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21 gennaio 2026

Mercosur alla Corte Ue, agricoltori in festa

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Un nuovo capito si aggiunge all'accordo Mercosur, che sta diventando tema di attualità quotidiano. 

La protesta degli agricoltori, raccontata ieri da myfruit con l’invasione pacifica di Strasburgo, ha trovato oggi un primo sbocco politico. Il Parlamento europeo ha infatti deciso di chiedere un parere alla Corte di Giustizia dell’Unione europea sull’accordo di partenariato con il Mercosur, congelando di fatto la ratifica definitiva dell’intesa commerciale con Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay.

Un voto sul filo di lana, che cosa cambia

La decisione è arrivata con una maggioranza risica: 334 voti favorevoli, 324 contrari e 11 astensioni. Un risultato che fotografa un’Europa spaccata e sotto pressione, soprattutto da parte del mondo agricolo, sceso in piazza per denunciare i rischi di concorrenza sleale e l’indebolimento degli standard produttivi.

Il passaggio ai giudici europei non blocca l’applicazione provvisoria dell’accordo, già decisa dal Consiglio, ma impone uno stop politico rilevante. Per mesi, forse più a lungo, l’Eurocamera dovrà attendere il pronunciamento della Corte prima di votare la ratifica finale. Un tempo che gli agricoltori considerano decisivo per far pesare le proprie istanze.

Naturalmente la richiesta di intervento della Corte europea è stata ben accolta dal mondo agricolo: arrivata la notizia, davanti al Parlamento europeo l’esultanza è stata immediata. Secondo le organizzazioni agricol si stratta infatti di un segnale importante, che conferma come la mobilitazione abbia funzionato

Il nodo delle regole e degli standard

Al centro delle critiche del mondo della produzione c’è infatti il meccanismo che consentirebbe ai Paesi del Mercosur di contestare norme europee ritenute dannose per le loro esportazioni. Un punto che, secondo Verdi e Sinistra Ue, rischia di tradursi in una pressione al ribasso su sicurezza alimentare, ambiente e principio di precauzione, temi cruciali per il lavoro quotidiano degli agricoltori.

Commissione critica, Parlamento diviso

La Commissione europea ha espresso rammarico per la scelta del Parlamento, sostenendo di aver già affrontato i dubbi giuridici sollevati. Di segno opposto le reazioni delle forze politiche più vicine al mondo agricolo, che hanno letto il voto come una bocciatura del metodo seguito finora sull’accordo.

Determinante è stata la pressione trasversale di eurodeputati francesi, polacchi, rumeni e greci, Paesi dove la protesta agricola è più intensa. Una frattura che attraversa anche i grandi gruppi europei e conferma come il dossier Mercosur sia ormai intrecciato al malessere del settore primario.

Dopo l’assedio simbolico di Strasburgo gli agricoltori incassano dunque un risultato politico importante, un passaggio che rafforza la loro richiesta: commercio sì, ma non a costo di sacrificare reddito, regole e futuro dell’agricoltura europea. 

I commenti degii stakeholder: "Ascoltati"

“Finalmente c’è un Parlamento europeo che dimostra di aver ascoltato le nostre preoccupazioni - ha commentato il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani Cristiano Fini -  La nostra manifestazione di ieri a Strasburgo è stata determinante e andrà avanti, nelle forme più opportune, affinché la sospensione della ratifica rappresenti, adesso, un tempo utile per far rispettare le nostre condizioni in questo, come in tutti i futuri negoziati commerciali. Le nostre proteste con migliaia di agricoltori, e questo ultimo atto del Parlamento Ue, sono un messaggio chiaro sulla direzione da prendere: accordi commerciali internazionali solo a parità di regole e condizioni, per assicurare cibo sano, sicuro e trasparente ai nostri cittadini”. 

"Il voto del Parlamento europeo rappresenta una risposta politica alle follie della presidente Ursula Von der Leyen - ha affermato Coldiretti - e della sua ristretta cerchia di tecnocrati bruxellesi che hanno tentato di imporre un accordo cancellando ruolo, dignità e potere dell’Europarlamento. Ora il Parlamento europeo porti avanti le norme sulla reciprocità che impediscono l'ingresso in Europa di prodotti che non rispettano le stesse regole, da qualsiasi Paese provengano. Il voto di oggi è un primo passo importante che impedisce una forzatura pericolosissima".

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