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Volano le esportazioni per Sant’Orsola

Fragole, piccoli frutti e ciliegie tardive piacciono a russi e arabi. Prime spedizioni anche in Cina

È la nuova parola d’ordine dell’agroalimentare italiano: export. Ovviamente anche il settore ortofrutticolo è sensibile all’argomento e lo sforzo di molte aziende del settore oramai è rivolto non solo a consolidare, dove è possibile, i mercati esteri storici e tradizionali, ma anche quelli di più recente acquisizione, sondando l’interesse di aree un tempo poco servite.

Si inserisce all’interno di questa direzione anche Sant’Orsola, azienda leader in Italia nella produzione e distribuzione di piccoli frutti, fragole e ciliegie tardive. A tal punto che all’interno dell’ufficio commerciale oramai un’intera sezione è stata dedicata solo ed esclusivamente alle operazione di esportazione.

Sebbene la Germania rimanga il mercato estero di riferimento con un fatturato che si prevede supererà i 3 milioni di euro, crescono i Paesi emergenti. I numeri, infatti, sembrano dare ragione alla cooperativa trentina di Pergine Valsugana: cresce, prer esempio, l’export verso il mercato russo che è diventato oramai il secondo canale di sbocco estero. Bene anche gli Emirati Arabi Uniti, ma sono positivi anche i primi test in Cina, come conferma Matteo Bortolini, direttore di Sant’Orsola: «Siamo molto soddisfatti del lavoro che stiamo facendo, abbiamo fatto anche un test con un mercato particolarmente interessante, la Cina, dove abbiamo spedito i primi 100 quintali di ribes rosso»

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