Un pistacchio che nasce su suolo vulcanico, in aree piuttosto impervie, dove nessuna operazione di coltivazione o raccolta può essere meccanizzata. Un areale di circa 3.300 ettari per un nome che gira il mondo.
Nasce così il Pistacchio verde di Bronte Dop: una produzione con caratteristiche qualitative d’eccellenza, cuore economico di quest'area della Sicilia orientale, frutto di tradizione e perseveranza.
Proprio la stretta simbiosi tra produttori e prodotto è ciò che ne rende ancora più speciale lo storytelling. Qui insiste un tessuto imprenditoriale caratterizzato dalla presenza di tante micro aziende, con una dimensione media di un ettaro, spesso dedite alla produzione in contesti a carattere familiare.
Passione, tradizione e difficoltà quotidiane
“Bisognerebbe certificare anche il popolo di Bronte - commenta Antonio Fallico, agronomo e produttore - Il popolo di Bronte è eroico. Questa è una coltivazione che viene portata avanti per passione, perché ci è stata tramandata, perché c'è una lunga tradizione alle spalle e un fortissimo legame con il prodotto. Qualcuno che era venuto a investire qui, alla fine ha rinunciato a causa delle tante difficoltà".
Alti costi di produzione, elevato rischio d’impresa, terreni difficili da coltivare rendono complessa la vita dei produttori. “I pistacchi crescono sulle colate laviche. Ci sono punti dove il suolo è più pianeggiante, ma altri sono pieni di rocce appuntite. Le lavorazioni sono fatte a mano, chicco per chicco, ramo per ramo, tra rocce e costoni”. Un prodotto anche delicato la cui raccolta si concentra in 30-45 giorni al massimo. “Basta il vento per rovinare tutto. Cade facilmente e, in mezzo alle pietre, è impossibile recuperarlo”, spiega a myfruit il produttore.
A tutto questo si aggiunge la sempre maggiore difficoltà a trovare manodopera: “La fortuna è che moltissimi sono piccoli appezzamenti gestiti in autonomia dal titolare. Ma le aziende più grosse iniziano ad avere difficoltà serie a trovare i collaboratori. Io volevo incrementare la mia squadra, ma non ci sono riuscito”, aggiunge.
La lunga storia, gusto, colore e qualità, forte legame affettivo: sono tutti aspetti che caratterizzano e identificano il prodotto, diventando un surplus di valore tutto da raccontare. “Per rendersi conto di cosa vuol dire coltivare un pistacchieto a Bronte, bisognerebbe venire qui in occasione della raccolta o per qualsiasi lavorazione”. Ed effettivamente un turismo legato al pistacchio c’è. Alcune aziende hanno iniziato a promuovere degustazioni, visite e tour nei pistacchieti.
“Credo sia un aspetto su cui potere lavorare ulteriormente, è un’esperienza”.
La necessità di controlli lungo tutta la filiera
Il pistacchio verde di Bronte si configura come Dop con superficie importante, un mercato internazionale e un prodotto destinato a un pubblico attento a qualità e gusto. Una Dop su cui l'attenzione è sempre alta. “Qui siamo sempre sotto la lente d’ingrandimento. I controlli sono serrati, costanti e rigorosi. La stessa attenzione però - sottolinea il produttore - va posta anche su chi utilizza il pistacchio come materia prima per altri prodotti”.
E qui entra in gioco anche il consumatore stesso. “Chi usa il prodotto certificato per i trasformati deve essere in grado di dimostrare l’origine del prodotto. Per essere sicuri che sia pistacchio di Bronte, basta controllare se c’è la denominazione e il marchio, se è aderente al Consorzio. Anche tra gli ingredienti, deve essere indicata la dicitura pistacchio verde di Bronte Dop. È una formula ben precisa. Basta leggere l'etichetta”.
La situazione in campo
La Sicilia ha vissuto quest'anno un inverno abbastanza piovoso, ma nell’areale le precipitazioni non sono state così abbondanti. “Per fortuna, abbiamo recuperato nell’ultimo mese - commenta Fallico - L’annata 2025 non è stata tra le più produttive Ci sono state delle zone ottime, ma in altre la produzione è stata minore".
Quest’anno invece, come per tutte le annate pari, non sarà fatta produzione. “In passato, le piante hanno sofferto per la siccità ma, viste anche le piogge, credo che, allo stato attuale, ci siano buoni presupposti per il prossimo futuro”, conclude.