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07 gennaio 2026

Mele, Ismea: "Stagione 2025-26 all'insegna della qualità"

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La campagna commerciale 2025/26 delle mele italiane è partita con un’impostazione positiva. A dirlo il report di Ismea "Tendenze frutta, focus mele", pubblicato alla fine di dicembre.

Lo scenario in sintesi 

Dal punto di vista quantitativo, l’offerta nazionale di mele da tavola si colloca su livelli molto simili a quelli dell’ultimo anno - il che significa che sono state superati i 2 milioni di tonnellate - mentre il profilo qualitativo risulta complessivamente elevato, con una buona distribuzione dei calibri.

Sul fronte varietale, continua a crescere la disponibilità delle mele club, elemento che consente una segmentazione più spinta dell’offerta e l’adozione di strategie di marketing maggiormente mirate. Le vendite all’interno del sistema melicolo organizzato mostrano, sin dall’inizio della stagione, un andamento positivo, in particolare sul mercato italiano, con un ritmo di decumulo sostanzialmente allineato a quello dell’annata precedente.

Anche le spedizioni verso i mercati extra Ue procedono con buon dinamismo. Un segnale incoraggiante proviene dalla riapertura del Canale di Suez, lungo il quale sono tornati a transitare alcuni carichi dopo un periodo in cui la tratta era risultata quasi impraticabile, con importanti ripercussioni sui tempi logistici e sui costi di trasporto. 

Parallelamente, gli operatori del settore sono molto attivi nella ricerca di nuovi sbocchi sui mercati terzi, con particolare attenzione alle aree del Centro e Sud America.

Il focus sulla produzione italiana

Secondo i dati Istat, negli ultimi anni le superfici dei meleti in Italia si sono stabilizzate intorno ai 54mila ettari, con una marcata concentrazione nelle Province autonome di Bolzano e Trento, che da sole rappresentano il 49% del totale nazionale. Seguono Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna, che complessivamente costituiscono circa il 30% del potenziale produttivo, mentre la Campania mantiene un ruolo distintivo grazie alla produzione della varietà Annurca.



Non emergono variazioni significative del potenziale produttivo rispetto al 2024, né rispetto alla media dell’ultimo triennio. Per il 2025, Assomela stima una produzione nazionale di 2.317.545 tonnellate, un valore in linea con quello dell’anno precedente e superiore di circa il 5% alla media 2022‑2024.

Rispetto al 2024, nel 2025 c’è stato un incremento produttivo in Alto Adige, Trentino, Campania e Lombardia, mentre in Piemonte, Veneto e Friuli‑Venezia Giulia un calo. La qualità generale è stata molto buona per tutte le principali varietà. 

La quantità destinata al mercato del fresco ha raggiunto 2.037 milioni di tonnellate, in aumento del 2% rispetto al 2024 e del 9% rispetto alla media degli ultimi tre anni. La produzione biologica si è attestata a 174.599 tonnellate, in calo del 6% sul 2024.

La Golden Delicious si conferma la cultivar più rappresentata, seguita dal gruppo Gala e dal trio Granny Smith, Fuji e Red Delicious. L’offerta delle nuove varietà ha superato complessivamente le 300mila tonnellate. 

Il punto sull'Europa

Secondo le ultime stime del Wapa (World apple and pear association), la produzione europea di mele per la campagna 2025/26 dovrebbe attestarsi a poco meno di 11 milioni di tonnellate, segnando un incremento del 5% rispetto alle previsioni diffuse ad agosto. 

L’aumento è legato alle condizioni meteorologiche più favorevoli di fine estate, che hanno consentito un miglioramento del calibro e della colorazione delle varietà di media e tardiva maturazione. Il rialzo delle stime riguarda soprattutto la Polonia, con un incremento di circa 400mila tonnellate, seguita dalla Germania (+70mila tonnellate) e, in misura minore, da Belgio, Paesi Bassi e Francia.

A livello globale, gli scambi internazionali di mele movimentano circa sette milioni di tonnellate, per un valore complessivo di 7.077 milioni di euro. Nella campagna 2024/25 l’Italia è il principale paese esportatore mondiale, con spedizioni per 1.173 milioni di euro e una quota in valore del 16%, seguita dagli Stati Uniti (14%) e dalla Cina (13%).

