Innovazioni, tecnologie e packaging

23 settembre 2026

Scarti di liquirizia per la shelf-life di fragole e berries

132

Si riducono i costi del trattamento degli scarti della filiera della liquirizia, si crea creare e nuove opportunità di sviluppo e con gli scarti si riducono gli scarti di fragole e piccoli frutti. Un risultato che si ottiene allungando la shelf-life dei berries. Queste le novità di Alkelux, la startup deeptech attiva nel settore dei materiali sostenibili per il packaging alimentare. 

Fondata nel 2024 a Sassari da Matteo Poddighe insieme a Davide Sanna e Emina Bilanovic e Carlo Usai, sviluppa additivi a base di nano-polymer dots ottenuti da scarti di lavorazione della liquirizia integrandoli negli imballaggi destinati alla grande distribuzione con l'obiettivo di estendere la shelf-life degli alimenti freschi e ridurre lo spreco lungo l'intera filiera. Questa l'estrema sintesi della neo azienda che opera nell'ambito dell'economia circolare.

Più  shelf-life per allargare i confini del mercato

In Sardegna si producono tante fragole, ma le distanze impediscono una politica di export. Questa soluzione di  Alkelux potrebbe aprire le porte dell'esportazione ai prodotti sardi, ma anche a tutti quelli italiani che si stanno sempre più affermando nei mercati di Germania e Austria. Ma si è fermi solo alla ricerca? No Alkelux ha chiuso un round seed da 970 mila euro destinati alla costruzione di un impianto pilota a Sassari che prevede un salto in termini di produzione: dagli attuali 10 chili annui prodotti su scala di laboratorio a una capacità a regime di 4,5 tonnellate annue di additivo.

I ricercatori e imprenditori di Sassari si sono concentrati nello sviluppo del materiale che può cambiare i bilanci delle aziende che hanno il limite della tenuta del prodotto.  

"A determinare quell'orologio biologico, sul piano microbiologico, è quasi sempre lo stesso microrganismo: la Botrytis cinerea, la comune muffa grigia, un fungo specializzato nell'attacco dei piccoli frutti deperibili. Da oltre vent'anni la chimica dei materiali per il packaging alimentare sta tentando di rallentare questi tempi integrando nelle plastiche industriali sostanze antimicrobiche, ma il problema tecnico più ricorrente non è trovare un principio attivo efficace in laboratorio: è conservarne l'attività una volta che viene incorporato nel film plastico, punto in cui molti additivi vedono ridurre drasticamente l'effetto".

La scoperta di Poddighe 

“Ho iniziato a studiare i nanomateriali a base carboniosa durante il dottorato, lavorando sulla diffusione virale in piena pandemia”, sottolinea Matteo Poddighe, ceo e founder di Alkelux. “Quando ci siamo accorti che gli stessi nano-polymer dots potevano essere ottenuti dagli scarti di una filiera locale come quella della liquirizia e che mantenevano efficacia antimicrobica anche dentro un film plastico industriale, abbiamo iniziato a costruire Alkelux. Oggi questi dati sono validati e ci permettono di pensare al packaging come a una piattaforma anziché a un singolo prodotto”.

Il valore della peluria delle radici di liquirizia ai nano-polymer dots

L'additivo appartiene alla famiglia dei carbon dots, classe di nanomateriali a base carboniosa scoperta nei primi anni Duemila e ancora oggetto di intensa ricerca: si tratta di nanoparticelle con una superficie popolata di siti attivi, ciascuno capace di intercettare virus, batteri o funghi al contatto. Quelli sviluppati da Alkelux derivano dalla peluria delle radici di liquirizia, oggi l'unico scarto della filiera senza impiego industriale: non serve all'estrazione dei principi attivi destinati a farmacia e dolciario, né funziona come combustibile per pellet e finisce quindi tritata nei campi come ammendante o stoccata come rifiuto. 

Eccesso di produzione, valore per la filiera calabrese

Una doppia condizione, l'assenza di usi alternativi e la disponibilità in eccesso, che si traduce in volumi rilevanti: l'85% della produzione italiana di liquirizia è calabrese, e di quella filiera la peluria rappresenta centinaia di tonnellate l'anno. 

Sul piano scientifico  i nano-polymer dots sono stati in grado di eliminare fino al 98% della carica virale, evidenziando una forte attività antivirale già a basse concentrazioni. Sul fronte batterico, i test hanno mostrato un significativo effetto inibitorio nei confronti dei batteri Gram-positivi, categoria di particolare importanza per la sicurezza alimentare dei prodotti freschi. L'attività più marcata è stata osservata, infine, contro i funghi tipicamente responsabili del deterioramento della frutta fresca: utilizzando l'additivo così come si presenta, è stata osservata un'inibizione della crescita del micelio fungino fino a 14 giorni nei confronti del responsabile della muffa grigia delle fragole.

Un impianto industriale in Calabria

I film plastici che incorporano i nano-polymer dots di Alkelux sono in grado di mantenere un'attività inibitoria sulla crescita fungina per circa 8-9 giorni, contro i 14 giorni dell'additivo non incorporato, indicando una conservazione significativa dell'efficacia nel passaggio in vivo.

“La vera sfida tecnica di un additivo antimicrobico per packaging non è dimostrare l'efficacia in vitro, ma conservarla nel prodotto finito”, sottolinea Poddighe, e continua: “Con l'apertura dell'impianto pilota di Sassari, tra settembre e ottobre di quest’anno, faremo il primo salto industriale, da 10 kg a 4,5 tonnellate annue. Il passo successivo, già pianificato, sarà poi l'impianto industriale in Calabria, nel cuore della filiera della liquirizia”.

Potrebbe interessarti anche