Dopo giorni di incertezze e navi ferme, la situazione nello Stretto di Hormuz resta critica anche per il commercio italiano. Come ha segnalato myfruit.it ieri, la riapertura formale del passaggio non ha riportato la normalità: centinaia di navi restano bloccate o in attesa, e i costi di trasporto e assicurazione continuano a salire.
Per le filiere di prodotti freschi, come l’ortofrutta italiana, ogni ritardo può tradursi in perdite economiche significative.
“C’è grande preoccupazione per i circa 30mila marittimi bloccati nello Stretto di Hormuz, molti dei quali italiani - sottolinea Guido Grimaldi, presidente di Alis - Il rischio è bloccare il settore della logistica e l’intero comparto produttivo che dipende dal flusso delle merci".
Un mercato chiave per il made in Italy
Nonostante le difficoltà logistiche, il Golfo Persico rimane strategico per il made in Italy. Come rileva il Centro Studi Srm nel rapporto Italian Maritime Economy 2025, nei primi 11 mesi del 2025 l’interscambio tra Italia e sei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Oman e Bahrein) ha registrato un surplus di circa 10 miliardi di euro.
Le esportazioni italiane verso l’area hanno raggiunto 18,4 miliardi di euro (+5,1%), mentre le importazioni si sono ridotte a 8,4 miliardi (-29,6%).
Gran parte dell’export è concentrata su macchinari e cantieristica, ma anche l’agroalimentare, inclusa l’ortofrutta, conferma la propria crescita, grazie alla domanda di prodotti freschi e di alta qualità.
Ortofrutta italiana: opportunità e fragilità
Come evidenziano Istat e Ismea, l’export italiano di prodotti alimentari e bevande ha superato nel 2025 i 70 miliardi di euro, mentre l’intero sistema agroalimentare genera circa 81,9 miliardi di euro di valore aggiunto, pari a oltre il 4% del Pil nazionale.
Tra i mercati più dinamici, gli Emirati Arabi Uniti svolgono un ruolo di hub regionale: come segnala l’Agenzia Ice, l’export italiano di food & beverage verso gli Emirati ha raggiunto circa 344 milioni di euro, con una crescita del 6% nell’ultimo anno. Le filiere ortofrutticole trovano sbocchi soprattutto nella distribuzione premium e nel canale Horeca, dove la qualità è un valore aggiunto riconosciuto.
L’impatto del gasolio
La crisi di Hormuz si riflette anche sulle filiera logistica nazionale. Come rileva la Fiap (Federazione Italiana Autotrasporto Merci), l’aumento del prezzo del gasolio ha già generato circa 80 milioni di euro di extracosti in una sola settimana per il trasporto su strada italiano, con prezzi medi nazionali sopra 2 euro al litro.
Alessandro Peron, segretario generale Fiap, spiega: “Il carburante rappresenta fino al 40% dei costi operativi di un viaggio. Se il prezzo si consolida, l’extracosto rischia di diventare strutturale e di ricadere su tutta la filiera industriale, fino ai consumatori”.
Il decreto Legislativo 286/2005, modificato nel 2022, prevede la possibilità di adeguare automaticamente il corrispettivo dei contratti di trasporto alle variazioni del gasolio superiori al 2%, ma molte imprese non applicano la clausola carburante, lasciandosi esposte a tensioni finanziarie.
Secondo Fiap, senza questa protezione, il costo operativo dei veicoli industriali di grandi dimensioni può oscillare tra 1,85 e 2,15 euro al chilometro, valori coerenti con le tabelle ministeriali. Questo scenario rende più urgente per le imprese italiane gestire con attenzione la logistica interna, soprattutto per le merci deperibili come ortofrutta, latticini e prodotti freschi destinati ai mercati del Golfo.
“La sicurezza dei marittimi e la stabilità della logistica sono condizioni imprescindibili per tutelare le esportazioni italiane, in particolare quelle di prodotti deperibili", conclude Grimaldi.
Al lavoro per proteggere le navi
Ed è notizia di poche ore fa quella che riporta l'impegno di Italia, Germania e Uk per garantire la sicurezza nello Stretto. "Lavorare insieme a una serie di opzioni per proteggere le navi commerciali nello Stretto di Hormuz, in risposta alle crescenti minacce dell'Iran", hanno concordato i leader d'Italia, Regno Unito e Germania, Giorgia Meloni, Keir Starmer e Friedrich Merz.
I quali, inoltre, hanno sottolineato "l'importanza vitale della libertà di navigazione" e concordato uno stretto coordinamento nei prossimi giorni.