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21 settembre 2026

Pere Conference, il Belgio guarda all’Italia

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Ha 150 anni di storia alle spalle, è diffusa in tutta Europa, ma è in Belgio che trova un epicentro produttivo fondamentale, venendo poi esportata un po’ ovunque in Europa e nel mondo, compresa l’Italia, dove l’interesse sta crescendo di anno in anno.

È la pera Conference, uno dei frutti protagonisti della filiera agricola di questo Paese e ora protagonista di una campagna di promozione promossa dal VLAM, il centro fiammingo per il marketing agroalimentare e della pesca, cofinanziata dall’Unione europea.

Una storia lunga 150 anni

La varietà Conference fu scoperta in Inghilterra nella seconda metà dell’Ottocento dal vivaista Thomas Francis Rivers: il suo nome deriva dalla manifestazione nella quale venne presentata per la prima volta nel 1895, ovvero la “British National Pear Conference”. 

Oggi è tra le più coltivate in Europa e un punto di riferimento in Belgio, coprendo praticamente il 90% della produzione locale di pere, che si concentra soprattutto nelle Fiandre, in particolare nelle province di Limburgo, Brabante Fiammingo e Fiandre Orientali, dove è presente un clima solitamente temperato, terreni fertili e soprattutto un fondamentale patrimonio di competenze che si tramandano da generazioni e che poi hanno favorito, nel corso degli anni, anche lo sviluppo di una articolata filiera che copre tutte le fasi della sua produzione.

Alcuni numeri della produzione belga

Se in Belgio il comparto ortofrutticolo riveste un ruolo importante all’interno di quello agroalimentare (circa 1,7 miliardi di euro nel 2025, pari al 14% del valore complessivo della produzione agricola nazionale, ndr), le pere, e in particolare quelle della varietà Conference, rappresentano certamente il protagonista indiscusso. 

Con 10.834 ettari dedicati alla coltivazione delle pere da 889 aziende, nel 2025 sono state prodotte 392.519 tonnellate per un valore di poco più di 330 milioni di euro. “Naturalmente non possiamo consumare internamente tutte le pere che produciamo: sarebbe una missione impossibile e per questo esportiamo molto”, spiega a myfruit.it Veerle Van der Sypt, segretaria generale di Fresh Trade Belgium, la federazione professionale che rappresenta gli importatori, esportatori e grossisti di frutta e verdura fresca del Belgio.

Vocazione all’export, Italia in crescita

Paesi Bassi, Estonia, Germania e Spagna. Poi a seguire Regno Unito, Francia e infine anche l’Italia. Sono queste le principali destinazioni delle pere belghe, anche se, come ci hanno spiegato alcuni produttori durante il nostro tour alla scoperta della pera Conference, in realtà ormai arrivano anche in molti Paesi extra-Ue, a partire dalla Cina. 

Il nostro Paese sta cominciando a diventare un importatore sempre più interessante per i produttori belgi. Per ora varca le Alpi solo l’8%, 23.426 tonnellate per un valore di 23 milioni (dati 2025), ma, prendendo in considerazione gli ultimi 5 anni, la crescita è stata del 143% e le prospettive future paiono essere promettenti. 

“L’Italia è un paese già dotato di un’ottima cultura gastronomica e quindi sta a noi continuare a puntare sulla qualità delle nostre pere Conference” hanno detto a myfruit.it alcuni export manager di realtà di riferimento come Vergro, Bel’Export, Devos-Wouters, BelOrta e Calsa, durante una tavola rotonda organizzata da VLAM.

La duplice peculiarità della pera Conference

Croccante e rinfrescante quando è più soda e meno matura, più morbida e dolce se passa più tempo dalla raccolta: è la duplice veste che può assumere la pera Conference, particolarmente versatile nella conservazione, così come poi nella proposta sul mercato a seconda dei gusti presenti nei diversi Paesi di destinazione.

Uno dei principali punti di forza di questa varietà è soprattutto la shelf life, grazie anche alla presenza di moderni impianti di post-raccolta che consentono la sua conservazione fino a dieci mesi dalla raccolta. 

Ed è proprio sui tempi di raccolta e sul mantenimento e miglioramento delle caratteristiche organolettiche che si gioca una partita molto importante in questo momento, a causa soprattutto dei cambiamenti climatici in atto, che ovviamente anche in Belgio si stanno facendo sentire con forza.

Sperimentazione e ricerca

“La pera Conference presenta caratteristiche molto importanti. È, prima di tutto, un frutto molto consistente, facile da conservare e da trasportare. Tuttavia, l’aspetto più delicato riguarda la sua qualità gustativa: è proprio su questo che lavoriamo ormai da circa quarant’anni”. Dany Bylemans è il direttore generale di PCfruit, l’importante centro di ricerca per la frutticoltura delle Fiandre e del Belgio, con sede a Sint‑Truiden, nel Limburgo fiammingo, una delle principali aree frutticole belghe e quindi anche delle pere Conference. 

Campo sperimentale di PCfruit

Su circa 62 ettari di frutteto a disposizione, il centro conduce sperimentazioni su sistemi di allevamento, nuove varietà, portainnesti, difese fitosanitarie, parassiti e malattie, collaborando attivamente con le aziende del territorio. 

