Assomela ha partecipato, come da consuetudine e insieme ai propri soci, alla tradizionale conferenza Prognosfruit, il principale appuntamento annuale dedicato al settore melicolo europeo, svoltasi quest’anno sul Lago di Costanza, in Germania.
L’evento è stato organizzato dal BVEO (Bundesvereinigung der Erzeugerorganisationen Obst und Gemüse e.V.), in collaborazione con WAPA (Associazione mondiale delle mele e delle pere).
Le prospettive per la stagione 2026/2027
La conferenza Prognosfruit è stata ancora una volta un’occasione di riflessione per il settore melicolo europeo e mondiale, con un’ampia partecipazione della delegazione italiana attraverso i soci di Assomela.
Le previsioni di produzione scendono sotto i 10 milioni di tonnellate di mele per la seconda volta negli ultimi 16 anni. I numeri presentati lasciano presupporre che la prossima annata possa offrire alle mele italiane maggiori soddisfazioni rispetto alla precedente sul mercato europeo, garantendo al contempo la capacità di rifornire anche i mercati extraeuropei.
Oggi più che mai, la sfida e la priorità per i produttori, le cooperative agricole e le organizzazioni di produttori è garantire la produzione, nonostante le crescenti difficoltà. Tra queste, innanzitutto, gli eventi meteorologici sempre più estremi e la crescente pressione di patogeni e fitopatie.
Il messaggio emerso da Prognosfruit è chiaro: non si potrà più dare per scontata la produzione a cui siamo stati abituati, se non verranno adottate contromisure adeguate a tutti i livelli e con il sostegno delle istituzioni.
La situazione complessiva resta comunque positiva. Ci sono i presupposti per concludere la stagione ormai al termine e avviare il nuovo raccolto con l’obiettivo di garantire al mercato europeo mele italiane per tutti i 12 mesi dell’anno, in maniera continuativa.
La situazione nell’Unione europea
Per l’Unione europea la produzione di mele è stimata in 9,5 milioni di tonnellate, con una flessione del 16% rispetto al 2025 e del 14% rispetto alla media degli ultimi tre anni. Si tratta del raccolto più basso degli ultimi nove anni.
Le gelate primaverili, le ondate di calore prolungate, la siccità e le grandinate, insieme alla mancanza di strumenti per fronteggiare patogeni e fitopatie, hanno compromesso il potenziale produttivo di numerosi Paesi europei (Tab. 1).
Tra i principali Paesi produttori, la Polonia registra una delle flessioni più marcate, con una produzione stimata in 2,7 milioni di tonnellate, in calo del 30% rispetto al 2025. La diminuzione è dovuta principalmente alle intense gelate che hanno colpito la fioritura nel mese di aprile, dopo un inverno caratterizzato da temperature fino a -30 °C. Oltre metà del raccolto sarà destinata all’industria di trasformazione.

Anche in Francia si prevede un raccolto contenuto, pari a circa 1,2 milioni di tonnellate, in calo del 24%. A penalizzare la produzione sono la progressiva riduzione delle superfici coltivate, le elevate temperature estive e soprattutto la pressione di afidi e patogeni. Negli ultimi anni è mancata la possibilità tecnica di contrastarli e, di conseguenza, è risultato difficile proteggere il raccolto, segnando un precedente preoccupante.
Di segno opposto le previsioni per la Spagna, dove la produzione è stimata in aumento dell’8% rispetto alla scorsa stagione, grazie a un’annata priva di eventi climatici particolarmente dannosi. Le elevate temperature estive stanno tuttavia influenzando, almeno in parte, la pezzatura dei frutti. Anche la Grecia prevede una ripresa della produzione, pari al 53%.
In Germania la produzione dovrebbe attestarsi intorno a 1 milione di tonnellate, con una diminuzione dell’11% rispetto allo scorso anno. In Belgio e nei Paesi Bassi, invece, il settore continua a confrontarsi con un mercato difficile, caratterizzato da consistenti giacenze residue, prezzi contenuti e condizioni climatiche sfavorevoli. Le flessioni stimate sono rispettivamente del 25% e del 17%.
Nella nuova stagione ci si aspetta quindi un mercato più leggero dal punto di vista delle quantità, che saranno limitate. Nella primissima parte della stagione sarà ancora presente la merce stoccata nelle celle europee, che permetterà di coprire l’intero anno commerciale.
Dal punto di vista qualitativo, si prevedono in generale calibri leggermente inferiori rispetto allo scorso anno, con un anticipo della raccolta nella maggior parte dei Paesi. Il cambiamento climatico rappresenta ormai il principale fattore di rischio per la melicoltura mondiale. La crescente frequenza degli eventi meteorologici estremi rende sempre più difficile garantire produzioni stabili, sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo, evidenziando la necessità di investire in strumenti di adattamento, innovazione varietale e sistemi di gestione del rischio.
L’andamento varietale
In tabella n. 2 vengono riportate le previsioni di produzione europee distinte per varietà.
Nel 2026 la produzione di molte varietà tradizionali sarà in calo rispetto allo scorso anno. In particolare, la Golden Delicious diminuirà dell’11% e la Gala del 9%, mentre la Fuji rimarrà sostanzialmente stabile, con una variazione positiva dell’1%.
Le nuove varietà club raggiungeranno invece un nuovo record, superando le 690.000 tonnellate prodotte, in aumento del 9%. In diminuzione anche la produzione di Red Delicious, che perderà il 5%, e di Granny Smith, in calo del 4%.
Uno sguardo alla situazione italiana
Nella tabella n. 3 si riportano le previsioni di produzione italiane a livello regionale ed in tabella 4 l’analisi varietale.

