Raccoglie la produzione di 15 aziende socie per un totale di circa 200 ettari di pistacchieti distribuiti tra Bronte, la provincia di Catania ed Enna: questi i numeri della Cooperativa Smeraldo di Bronte. Costituita formalmente nel 1971, a partire dal 1978 ha avviato la lavorazione del pistacchio nello stabilimento dove avviene tuttora.
“Abbiamo sempre lavorato con l’ingrosso. Da una decina d’anni abbiamo intrapreso l'attività di trasformazione. Di recente, abbiamo scelto di rivolgerci anche al consumatore finale, un consumatore attento alla scelta di ciò che mangia”, spiega a myfruit.it Biagio Prestianni, rappresentante legale della cooperativa.
La produzione, interamente biologica, comprende sia pistacchio verde di Bronte Dop che pistacchio siciliano, spaziando dai semi-lavorati ai prodotti finiti, venduti a marchio proprio: paste, granelle, farina, creme dolci e salate. Prodotti che non sono trovano spazio solo nel mercato italiano, ma raggiungono anche Paesi come Francia e Olanda e persino il Giappone.
Mercati su cui imporsi non è sempre facile per il prodotto italiano, con gli alti costi di produzione e il surplus di valore che porta son sé: “Stiamo cercando di ampliare ulteriormente il nostro export, soprattutto verso i Paesi extraeuropei, ma la difficoltà maggiore risiede proprio nello spiegare il valore aggiunto di un prodotto certificato, a cui spesso non sono abituati. Il prezzo pertanto diventa un elemento competitivo fondamentale”.
Un aspetto che porta anche a ripensare le strategie del pistacchio siciliano. Qualche anno fa, la domanda ha subito un rallentamento proprio a causa delle forti oscillazioni dei prezzi da un anno all'altro. “Le nostre sono piccole quantità in confronto alle produzioni di Paesi come Iran, California, Spagna. Prezzi alti e variabili hanno portato a un minore interesse da parte dell’industria che richiede più certezze”, aggiunge Prestianni.
Quotazioni più stabili, con prezzi che si mantengono nel tempo, potrebbero, per il presidente della cooperativa, fare la differenza.

L’importanza di leggere le etichette
Bronte è famosa per essere la patria del pistacchio. Ma non tutto il prodotto che passa da lì è certificato. “A Bronte converge anche pistacchio con altre provenienze che viene trasformato, lavorato e riesportato. Ma non bisogna confondere la sede di lavorazione con la sede di produzione”, sottolinea Prestianni.
L’etichetta rimane lo strumento fondamentale per garantire al consumatore un acquisto consapevole: “In essa è indicato se si tratta di prodotto di origine italiana, Ue o extra Ue. È importante dunque leggere con attenzione quanto riportato. Il fatto che l’azienda abbia sede a Bronte può essere fuorviante. Se si cerca pistacchio certificato, allora bisogna assicurarsi della presenza della dicitura pistacchio verde di Bronte Dop. Solo così possiamo essere sicuri che si tratti di prodotto locale certificato”.
Per un prodotto d’eccellenza come il pistacchio, frutto dell'impegno dalle circa 4mila microaziende che insistono sul territorio, diventa un fattore decisivo su cui insistere.
“Oggi la sfida maggiore è accrescere la consapevolezza dei consumatori in merito alla scelte alimentari, spiegare l'importanza di leggere con attenzione le etichette per potere acquistare con coscienza. Il pistacchio d’importazione e il pistacchio di Bronte hanno una differenza di prezzo importante, anche del 50%, che il consumatore giustifica solo se comprende che tipo di prodotto ha di fronte”.
Da qui l’importanza di rafforzare il dialogo, di comunicare il valore del prodotto affinché ogni scelta sia consapevole. “Noi cerchiamo di fare la nostra parte per il futuro”, conclude Prestianni.
In merito all'annata in corso, la cooperativa fa sapere che non si prevedono giacenze, vista la scarsa produzione del 2025, quasi dimezzata a causa della siccità e del caldo torrido che negli anni precedenti avevano messo sotto stress le piante.