Politiche agricole

13 maggio 2026

Mandorle, in Sardegna c'è la legge e 15 milioni

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Aranzada, pardulas, sospiri, guelfos, amaretti e tanti altri. Sono i dolci sardi alle mandorle che in ogni paese sardo, ognuno con le sue peculiarità, vengono prodotti da pasticcerie locali  e in casa. Immancabili in battesimi, matrimoni, feste patronali, Pasqua, Natale. 

Un sapere antico che nutre un'economia locale che si arricchisce con il turismo. Bene, ma non tutti i dolci usano mandorle sarde: la produzione è limitata e non riesce a coprire la domanda. Senza dimenticare il costo più alto rispetto a quelle spagnole o californiane. 

Si può fare qualcosa per dare più spazio alla coltura del mandorlo? Secondo il consiglio regionale sardo sì. Nei giorni scorsi ha infatti approvato  una legge dedicata a "Interventi per la valorizzazione della coltura del mandorlo". A disposizione ben 15 milioni. 

Il rilancio del mandorlo sardo 

Già nelle prime righe della legge emerge la logica alla base della norma: "La Regione Sardegna promuove il rilancio della coltura del mandorlo". Si guarda al passato perché si "riconosce e tutela la biodiversità, nonché il valore economico e ambientale delle varietà autoctone di mandorlo storicamente presenti nel territorio regionale". 

Ok da un lato, ma queste mandorle identitarie sono sostenibili, in termini di resa e qualità, nella dimensione economica? Sembra che il tema sia stato valutato dal legislatore che nella norma sottolinea che si "sostiene lo sviluppo e l'utilizzo delle diverse varietà di mandorlo, in linea con le esigenze dell'agricoltura moderna sostenibile, dell'innovazione tecnologica e del mercato agroindustriale". Serve anche una visione industriale se si vuole competere con le mandorle che arrivano dall'estero.

Le azioni concrete: a nuovi impianti al marketing territoriale 

In concreto, gli obiettivi della legge sono legati alla promozione di nuovi impianti e al recupero di quelli esistenti nelle aree naturalmente vocate. A questo si accompagna al rafforzamento delle filiere produttive complete e creazione di reti di collaborazione per i servizi di supporto al settore. Accanto al prodotti secco si vuole tutelare il patrimonio dolciario a base di mandorla della tradizione sarda, proteggere un importante mercato di sbocco. 

Naturalmente si promuove la commercializzazione e l'internazionalizzazione dei prodotti con il marketing territoriale e l'accesso ai mercati esteri. Quest'ultima una sfida molto ardua vista la concorrenza spagnola e californiana e la mancanza di riconoscibilità e notorietà delle mandorle sarde. Sarebbe già un buon risultato soddisfare la domanda regionale. 

Spazio ai giovani 

C'è tanto di sociale in questa legge visto che si crea una corsia preferenziale per i giovani agricoltori e le iniziative delle aree svantaggiate. Non mancano le risorse che vengono sottolineate dall'assessore regionale all'Agricoltura Francesco Agus. 

"Approvata la legge da 15,4 milioni. Via libera unanime del Consiglio regionale alla legge per il sostegno e il rilancio della filiera del mandorlo in Sardegna. Risorse mirate per rafforzare produzione, trasformazione e organizzazione del comparto, con l’obiettivo di dare nuova prospettiva a una coltura identitaria. Come Assessorato, insieme alle agenzie agricole, saremo presto al lavoro per dare attuazione alla legge e rendere rapidamente operative le misure previste".

L'offerta sarda non riesce a competere con i prezzi internazionali 

Nel suo intervento in Aula, l’assessore Agus ha evidenziato con nettezza le ragioni che hanno portato la Sardegna ad approvare la legge. Una norma che nasce "per rispondere a una criticità strutturale: la domanda di mandorle da parte dell’industria dolciaria sarda è oggi molto superiore alla produzione locale". 

Secondo Agus, questo squilibrio genera due effetti immediati. Da un lato, le aziende di trasformazione sono spinte a importare mandorle dall’estero, spesso sotto forma di semilavorati più economici. Dall’altro, questa dinamica disincentiva i produttori sardi, che vedono ridursi l’interesse economico a investire in una coltura che non riesce a competere con i prezzi internazionali.


Attenzione: bene la tradizione, ma attenzione alle logiche di mercato

“È un meccanismo che finisce per spiazzare il nostro settore primario”, ha spiegato l’assessore. “Con questa legge proviamo a scardinarlo, offrendo una corsia preferenziale a chi vuole investire nella coltivazione del mandorlo”. Un passaggio centrale del suo intervento riguarda il rapporto tra biodiversità e sostenibilità economica. La Regione, ha spiegato Agus, ha il dovere di preservare e valorizzare il patrimonio genetico locale, ma questo non sempre coincide automaticamente con le logiche di mercato. Per questo motivo, la legge punta a creare condizioni economiche reali, non semplici auspici.

Evitare l'assistenzialismo, esperienze di aziende

“Il nostro obiettivo non può essere distribuire risorse sperando che, da qualche parte, si generi economia. L’economia deve stare sul mercato: solo così gli investimenti pubblici diventano un volano e non un trasferimento da ripetere ogni anno”. Il dato è chiaro: se non si ragiona guardando le richieste del mercato si rischia di creare assistenzialismo. 

Non mancano esperienze imprenditoriali interessanti come Mandorle di Sardegna che riesce a completare il ciclo produttivo, offrire sul mercato il prodotto fresco e differenziare con il turismo tra i mandorleti e che in questi giorni ha ricevuto ospiti californiani incuriositi dal legame della Sardegna con le mandorle.

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