Frutta a guscio ed essiccata

25 febbraio 2026

Nocciole dei Nebrodi, Ioppolo: "Intervenire su produzione"

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Il forte vento dei giorni scorsi ha soffiato anche sui noccioli dei Nebrodi, realtà siciliana tra le più ampie e rinomate del comparto. Molti i rami spezzati con notevoli danni alle coltivazioni. Un problema che si va a sommare a quelli già noti, come la presenza di cinghiali e ghiri che minacciano la produzione e i recenti attacchi di cimice.

 "La raccolta 2025 è stata molto scarsa con pochissimo il prodotto e un'elevata quantità di cimiciato - racconta a myfruit Enzo Ioppolo, produttore e vicepresidente dell'associazione nazionale Città della Nocciola  - Negli anni passati, avevamo tratto un respiro di sollievo. Le condizioni microclimatiche avevano contribuito ad abbassare la quantità di cimici e il prodotto era stato sano. Quest'anno invece la percentuale si è aggirata intorno al 20%".

Focus su qualità e quantità

Per ripartire e consolidare la presenza del prodotto sul mercato bisognerebbe prima di tutto ripartire dal campo, dalla produzione e dalla coltivazione. "La politica non può stare a guardare. E allo stesso modo, gli attori del territorio devono affrontare queste problematiche", aggiunge.

Di recente, i produttori siciliani di nocciole hanno avviato l'iter per il riconoscimento dell'Igp. "La certificazione va benissimo - sottolinea Ioppolo - ma dobbiamo lavorare soprattutto su qualità e quantità per presentarci con un prodotto forte e che risponda alle necessità del mercato. Il cimiciato fa un doppio danno: uno enorme alla qualità e un altro, non inferiore, alla quantità". Cimiciato e cinghiali restano, per Ioppolo, questioni prioritarie da affrontare: "Se abbiamo poco o pochissimo prodotto, a cosa serve l'Igp?", si domanda. 

Da alcuni anni sono state avviate delle sperimentazioni che mirano a trovare soluzioni al problema.  "Già da tre anni, il Crea e l'Università di Palermo stanno lavorando a sistemi di lotta biologicaSono stati trovati - spiega Ioppolo - tre antagonisti naturali. Ma è una battaglia che bisogna fare tutti insieme, a partire dalle Istituzioni regionali e nazionali, per arrivare a un buon risultato e garantire un nocciolo sano. In Sicilia abbiamo una delle biofarm più importanti d'Europa. Perché non investire su iniziative che possano agevolare tutti i produttori?

Calati i prezzi del bio

"Negli anni passati, in Sicilia sono stati recuperati circa ottomila di noccioleto. Rappresenta un patrimonio dal punto di vista economico, degli investimenti e dell'insediamento dei giovani. Senza un intervento serio, però rischiamo di perdere il lavoro fatto", aggiunge Ioppolo.

Sul mercato, la nocciola dei Nebrodi ha una buon posizionamento. "Le richieste ci sono, ma bisogna garantire qualità e quantità costante", chiarisce Ioppolo. Ma, se fino a qualche anno fa, la differenza fra convenzionale e biologico era di 100 euro al quintale, oggi la forbice si è ridotta a circa a circa 30 euro. 

"Anche sul biologico stiamo incominciando a pagare qualche errore del passato. Se non si va verso un'azione seria e puntuale per recuperare la qualità, io penso che tutte le altre iniziative messe in campo non portino a risultati concreti", commenta Ioppolo.

Già in passato, l'associazione ha portato queste richieste sui tavoli nazionali. "Altre tipologie di frutta secca o altre Regioni non vivono gli stessi problemi. Mi auguro che porre l'attenzione su questi temi aiuti a smuovere le coscienze verso le problematiche vere. Molti di noi sono piccoli produttori, dai 10 ai 15 ettari, e pertanto, senza un supporto reale in termini d'interventi,  rischiamo che l'oro rosso dei Nebrodi non sia più quello che è stato in passato".

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