Rispetto al 2028, il consumo di pistacchio in Europa è aumentato del 128%. Un dato che testimonia l'ampia diffusione del prodotto su più fronti, dalla cucina alla pasticceria passando per gli snack. Un uso cresciuto in maniera preponderante grazie anche all'ormai ben diffusa conoscenza delle caratteristiche del prodotto, diventato anche un vero must per gli amanti di un'alimentazione attenta alla salute e al benessere. Senza contare le mode e i trend come quello del Dubai chocolate che ha fatto impennare le richieste di materia prima.
Un boom a cui la produzione interna tuttavia non riesce a rispondere se non in minima parte: il consumo attuale infatti, secondo i dati elaborati da Cbre Agribusiness, società di consulenza e valutazione, è di circa sei volte superiore ai volumi prodotti con un rapporto consumo/produzione del 618%.
Nonostante il trend di crescita sia evidente ormai da diversi anni, il mondo produttivo si mostra dunque poco reattivo di fronte alla variazioni e alle esigenze del mercato, non riuscendo a rispondere all'aumento della domanda. Una difficoltà sui cui incide certamente anche la lentezza con cui i pistacchieti vanno a maturazione, elemento che dilata nel tempo le possibilità di risposta.
Il risultato è che l'Europa resta dipendente, per la maggior parte delle sue esigenze di consumo, dalla produzione americana, proveniente soprattutto dalla California dove si sta anche procedendo alla messa a terra di nuovi impianti. Secondo i dati riportati da Cbre Agribusiness, nella campagna 2025/2026 gli Usa hanno prodotto circa 700mila tonnellate, ma solo il 32% è destinato al mercato interno. Il resto è tutto volto all'export.
Netta la distanza con l'Iran che, con circa 200mila, è il secondo produttore mondiale. Qui la siccità ha inciso sulla produzione che arriva, per circa la metà, dalla provincia di Kerman. Solo il 13% del prodotto complessivo resta all'interno del Paese, rendendolo uno dei maggiori esportatori. Al terzo posto, con una produzione inferiore alle 200 tonnellate c'è la Turchia.
Fonte: Cbre Agribusiness
In Europa, la produzione maggiore si concentra in Spagna, soprattutto nella zona di Castiglia-La Mancia che rappresenta il 78% della superficie coltivata. Negli ultimi dieci anni, gli agricoltori hanno investito per incrementare l'offerta. Convertiti a pistacchio quasi 80.000 ettari e aumentati i frutteti irrigati. Grazie a ciò le rese sono aumentate. Tuttavia, negli ultimi anni i nuovi impianti hanno subito un rallentamento, così come nel resto del mondo, lasciando ipotizzare in futuro rallentamento della crescita dell’offerta.
L'Italia, in questo contesto, si presenta sul mercato con produzioni certificate e di pregio, espressione di qualità e territori, ma con numeri ridotti. Nel 2024, la produzione si è attestata intorno alle quattromila tonnellate. Produzioni di nicchia, sulla cui gestione incidono in maniera significativa gli alti costi di produzione.
Caratteristiche del prodotto, cambiamenti climatici e la forte richiesta hanno generato un'alta volatilità dei prezzi. Come evidenzia Cbre Agribusiness, i prezzi del pistacchio Kerman (calibro 20-22) hanno raggiunto un record storico: nello scorso mese di ottobre hanno toccato la cifra di 9 euro/kg, circa il 50% in più rispetto ai prezzi del 2021.