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Carciofo spinoso sardo in ripresa e ora al via anche la IV gamma

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Rinascita. Questa la parola chiave della campagna per il carciofo spinoso in Sardegna dopo la difficile scorsa stagione. Dal milione e mezzo di capolini dell’anno scorso ai 4 milioni e mezzo stimati quest’anno. Si ritorna alle medie storiche.

I primi numeri e le previsioni  sulla campagna ci vengono offerti da Carlo Cherchi, direttore del Consorzio di Tutela del Carciofo Spinoso Sardo D.O.P. che vuole restare cauto, ma i primi dati autorizzano l’ottimismo. “I presupposti sono buoni, la commercializzazione a metà Gennaio ha registrato volumi interessanti rispetto all’anno scorso che è stato disastroso. C’era veramente poco prodotto. Quest’anno è ripresa la produzione”.

Buona la qualità

Finalmente si ritorna ai numeri conosciuti. E sul fronte qualità ? “Possiamo dire che è molto alta – risponde deciso il direttore Cherchi -. Non conosco il motivo preciso, si tratta sempre di un’enigma. Le analisi organolettiche dicono che il livello dei polifenoli è altissimo e questa è una buona notizia, poi si è registrato un livello di carboidrati mai visto ovvero doppio rispetto alla media degli ultimi anni e stesso discorso per gli zuccheri”.

CarciofoSpinosoSardoDop_2Il carciofo spinoso si vende al Nord, ma sta conquistando l’Emilia-Romagna

La campagna ha preso il via a dicembre e continuerà fino ad aprile/maggio mentre per quanto riguarda la commercializzazione si ha un’area ben delimitata: “Oltre la Sardegna lo spinoso si vende e si consuma nel Nord Italia – spiega il direttore – e più precisamente in Liguria, Piemonte, Lombardia e in quest’ultimi anni ci si è allargati all’Emilia-Romagna”.

Si punta a creare valore con la ristorazione 

Si è avviato poi un processo di valorizzazione che apre  interessanti scenari. A iniziare dalla promozione che lega il prodotto alla cucina. “Dal 7 al 23 febbraio a Breganzona ( Canton Ticino ) al ristorante l’Argentino per due settimane si fanno conoscere le ricette che vedono insieme tre eccellenze sarde: agnello, olio e appunto il carciofo”.

CarciofoSpinosoSardoDop_Spinosello

Spinosello

Finalmente la IV gamma con Spinosella e Spinosello

Il mondo del carciofo spinoso sardo ha poi introdotto una grande novità sul mercato: la IV gamma. Il prodotto prende il nome di Spinosella e Spinosello, firmato dalla Cooperativa Casu di Valledoria. Siamo in provincia di Sassari e in uno dei territori protagonisti della cultura del carciofo spinoso. “Siamo riusciti con un grosso investimento ad individuare un metodo che blocca l’ossidazione che non permetteva, anche per un fattore estetico, di avere la IV gamma”. Parole orgogliose di Antonio Casu, presidente dell’azienda, ma pure presidente del Consorzio di Tutela, con 80 anni di storia, 60 ettari dedicati ad uno dei simboli dell’agricoltura sarda, 20 dipendenti e il maggior produttore di Carciofo spinoso DOP. “Il carciofo è affettato e pronto all’uso sia per il consumo fresco sia per la cucina. Vinta la sfida tecnologica ora puntiamo al miglior lancio sul mercato”.  Il prodotto è distribuito in esclusiva da Di Pilato Giovanni & Figli srl.

Insalata e carciofo tagliato a spicchi e con residuo zero

Vediamo i due prodotti: Spinosella è un’insalata di carciofo pronta al consumo, offerta in una vaschetta da 110 gr. Spinosello, invece, è un carciofo tagliato a spicchi proposto  in un packaging da 120 gr. La shelf-life è di 7 giorni, a temperatura refrigerata. Un altro dato di valore è  la certificazione Residuo Zero. 

Nuovi cloni per recuperare i danni della monocoltura

Buone notizie e novità per il carciofo spinoso ma in alcune zone dell’isola, in particolare nel Campidano ovvero la pianura del sud Sardegna, si coltivano altre varietà come per esempio la romanesca che trova sbocco commerciale nel Lazio. Come ci racconta Martino Muntoni dirigente dell’ente di ricerca Agris: “Sono delle scelte commerciali. Noi ci occupiamo in particolare della ricerca e per far fronte ai problemi creati dalla monocultura abbiamo selezionato tre cloni – Agris 1 2 e 3 -che poi abbiamo diffuso tra i produttori. Questi non fanno la rotazione perché la coltura del carciofo è quella che da più reddito. Stiamo lavorando ad individuare rotazioni economicamente sostenibili anche dal punto di vista economico”.

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