa è certa: le decisioni da prendere dovranno (ri)mettere la ricerca in primo piano, dalla innovazione varietale alle tecniche colturali, fino all’introduzione di sistemi digitali e di tecnologie di ultima generazione.

Una storia lunga mille anni

Dalle origini cinesi ai punti oscuri legati alla biodiversità del pesco, fino al sistema economico passato, presente e futuro rappresentato dalla frutticoltura specializzata e agli aspetti salutistici della frutta, le relazioni che si sono susseguite hanno sottolineato due aspetti: l’importanza economica e sociale della frutticoltura  moderna e la necessità di non perdere il patrimonio di storia, esperienze e valori legati al comparto.

Proprio in quest’ottica, Daniele Bassi, ordinario dell’Università di Milano, ha annunciato la nascita del Centro internazionale delle filiere frutticole (CIIFF) che fungerà da innovativo strumento di valorizzazione dei sistemi produttivi. “Una rete virtuale – ha spiegato Bassi – che opera grazie a relazioni accademiche, professionali, scientifiche, fisicamente incontrabile nel Centro espositivo che troverà collocazione nella sede della nuova Laurea professionalizzante in Meccatronica, che prenderà il via a settembre 2022 a Lugo e che, per brevità, chiameremo Casa della frutticoltura. Una rete che riceve richieste ed elabora proposte, alla quale parteciperanno Organizzazioni di produttori (Op) e grandi aziende cooperative e private, vivaisti e fornitori di mezzi tecnici e servizi”. Tra questi spicca già il nome di Unitec che metterà a disposizione la sede.

Nella tavola rotonda conclusiva, dedicata a “Innovazione per uscire dalla crisi della peschicoltura romagnola“, Angelo Benedetti (Unitec), Gianni Ceredi (Apofruit), Ugo Palara (Agrintesa) e Mattia Ridolfi dell’omonima azienda agricola hanno analizzato lo stato dell’arte. Unanimi le conclusioni:  negli ultimi 10 anni la produzione di pesche in regione si è dimezzata, e questo potrebbe anche indicare l’inizio di un rilancio. Ma serve la necessaria programmazione, un assortimento varietale poco dipendente dalle varietà straniere, elevati standard qualitativi e innovazione tecnologica. Senza dimenticare l’importanza strategica del trasferimento dell’innovazione, una sorta di extension service, e una stretta collaborazione lungo la filiera, in particolare con la Grande distribuzione organizzata.

In definitiva, la frutticoltura romagnola e, in particolare, la peschicoltura non si arrendono alla crisi.

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