L’ortofrutta italiana continua a correre sui mercati internazionali, ma il suo slancio potrebbe fermarsi molto prima dei concorrenti se non si affronta una fragilità ormai strutturale: la mancanza di manodopera.
È il messaggio che, giovedì scorso, Marco Salvi ha portato alla 77esima assemblea di Fruitimprese, dove il presidente ha messo in fila risultati economici importanti e criticità altrettanto pesanti, delineando un settore capace di crescere anche nelle crisi ma sempre più esposto a un vuoto di lavoratori che rischia di comprometterne il futuro.
Record 2025, ma il limite è umano
Il 2025 si è chiuso con un nuovo record per l’export di ortofrutta fresca, salito a 6,7 miliardi di euro, con volumi vicini ai 4 milioni di tonnellate. Le mele hanno superato quota 1 milione di tonnellate esportate, il kiwi ha continuato a macinare risultati importanti e l’uva da tavola ha confermato una buona tenuta.
Eppure, dietro questi numeri, Salvi ha avvertito come il settore si stia avvicinando a un punto di rottura: le aziende non trovano più personale esperto, faticano a formare nuove competenze e rinunciano perfino a investire in nuovi frutteti o serre perché non hanno chi li possa gestire.

Il problema, ha spiegato il presidente di Fruitimprese, non è solo quantitativo ma anche qualitativo. Negli ultimi anni si è aperto un vero vuoto negli organici, mentre le soluzioni finora adottate, dai programmi di formazione nei Paesi d’origine fino all’accordo con l’Uzbekistan per l’arrivo di un primo contingente di lavoratori, sono ancora troppo limitate rispetto al fabbisogno reale.
Il punto è semplice e pesante insieme: al settore servirebbero circa 100mila addetti, ma il sistema attuale continua a produrre ritardi, burocrazia e, in alcuni casi, irregolarità.
Qui sta il cuore dell’analisi di Salvi: la manodopera non è più una variabile operativa, è la prima questione industriale dell’ortofrutta italiana. Il decreto flussi, anche se migliorato, resta troppo lento rispetto ai tempi della campagna agricola, e la distanza tra richiesta del datore di lavoro e arrivo effettivo del lavoratore crea buchi che finiscono per alimentare precarietà e lavoro nero. A complicare tutto c’è anche un sistema che scoraggia i giovani e non favorisce la continuità occupazionale, mentre la forza lavoro italiana invecchia e si restringe.
Europa, geopolitica e contromisure
Sul fronte internazionale, la relazione di Salvi ha confermato come il record export potrebbe non bastare a proteggere il comparto. Le tensioni in Medio Oriente, la fragilità delle rotte commerciali e il rischio di nuove distorsioni sui mercati rendono urgente aprire sbocchi alternativi, in particolare per mele e uva da tavola. Ma il presidente ha voluto allargare il discorso anche alle regole europee, giudicate spesso incoerenti: dalla riduzione degli agrofarmaci alle incertezze sugli imballaggi, fino all’esigenza di una vera reciprocità negli accordi commerciali con i Paesi terzi.
Il ministro Francesco LollobrigidaSu questo terreno si è inserito anche il ministro all'Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che ha ribadito la linea del governo con la regola delle tre p: “proteggere, promuovere, produrre”. Il messaggio politico è chiaro: difendere le produzioni, rafforzare la promozione e rendere più efficiente il reclutamento della manodopera, anche con flussi più rapidi, strumenti digitali e una maggiore attenzione alle condizioni alloggiative e alla sicurezza.
Lollobrigida ha anche rivendicato gli interventi su energia, gasolio agricolo, tutela del made in Italy e internazionalizzazione, indicando una strategia che punti a sostenere il comparto senza lasciarlo solo davanti ai costi e alle tensioni del mercato.
A dare profondità tecnica al quadro è stato chiamato Giulio D’Imperio, docente dell'Università Guglielmo Marconi di Bari, che ha mostrato come il mercato del lavoro agricolo sia ormai sbilanciato in modo strutturale: pochi giovani, tanti lavoratori maturi e una filiera che fatica a rinnovarsi.
Il confronto con altri Paesi europei ha reso ancora più evidente il ritardo italiano: altrove si recluta con maggiore flessibilità, si organizza meglio l’accoglienza e si sperimentano canali più rapidi per l’ingresso dei lavoratori stagionali.
Il professore Giulio D'Imperio
La tavola rotonda finale ha chiuso i lavori con un coro unanime sull'emergenza manodopera: Roberto Caponi (Confagricoltura) ha parlato di cicli biologici irrinunciabili, Silvia Guaraldi (Flai-Cgil) ha difeso la disoccupazione agricola per salari bassi, Romano Magrini (Coldiretti) ha denunciato false coop, mentre sindacati e industria hanno invocato flessibilità e automazione.
Insomma, l’assemblea Fruitimprese ha scattato una fotografia molto nitida: l’ortofrutta italiana sa ancora esportare, innovare e tenere il mercato, ma senza una risposta seria sulla manodopera rischia di non riuscire a trasformare il record in prospettiva. E questo, per un settore che vale occupazione, territorio e immagine del Paese, è il vero punto politico ed economico della partita.
I consiglieri per il prossimo triennio
Intanto, ieri mattina si è tenuta la votazione del consiglio direttivo per il triennio 2026-2028. Di seguito l’elenco dei consiglieri eletti e di diritto dell’associazione che rappresenta gli operatori internazionali del settore ortofrutticolo, presieduta da Marco Salvi.
Consiglieri eletti: Battaglio Luca, Bighelli Stefano, Campisi Giuseppe, Citterio Domenico, Coniglio Nicola, Cosentino Francesco, Curti Giusto, D'aprile Matteo, Del Core Massimiliano, Falzi Matteo, Giacovelli Anna, Giuliano Nicola, Mazzoni Luigi, Odorizzi Leonardo, Pavan Roberto, Pizzoli Nicola, Prudenziati Paolo, Rivoira Giovanni, Secondulfo Annarita, Torrengo Paolo.
Consiglieri di diritto: Bonomo Luca, Calcagni Giuseppe, Calcagni Riccardo, D’Avino Baldassarre, Duoccio Lucio, Ferri Gabriele, Galluzzi Dionisio, Laporta Michele, Manganaro Placido, Neri Patrizio, Oberrauch Michael, Pagni Attilio, Palo Fabio, Peviani Luigi, Pezzo Stefano, Romagnoli Giulio, Salvi Marco, Suglia Giacomo.