Riflettori accesi su Macfrut. Stamattina, a Rimini, si sono aperti i battenti della fiera italiana della filiera ortofrutticola.
“Macfrut è più di una fiera, è l’occasione per creare rapporti e rafforzare legami con altri Paesi del mondo", ha sintetizzato il ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e foreste, Francesco Lollobrigida, durante il taglio del nastro.
Piattaforma strategica
“Macfrut è una piattaforma internazionale strategica per l’ortofrutta e per un sistema come quello dell’Emilia Romagna - ha commentato Michele De Pascale, presidente Regione Emilia Romagna - Parliamo di un comparto che nel 2025 ha superato un miliardo e 446 milioni di euro di valore della produzione, confermandosi una delle leve principali dell’agroalimentare regionale e un punto di forza del nostro sistema economico".
"La Regione continua a investire in modo concreto, mettendo in campo strumenti e risorse per sostenere la competitività delle imprese, accompagnarne i processi di innovazione e rafforzarne la capacità di stare sui mercati. Interventi che vanno dalla difesa del potenziale produttivo, con i progetti sui Frutteti protetti, fino all’utilizzo delle risorse europee per sostenere sostenibilità ambientale, sviluppo tecnologico e organizzazione della filiera. Allo stesso tempo, è fondamentale presidiare con forza il livello europeo, perché le scelte che si stanno definendo sulla nuova Politica agricola comune e sull’assetto delle risorse avranno un impatto diretto sul futuro delle nostre imprese. Per questo lavoriamo per difendere il ruolo delle politiche comuni e per garantire condizioni che consentano al settore di continuare a crescere, investire e competere sui mercati internazionali”.
Tanti dall'estero
“Agenzia Ice porta a questa edizione del Macfrut 920 operatori esteri qualificati da oltre 80 Paesi, più del doppio rispetto allo scorso anno - ha puntualizzato Lorenzo Galanti, direttore generale di Agenzia Ice - Sono già previsti oltre 5mila incontri b2b tra operatori esteri e aziende espositrici italiane. Si tratta di un vero salto di qualità per una fiera già molto internazionalizzata come il Macfrut, che espone una intera filiera di primaria rilevanza per il nostro export e illustra le ultime tendenze in fatto di innovazione e sostenibilità. L’obiettivo è favorire, con il Maeci e il Masef, per tutti i segmenti della filiera ortofrutticola, una diversificazione dei mercati di esportazione per far fronte alle sfide di oggi e continuare a esportare l’eccellenza italiana nel mondo”.
Patrizio Neri, presidente di Macfrut: “Questa è un’edizione che vede una partecipazione internazionale straordinaria, segno di un dialogo che non ha confini. L’ortofrutta è un settore strategico del nostro Paese tanto da rappresentare un quarto della nostra produzione agricola nazionale. Macfrut è la vetrina dell’Italia nel mondo, l’evento nel quale tutta la filiera si incontra per fare business e intercettare trend e tendenze in atto. Siamo consapevoli che qui si può disegnare il futuro del settore attraverso a una visione che poggia su tre pilastri: innovazione, sostenibilità e connessione”.
Ortofrutta pilastro
Luca Sammartino, assessore all’Agricoltura Regione Siciliana partner di Macfrut 2026: “L'ortofrutta è uno dei pilastri dell'agricoltura siciliana. Essere a questo evento vuole dire ribadire un impegno concreto per la valorizzazione delle nostre eccellenze sempre più protagoniste del mercato internazionale. Quest'anno la Sicilia è Regione Partner di Macfrut. La Sicilia non è solo la terra delle eccellenze Dop e Igp, dai famosi agrumi al pistacchio, ma è diventata il cuore pulsante della produzione italiana di frutta tropicale. Avocado, mango e papaya ‘made in Sicily’ rappresentano oggi la nuova frontiera dell'agroalimentare regionale, simbolo di un'agricoltura capace di innovare e adattarsi alle sfide climatiche”.