Mele, saldo commerciale top

Tra i prodotti ortofrutticoli italiani, la mela si conferma quello con il miglior saldo della bilancia commerciale. Nell’ultima campagna, da agosto 2024 a luglio 2025, l’Italia ha registrato un avanzo record di 1.146 milioni di euro, grazie all’esportazione di 1.068 milioni di chili di mele. 

Si tratta di un volume storico, secondo soltanto ai 1.086 milioni di chili esportati nella campagna 2016/17. Rispetto alla stagione precedente, il saldo commerciale è aumentato del 19%, raggiungendo il livello più elevato di sempre. 

Questo risultato è dovuto esclusivamente alla crescita dei volumi esportati (+24%), mentre il prezzo medio all’export è diminuito di 4 centesimi al chilo (-3,7%). Grazie a questi numeri, l’Italia ha conquistato la prima posizione tra gli esportatori mondiali, superando Stati Uniti e Cina.

La Germania si conferma il primo mercato di destinazione, con una quota del 30% del valore totale e un incremento del 26% nei volumi e del 23% negli introiti rispetto alla campagna 2023/24. Segue la Spagna, stabile al secondo posto con una quota dell’11%, in aumento del 9% su base annua e del 32% rispetto alla media triennale.

Al terzo posto si colloca l’Arabia Saudita, in crescita del 10% rispetto alla campagna precedente e del 6% rispetto al triennio. In quarta posizione figura il Brasile che, pur registrando un calo del 14% sull’ultimo anno, mostra un aumento del 54% rispetto alla media triennale. Quinto il Regno Unito, in lieve flessione (-5% sull’anno, -1% sul triennio). 

Da segnalare il forte avanzamento dell’Egitto, che balza dal dodicesimo al sesto posto grazie a un incremento record del 171%. Israele scende al settimo posto, pur mantenendo una crescita significativa (+22% sull’anno e +53% sul triennio).

I Paesi Bassi scivolano all’ottavo posto, pur registrando un incremento del 25% rispetto alla campagna precedente e del 41% sul triennio. Tra gli altri mercati dinamici spiccano Repubblica Ceca, Austria, Emirati Arabi e Romania. In ripresa anche l’India, che cresce del 18% sull’anno pur restando il 35% sotto i livelli medi triennali.

La campagna 2024/25 ha fatto segnare volumi esportati superiori alla media in ogni mese, con picchi eccezionali nei mesi di gennaio e maggio 2025.

Sul fronte delle importazioni, l’Italia ha acquistato 28,4 milioni di chili di mele nella campagna 2024/25, un valore allineato agli ultimi tre anni e in crescita del 9% rispetto alla campagna precedente. Il prezzo medio ha risentito delle dinamiche del mercato globale, aumentando di circa 3 centesimi al chilo rispetto alla campagna precedente, fino a raggiungere 0,96 euro/chilo.

Per quanto riguarda i mercati di approvvigionamento, circa il 70% della spesa totale riguarda prodotti provenienti dall’Unione Europea, mentre il 30% è riferito a Paesi extra Ue. Una parte significativa delle importazioni dai Paesi Bassi deriva però da triangolazioni di prodotto originario dell’emisfero australe.

Nell’ultima campagna, la Francia è risultata il primo fornitore dell’Italia, mentre il Cile si è confermato il principale fornitore extra Ue, con una quota del 28% del valore complessivo delle importazioni. Seguono Germania (12%), Slovacchia (6%), Polonia e Spagna (5% ciascuna).

Il flusso mensile di importazioni varia stabilmente tra due e cinque milioni di chilogrammi, con picchi ricorrenti nei mesi di ottobre e novembre.

I consumi domestici sono in calo

I dati Ismea-NIQ degli acquisti di mele – sia sfuse sia confezionate - per il consumo domestico della campagna commerciale 2024/25 (da agosto a luglio) evidenziano una lieve riduzione (-3%) rispetto alla campagna precedente. Di contro, il prezzo medio al dettaglio è cresciuto del 2 per cento, mentre la spesa delle famiglie è diminuita dell’1,3.

Rispetto ai dati degli acquisti medi delle ultime tre campagne commerciali, si registra una piccola flessione delle vendite in quantità (-3%) mentre la spesa è cresciuta del 5 per cento.

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