"Esploreremo, costruiremo basi scientifiche...". Parole dalla Luna, ragionamenti in orbita degli astronauti della missione Artemis. Lo sbarco non più temporaneo nel nostro vicino satellite è sempre più vicino. Ma cosa si mangerà lontano dalla terra? Ci si sta preparando qui sulla Terra.
Si parla sempre più spesso di coltivazione spaziale, ma la qualità del suolo lunare? Uno studio ha svelato che sulla crosta del nostro satellite, per esempio, la cima di rapa ha mostrato una buona capacità di adattamento, ma soprattutto un aumento del profilo antiossidante, almeno in alcuni tipi di suolo lunare simulato.
Questo significa che lo stress del suolo lunare può stimolare la produzione di composti benefici.
I ricercatori — dell’Università di Camerino (Unicam), della University of Trás-os-Montes and Alto Douro (Portogallo) e di Ferrari Farm (Italia) — hanno usato simulanti di regolite lunare, materiali terrestri che imitano la composizione del suolo della Luna, per capire se le piante possono crescere in condizioni extraterrestri.
Il risultato è positivo secondo la ricerca Growing Food for the Moon: How Lunar Soil Changes Plant Quality and Biological Effects.
Cibo per i futuri abitanti di Luna e Marte
I ricercatori pensano al futuro. "In vista di future missioni spaziali orientate a una presenza umana stabile sulla Luna e su Marte, lo sviluppo di sistemi alimentari sostenibili e autonomi rappresenta una sfida cruciale: trasportare cibo dalla Terra è infatti costoso e impraticabile nel lungo periodo. Le piante sono elementi chiave dei sistemi bioregenerativi di supporto alla vita, poiché forniscono alimenti freschi e contribuiscono alla produzione di ossigeno e al riciclo delle risorse"
Perché la prova con la cima di rapa?
"Lo studio - sottolinea la ricercatrice Fatemeh Mansouri -, ha preso in esame la cima di rapa, ortaggio ricco di composti bioattivi e caratterizzato da un ciclo di crescita rapido, ideale per ambienti controllati. Le piante sono state coltivate in tre condizioni: sistema idroponico standard, simulante di regolite lunare highland e simulante 'maria', materiali terrestri che riproducono le proprietà chimiche e fisiche del suolo lunare reale. La coltivazione è avvenuta nella piattaforma agricola orientata allo spazio SOLE (Space orbital life enhancement), sviluppata in collaborazione con l'Agenzia Spaziale Italiana".
La ricchezza del suolo lunare
Non saranno prodotti di seconda categoria, anzi sono ortaggi spaziali. In tutti i sensi. Le analisi biochimiche hanno evidenziato che queste piante, soprattutto quelli curati nel simulante maria, presentano un profilo antiossidante potenziato e livelli più elevati di polifenoli, clorofille e carotenoidi rispetto alle piante coltivate in idroponica. Tra i composti individuati figurano acidi fenolici come neoclorogenico, clorogenico e ferulico, associati a migliori performance locomotorie nel modello biologico utilizzato.
Elemento innovativo dello studio è stata la valutazione in vivo mediante Drosophila melanogaster. Cosa significa? Si tratta di un test scientifico in vivo (su organismi viventi, non in provetta) condotto usando il moscerino della frutta (Drosophila melanogaster), un modello animale standard per studi genetici, tossicologici e fisiologici grazie al suo genoma simile al nostro (75% omologo).
Un test effettuato in collaborazione con il partner portoghese, per analizzare non solo la composizione delle piante ma anche i loro effetti su integrità del Dna, comportamento, riproduzione e longevità. Pur osservando un lieve danno al Dna nelle fasi larvali precoci, non sono emerse conseguenze negative nell'età adulta: riproduzione, comportamento e durata della vita sono rimasti nella norma e, in alcuni casi, le drosofile alimentate con piante cresciute nel simulante 'maria' hanno mostrato performance locomotorie migliori.
Guardiamo alla luna, per migliorare l'agricoltura terrestre
Nel complesso, i risultati mostrano che i suoli lunari simulati possono sostenere la crescita di colture nutrienti e compatibili con la salute umana. “La ricerca offre indicazioni preziose per la progettazione di sistemi agricoli sicuri e sostenibili per future missioni spaziali e può avere ricadute anche sull’agricoltura terrestre, in particolare in ambienti estremi o degradati, contribuendo a migliorare resilienza e qualità nutrizionale delle colture”.
Ed è proprio questo il punto cruciale. I cambiamenti climatici, il consumo di suolo e l’urbanizzazione crescente stanno rendendo sempre più complessa la programmazione agricola. Per proteggere i terreni si riduce — giustamente — l’uso della chimica, ma questa scelta rende più difficile coltivare in condizioni già fragili. Nel breve termine l’innovazione non serve tanto per preparare lo sbarco nello spazio, quanto per affrontare le criticità qui sulla Terra.
Questa è l’urgenza reale: sviluppare tecniche, sistemi di coltivazione e modelli di gestione che permettano di produrre cibo in contesti ostili, degradati o impoveriti. La capacità umana di immaginare e progettare è sorprendente, e la colonizzazione dello spazio potrà forse arrivare prima del previsto. Ma oggi la priorità è proteggere e rigenerare ciò che abbiamo sotto i piedi.
Guardare alla luna può ispirare soluzioni radicali. Applicarle alla Terra è ciò che farà davvero la differenza.
I protagonisti della ricerca
La ricerca condotta da Fatemeh Mansouri, dottoranda dell'unità di biologia molecolare e nutrigenomica della scuola di scienze del farmaco e dei prodotti della salute Unicam, sotto la supervisione di Rosita Gabbianelli, in collaborazione con due dipartimenti della University of Trás-os-Montes and Alto Douro (Utad) in Portogallo, guidati dalle professoresse Isabel Gaivão e Ana Barros; con il gruppo di ricerca coordinato da Sauro Vittori della scuola di scienze del farmaco e dei prodotti della salute di unicam e con Giorgia Pontetti della Ferrari Farm (Italia).