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Focus del mese Prodotti

Patate, Naturveneta: “Esportiamo il nostro modello produttivo al sud”

Due gli obiettivi: accrescere la presenza del marchio nell’area centro-meridionale e coprire la domanda di prodotto italiano tutto l’anno

Cristina Ferrarese, responsabile commerciale Naturveneta

Un progetto di de-regionalizzazione arriva dal marchio Naturveneta. Più di uno i benefici attesi, a cominciare dalla maggiore presenza nella Gdo delle regioni del centro-sud.

“Al fine di incrementare la nostra produzione di patate e di accrescere la nostra presenza nell’area centro-meridionale – esordisce Cristina Ferrarese, responsabile commerciale di Naturglobe, azienda che gestisce il brand  – i titolari Riccardo e Gianmarco Peruffo hanno fatto investimenti in Puglia. L’obiettivo è esportare il nostro modello di filiera controllata anche al di fuori del Veneto”.

Riccardo e Gianmarco Peruffo, titolari di Naturglobe

Dove, a oggi, sono 140 gli ettari coltivati a patate, a cui si affianca la produzione di carote e zucche, anch’essa commercializzata con il marchio Naturveneta. Il quartier generale di Roveredo di Guà (Verona) copre una superficie complessiva di 30mila metri quadrati, di cui settemila tra celle frigo e confezionamento: “Dalla semina alla commercializzazione – aggiunge Ferrarese – siamo realmente presenti a ogni step della filiera. Nei prossimi due anni contiamo di aumentare la superficie coltivata in Veneto, l’obiettivo è raggiungere quota 200 ettari. Nel frattempo è in corso anche un’espansione dell’area di lavorazione. Abbiamo annesso alla struttura storica circa tremila metri quadrati di area coperta, la quale è stata dotata di macchine nuove ed efficienti, il che ci permetterà di essere più efficienti anche in termini energetici“.
E poi c’è il progetto Puglia.

Da 40 ettari a 100 in due anni

A oggi gli ettari coltivati in Puglia, nella provincia di Brindisi, sono 40, ma l’obiettivo è di incrementarli in pochissimo tempo: “Già nel 2022 – prosegue Ferrarese – contiamo di arrivare a 100 ettari”. Il core business resta quello delle patate, l’obiettivo della de-regionalizzazione è triplice. Verrà incrementata la presenza del marchio Naturveneta presso le insegne del centro e sud italia, si ottimizzerà la logistica e si ridurrà l’impatto ambientale delle attività, sia in termini di spostamenti, sia in termini di riduzione dei consumi energetici: “Nel nuovo impianto – puntualizza la manager – abbiamo adottato macchinari all’avanguardia“.

L’impianto insiste su una superficie di 20mila metri quadrati, di cui tremila sono occupati dalla piattaforma per lo stoccaggio e il confezionamento del prodotto. Quanto a quest’ultimo aspetto, Ferrarese precisa: “Stiamo ripensando i nostri packaging in chiave eco-sostenbile. Stiamo impiegando meno plastica e stiamo riducendo le dimensioni dei nostri imballaggi, consci anche del boom dell’e-commerce, che chiede confezioni più piccole. I nuovi macchinari di cui è dotata l’area di confezionamento sono in grado di produrre imballaggi in carta, dunque del tutto riciclabili“.

Prodotto italiano 365 giorni l’anno

Per un discorso varietale, l’espansione al sud dovrebbe sortire un altro beneficio, quello dell’incremento di prodotto italiano durante l’arco dell’anno: “Come molti altri produttori italiani – spiega Ferrarese – al momento abbiamo uno stop produttivo di tre-quattro mesi all’anno, il che ci costringe a coprire la domanda di mercato con il prodotto estero. Con i nuovi investimenti in Puglia contiamo, in tre anni, di avere il 95% di prodotto italiano. Le patate pugliesi, rispetto a quelle venete, sono precoci, il che ci permetterà di arrivare sul mercato prima”.

Il futuro? Nuove referenze ed estero

Il progetto di espansione di Naturveneta non è comunque limitato ai nuovi investimenti al sud: nel futuro il marchio veneto desidera incrementare il numero di referenze e vorrebbe esportare i propri prodotti all’estero: “Al momento siamo molto concentrati sul progetto di espansione sul territorio nazionale – conclude Ferrarese – Ma, previo studio approfondito del mercato, abbiamo in mente di varcare i confini italiani e di legare il nostro brand, oltre che a patate, zucche e carote, anche ad altre referenze tipiche venete. Non escludiamo di partire con il radicchio”.

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