Francia e Italia hanno avviato contatti con l’Iran per cercare di garantire il passaggio sicuro delle navi europee attraverso lo Stretto di Hormuz. L’obiettivo è ridurre il rischio di interruzioni nelle rotte marittime da cui transitano petrolio e gas provenienti dal Golfo Persico, uno dei nodi più sensibili per l’equilibrio energetico globale.
Secondo diverse fonti diplomatiche citate dalla stampa internazionale, i colloqui sarebbero ancora in una fase preliminare e non esistono al momento garanzie su un possibile accordo. Tuttavia, l’iniziativa segnala la crescente preoccupazione delle capitali europee per l’impatto economico e commerciale della crisi nell’area.
Palazzo Chigi smentisce
E' notizia di poco fa (subito prima la pubblicazione di venerdì pomeriggio, 13 marzo, ndr). Secondo l'Ansa, la presidenza del Consiglio dei ministri avrebbe smentito l'apertura di negoziati bilaterali o trattative dirette con l'Iran per garantire il passaggio delle navi italiane attraverso lo Stretto di Hormuz.
Rotte energetiche sotto pressione
La sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz è diventata uno dei temi centrali del confronto geopolitico nelle ultime settimane. Come è già stato riferito da myfruit, la possibilità di restrizioni o blocchi al traffico marittimo rappresenta uno dei principali fattori di instabilità per i mercati energetici.
Un eventuale rallentamento delle spedizioni dal Golfo non avrebbe conseguenze solo per petrolio e gas, ma anche per l’intera logistica marittima internazionale. Armatori, assicuratori e operatori commerciali si trovano infatti a gestire un contesto caratterizzato da rischi crescenti, premi assicurativi più elevati e difficoltà nella pianificazione delle rotte.
Il passaggio selettivo indicato da Teheran
A complicare il quadro sono arrivate anche alcune dichiarazioni provenienti da Teheran. Autorità iraniane hanno lasciato intendere che il passaggio nello stretto potrebbe non essere garantito a tutte le navi in modo indistinto. Alcuni Paesi, tra cui la Cina, continuerebbero a beneficiare di condizioni favorevoli per il transito, mentre gli Stati ritenuti ostili potrebbero non avere le stesse garanzie.
Un’impostazione di questo tipo introdurrebbe un criterio selettivo nella gestione del traffico marittimo, aumentando l’incertezza per le compagnie di navigazione e per gli operatori energetici. Il rischio, quindi, non riguarda soltanto la sicurezza delle rotte ma anche la prevedibilità delle catene di approvvigionamento.
Washington prova a raffreddare il mercato del petrolio
Nel frattempo gli Stati Uniti stanno cercando di attenuare l’impatto della crisi sui mercati energetici. Con il Brent stabilmente intorno ai 100 dollari al barile, Washington ha autorizzato temporaneamente la vendita di carichi di petrolio russo già in navigazione, ampliando una deroga concessa pochi giorni prima.
La misura riguarda soltanto il greggio caricato prima del 12 marzo e resterà valida per circa un mese. Si tratta di un intervento pensato per aumentare rapidamente la disponibilità di petrolio sui mercati internazionali, affiancato al rilascio programmato di oltre 170 milioni di barili dalla riserva strategica statunitense.
Secondo diversi analisti, tuttavia, l’effetto potrebbe essere limitato. I volumi di greggio russo attualmente in navigazione rappresenterebbero solo pochi giorni delle esportazioni potenzialmente a rischio dal Golfo, segno di quanto la stabilità dello Stretto di Hormuz continui a essere determinante per l’equilibrio energetico globale.