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Nocciole, Coldiretti torna a denunciare il caporalato su quelle turche

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“A circa tre anni dall’approvazione della legge sul caporalato, l’esperienza dimostra che la necessaria repressione da sola non basta ed è invece necessario agire anche sulle leve economiche che spingono o tollerano lo sfruttamento”.

Iniziano così le considerazioni di Coldiretti sulla questione del caporalato, che produce di fatto, tra le diverse conseguenze nefaste, anche una concorrenza sleale sui prezzi dei prodotti agroalimentari. Da questo paniere non sono escluse neppure le nocciole di provenienza turca. Coldiretti invita infatti a fare attenzione alle “importazioni low cost da Paesi a rischio, dove viene addirittura sfruttato il lavoro minorile”, come nel caso del “riso asiatico, dell’ortofrutta sudamericana, fino alle nocciole turche che fanno concorrenza sleale alle imprese impegnate a garantire la tutela del lavoro, del territorio e della sicurezza alimentare. Quasi 1 prodotto alimentare su 5 importato che arriva in Italia – prosegue Coldiretti – non rispetta le normative in materia di tutela della salute, dell’ambiente o dei diritti vigenti nel nostro Paese, dove giungono spesso con agevolazioni anche grazie agli accordi preferenziali stipulati dall’Unione Europea.  E’ necessario che dietro tutti agli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro. Non è accettabile che alle importazioni sia consentito di aggirare le norme previste in Italia dalla legge nazionale sul caporalato.

E’ importante l’annuncio del Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede al recente incontro promosso da Coldiretti di voler portare all’approvazione del Consiglio dei Ministri le proposte di riforma dei reati alimentari presentate dall’apposita commissione presieduta da Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie promosso da Coldiretti, ma è anche necessario arrivare al più presto al recepimento della direttiva (UE) 2019/633 in materia di pratiche commerciali sleali del 17 aprile 2019 per ristabilire condizioni contrattuali più eque lungo la catena di distribuzione degli alimenti, con l’introduzione di elementi contrattuali e sanzionatori certi rispetto a prassi che finora hanno pesantemente penalizzato i produttori”.

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