A Luv 2026, la fiera dell'uva da tavola che di recente ha riunito a Bari tutta la filiera, il Consorzio di tutela dell'uva da tavola di Canicattì Igp ha raccontato il suo percorso di rilancio, avviato ormai da quasi tre anni con l’obiettivo di dare ulteriore vigore alla tradizione produttiva dell’areale, in provincia di Agrigento. Circa 60 i soci attuali, tra produttori e confezionatori, per una superficie vitata complessiva di circa 10mila ettari.
"Abbiamo scelto di prendere parte alla fiera perché crediamo nella necessità di fare squadra - hanno detto a myfruit.it il presidente Marsello Lo Sardo e il vicepresidente Giovanni Giglio - Siamo in stretto contatto con le associazioni e i consorzi che gravitano intorno al mondo dell'uva da tavola. Di conseguenza, è venuto spontaneo voler essere qui tutti insieme", aggiungono sottolineando quanto può essere determinante fare rete.
In un mondo come quello dell'uva da tavola, che è oggi in evoluzione, l'Igp di Canicattì sta lavorando per la ricerca di un nuovo equilibrio tra peculiarità del territorio, nuovi trend di consumo e dialogo con la Gdo avendo le idee ben chiare sui risultati che si vogliono ottenere.
Produzione e mercato
Sul fronte della produzione si guarda all'innovazione varietale: “ È nostra intenzione ampliare il panorama varietale inserendo anche le apirene. È sotto gli occhi tutti che la varietà Italia con semi è in forte arretramento, soprattutto tra i giovani".
Ma le varietà che hanno dato grande risposta in Puglia, non hanno fatto lo stesso a Canicattì: "Siamo in una fase di ricerca: si sta investendo su diverse varietà, ma bisogna trovare quelle che rispondano bene nel nostro microclima”, hanno aggiunto i vertici del Consorzio.
Sul fronte del mercato, la piccola dimensione della maggior parte delle aziende rende difficile il rapporto con la Gdo. “Paghiamo lo scotto di un estremo individualismo”, hanno commentato senza rinunciare a un nuovo dialogo anche con la grande distribuzione organizzata.
Obiettivo: assaggiare e conoscere
Da qualche anno la nuova squadra ha deciso di avviare un rinnovamento del Consorzio stesso mettendo in campo nuove iniziative di valorizzazione del territorio e del marchio. “Stiamo cercando di sfruttare tutte le potenzialità di un Consorzio. Abbiamo riattivato il riconoscimento al Ministero e partecipiamo regolarmente ai bandi, arrivando sempre primi con i nostri progetti”.
La fase di riorganizzazione ha portato anche a un restyling dell’identità visiva e a nuovi investimenti in comunicazione. L’Igp ha appena chiuso una campagna all'aeroporto di Catania, a cui si aggiungono delle attività sui canali social. “Stiamo cercando di mettere in evidenza le peculiarità della nostra uva: un’uva che, per essere compresa appieno, va assaggiata. È fatta di acini più piccoli, ma è anche più dolce, più profumata e più colorata”.
La forte riconoscibilità del prodotto rende fondamentale lavorare sulla fase di conoscenza e scoperta. Da qui anche il lavoro sugli eventi in presenza con degustazioni, come avvenuto di recente a Taormina e al Giardino della Kolymbetra (Agrigento). “Abbiamo un piccolo vigneto all’interno del Parco della Valle dei Templi e quest’estate, in occasione del primo taglio dei grappoli, abbiamo fatto assaggiare la nostra uva ai turisti, con un ottimo riscontro in termini di apprezzamento”.
In passato, alcune attività sono state portate avanti insieme alla pesca di Leonforte Igp nell’ottica di una collaborazione tra eccellenze siciliane. In corso di sviluppo anche altre attività di promozione nel nord Italia. "L'obiettivo che siamo posti è di crescere ancora, di far conoscere il più possibile l’aroma e il gusto della nostra uva, ma anche il territorio in cui è coltivata. Guardiamo anche alle varietà non iscritte al Consorzio perché, per le nostre caratteristiche pedoclimatiche, assumono note di gusto e consistenza diverse da altri territori", hanno concluso Lo Sardo e Giglio.