“La seconda ragione per cui puntiamo così tanto sulla Conference è che si tratta della pera più esportata, anche al di fuori dell’Europa – continua Bylemans –, tanto che in alcuni mercati è considerata una buona alternativa alla mela”.

La sfida del clima

La finestra di raccolta della pera Conference va oggi, indicativamente, dal 15 agosto fino alla fine di questo mese. Ma in passato, invece, la data di raccolta era spostata al 15 settembre. Effetto del cambiamento climatico. Quest’anno, ad esempio, la raccolta è iniziata il 19 agosto”, ci spiega Ann Schenk, responsabile di progetti di ricerca applicata presso il Flanders Centre of Postharvest Technology (VCBT), centro belga di ricerca e innovazione specializzato nella gestione post-raccolta di frutta e verdura. 

Ann Schenk

Se con una temperatura di 9,5 gradi la raccolta inizia intorno a metà settembre, con 12 gradi si anticipa anche di un mese. “All’inizio delle nostre rilevazioni alla fine degli anni Novanta e per i primi anni del 2000 – continua la ricercatrice – non si registravano grandi differenze tra un anno e l’altro. Negli ultimi anni, invece, una stagione può avere una raccolta tardiva e quella successiva una raccolta precoce. La variabilità è molto maggiore”.

Questo significa non solo accelerazione della maturazione, ma anche frutti dal calibro inferiore. “Un punto di forza della Conference, però, è che rispetto ad altre cultivar di pere, non è molto sensibile alle scottature solari” conclude Ann Schenk. “Come mitigare questi effetti? Attraverso l’irrigazione: sarà necessaria in futuro, perché in presenza di una forte siccità oltre a frutti di piccolo calibro ci sono anche più problemi di tenacità della polpa”.

Invasi per l’irrigazione e ricerca di nuove varietà

“Siamo fortunati ad avere abbastanza acqua e ad aver ottenuto, molti anni fa, l’autorizzazione per realizzare un invaso e un pozzo. Oggi, per nuovi produttori o nuovi impianti, è molto difficile ottenere autorizzazioni di questo tipo”, ci spiega Kris Wouters, a capo dell’omonima azienda di famiglia e che dall’anno scorso ha unito le forze con un’altra azienda privata, Devos, formando un’unica realtà. “Qui l’acqua viene utilizzata non solo per l’irrigazione estiva, ma anche in primavera, quando c’è il rischio di gelate. Questo è infatti un altro degli effetti del cambiamento climatico”. Facendo più caldo in primavera, inizia prima la fioritura e quindi le gelate possono fare danni molto consistenti.

Kris Wouters

Dei circa 60 ettari complessivi a disposizione dell’azienda, la stragrande maggioranza è dedicata alla pera Conference: non mancano sperimentazioni, soprattutto la ricerca di forme di allevamento differenti da quelle tradizionali e che possono consentire di aumentare il livello qualitativo del frutto finale. “Dipendere comunque da un’unica cultivar è rischioso, sia dal punto di vista commerciale, quando l’offerta è eccessiva, sia per le condizioni climatiche” afferma ancora Kris Wouters. “Per questo è importante piantare e sperimentare nuove varietà. Quando ne troviamo una interessante, cerchiamo di acquisirne la licenza per poi coltivarla”.

Moderni impianti di lavorazione e il sistema di vendita all’asta

Italia e Spagna sono mercati importanti per noi e per questo motivo la varietà Conference è strategica per la cooperativa” ci spiega Kris Jansl, direttore della business unit frutta di BelOrta, una delle cooperative ortofrutticole più importanti e antiche del Belgio, che vede nel sito di Borgloon, nel cuore della regione frutticola di Haspengouw, nel Limburgo, il suo centro propulsore. Oltre 1.000 produttori soci, un fatturato superiore ai 650 milioni di euro, più di 770 milioni di unità vendute ogni anno, più di 200 prodotti in assortimento e una presenza in oltre 75 Paesi nel mondo. 

Nonostante ci sia grande attenzione anche alle nuove varietà di pere, l’89% dei 4600 ettari dedicati a questo frutto dai soci è riservato tuttora alle Conference. “L’export, nel caso delle pere, per noi vale il 90%, i mercati più importanti sono Francia, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito. L’Italia, in crescita, vale al momento il 5%”.

Kris Jansl

Nel 2023 è stato inaugurato un moderno centro di pre-selezione, selezione e confezionamento di pere e mele che permette di realizzare soluzioni su misura per i clienti con sistemi di packaging ad hoc. Fondamentale da BelOrta è inoltre la vendita dei suoi prodotti attraverso un sistema di asta che la cooperativa utilizza sin dal 1992. Il sistema funziona in modo discendente: il prezzo parte da un livello iniziale e cala rapidamente finché un compratore – Gdo, grossisti, esportatori, horeca e foodservice, non ferma l’orologio. Sia la nuova sala di Sint-Katelijne-Waver che quella di Borgloon, più piccola e raccolta, ma ugualmente moderna, donano l’impressione di essere in una Wall Street dell’ortofrutta. 

“Il sistema dispone di sei orologi digitali ed è collegato in tempo reale a livello mondiale. Le aste funzionano con una precisione al millisecondo e si basano su lotti di qualità uniforme – conclude Jansl – Abbiamo più di 500 acquirenti. Esistono anche altri canali di vendita, ma la parte principale del commercio avviene tramite l’asta a orologio”. 

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