Per l’Italia, la produzione totale è stimata in 2.269.106 tonnellate, con una flessione del 2% rispetto al 2025.
A livello regionale, si prevede una diminuzione della produzione sia in Alto Adige, dove il calo stimato è del 2%, sia in Trentino, con una flessione del 9%. Nella maggior parte delle altre regioni è atteso invece un incremento.
Il Piemonte si conferma al terzo posto tra le regioni produttrici nazionali, con una crescita del 2%. Il Veneto registra un recupero del 2% rispetto alla scorsa campagna, caratterizzata dal maltempo e da una produzione relativamente contenuta. Anche l’Emilia-Romagna prevede un aumento della produzione, pari al 5%, così come il Friuli-Venezia Giulia, con una crescita del 9%.
La produzione biologica italiana è stimata in lieve calo, con una riduzione del 2% rispetto allo scorso anno. Con 171.333 tonnellate, rappresenta circa il 7,6% della produzione complessiva nazionale.

Per quanto riguarda le dinamiche varietali in Italia, si registra un calo dell’8% della Golden Delicious, la cui produzione raggiungerà 610.570 tonnellate. In diminuzione anche la Gala, con una flessione del 4%, mentre la Red Delicious rimane stabile rispetto allo scorso anno.
In recupero la Granny Smith, in aumento dell’11%, che conferma la tipica alternanza produttiva osservata negli ultimi anni. La Fuji continua invece a perdere terreno, con una diminuzione del 4%.
Le nuove varietà club raggiungono una produzione record di 346.602 tonnellate, in aumento del 7% rispetto al 2025. La produzione di Cripps Pink è sostanzialmente stabile rispetto all’annata record dello scorso anno e supera nuovamente le 150.000 tonnellate.
Dal punto di vista qualitativo, l’andamento climatico in Trentino-Alto Adige è stato nel complesso favorevole, in assenza di gelate, grandinate e precipitazioni significative. La fioritura si è svolta regolarmente, favorendo un buon avvio dell’allegagione nella maggior parte dei frutteti.
Si segnala tuttavia la presenza di alcuni impianti, in particolare di Golden Delicious, caratterizzati da un mancato ritorno a fiore in alcune zone e da una cascola dei frutticini superiore alla media degli ultimi anni.
Il calibro dei frutti è generalmente buono, grazie alle condizioni favorevoli durante le prime fasi di sviluppo, sebbene la crescita sia stata successivamente rallentata dalle temperature superiori alla media registrate a partire dalla metà di giugno, che hanno reso la situazione più complessa. L’inizio della raccolta è previsto in linea sia con lo scorso anno sia con la media pluriennale.
In Piemonte la produzione 2026 si prevede positiva. La fioritura è stata abbondante su tutte le varietà e i mesi primaverili hanno seguito il normale iter di sviluppo vegetativo. Ci si attende quindi una produzione con ottimo calibro e qualità. L’unico fattore da tenere sotto controllo è l’elevato livello delle temperature, insieme alle ondate di calore. La raccolta partirà con qualche giorno di anticipo.
Anche in Veneto ed Emilia-Romagna la prossima stagione si prevede complessivamente positiva, sia sotto il profilo quantitativo sia qualitativo. Le fitopatie risultano al momento ben contenute.
Dal punto di vista climatico, la primavera è stata favorevole, mentre le elevate temperature estive destano preoccupazione soprattutto per le varietà a maturazione più precoce, con il rischio di una riduzione del calibro e di una minore colorazione. Attualmente non si segnalano criticità legate alla siccità, grazie alla disponibilità di acqua per l’irrigazione, ma la situazione dovrà essere attentamente monitorata qualora le ondate di calore dovessero proseguire.
In Friuli-Venezia Giulia la produzione si prospetta buona e non si sono registrate avversità climatiche di rilievo. Sia il calibro sia la colorazione dei frutti sono previsti nella norma e non si segnalano particolari problematiche fitosanitarie. La raccolta si prevede quindi abbondante e anticipata di circa una settimana rispetto alla media.
Ad oggi, si stima che la quantità di mele destinate al mercato del fresco raggiungerà 2.008.380 tonnellate, in lieve calo rispetto allo scorso anno, pari all’1%, ma sostanzialmente in linea con la media degli ultimi tre anni.
La quantità di mele destinate all’industria di trasformazione, invece, è stimata in 260.700 tonnellate, in calo dell’8% rispetto allo scorso anno e pari all’11,4% del raccolto complessivo.
Fonte: Assomela