L’indagine di Nomisma
Ersilia di Tullio responsabile strategic advisor Nomisma, ha presentato una indagine su Mercati internazionali e ortofrutta italiana: una sfida geopolitica, standard di sostenibilità competitività.
Dai dati Nomisma emerge che il settore ortofrutticolo in Italia coinvolge oltre 150mila imprese per una superficie di 887mila ettari. Il valore alla produzione è di 17 miliardi di euro, pari al 26% dell’agroalimentare italiano.
L’export di ortofrutta fresca e trasformata nel 2025 è stato di 12,9 miliardi e incide del 18% sul totale dell’agroalimentare. Negli ultimi sei anni (2020-2025) in doppia cifra è stata la crescita dell’export sia di ortaggi (+38,1%) che della frutta (+37,1%).
Riguardo i mercati l’export del fresco è concentrato prevalentemente nell’Unione Europea tanto da incidere dell’83% per gli ortaggi e il 76% per la frutta. L’Italia è all’undicesimo posto mondiale nell’esportazione di ortaggi e al dodicesimo nella frutta fresca.
L’indagine ha evidenziato due criticità del settore. Anzitutto l’instabilità geopolitica che incide direttamente sulla continuità e sui costi delle catene logistiche, che per l’ortofrutta fresca sono particolarmente critiche. In secondo luogo il cambiamento climatico e le emergenze fitosanitarie che generano effetti rilevanti sulle produzioni agricole con l’ortofrutta fra le colture più esposte.
Drei, Confcooperative: "Settore cresciuto tanto, ricevuto poco"
“L’incidenza del comparto ortofrutticolo sul valore della produzione agroalimentare nazionale è superiore al 20% ma, nell’attuale programmazione, al settore arrivano circa 300 milioni all’anno, ossia solo il 4% dell’ammontare complessivo della spesa Pac. Non cambia di molto il quadro a livello comunitario, dove le risorse destinate all’ortofrutta nella Ocm di settore incidono per meno del 2% sul budget complessivo comunitario, a dispetto di un peso economico pari al 14% di tutto il valore dell’agroalimentare Ue”. (fonte: Ismea/Masaf, Commissione Ue, Copa-Cogeca). Lo ha detto il presidente di Fedagripesca Confcooperative Raffaele Drei intervenendo oggi alla cerimonia di inaugurazione di Macfrut.
Drei ha posto così l’attenzione su quello che è a tutti gli effetti un “notevole squilibrio, in particolare a livello nazionale, tra il valore prodotto dal settore e l’ammontare degli aiuti che riceve”. Ecco perché – ha argomentato Drei – noi continuiamo con forza a chiedere di mantenere e di rafforzare ulteriormente l’Ocm ortofrutta. Anche in considerazione dei tagli previsti al budget agricolo nella nuova programmazione comunitaria, è legittimo chiedere che vengano mantenuti livelli di aiuti analoghi al precedente periodo”.
L’Ocm ortofrutta, con il suo modello basato sulle Op e sui programmi operativi, ha dimostrato in questi anni di spendere al meglio le risorse comunitarie”, ha ricordato il presidente di Fedagripesca Confcooperative, che associa e rappresenta oltre 45mila produttori ortofrutticoli, riuniti in 500 cooperative (il fatturato supera i 9 miliardi di euro, di cui 1,2 generato dall’export).
“È stato proprio grazie all’Ocm che l’ortofrutta – ha spiegato Drei - è riuscita in passato a superare crisi drammatiche, in virtù della capacità delle Op di stimolare l’innovazione, la concentrazione e la programmazione dell’offerta e garantire una distribuzione del valore lungo tutta la filiera. In particolare, le misure agroambientali hanno aiutato le imprese a far fronte alle conseguenze di alcune scelte politiche spesso eccessive derivanti dalla strategia del Green deal, che hanno messo a dura prova la capacità produttiva dell’Ue. Tanta strada è stata fatta – ha concluso il presidente di Fedagripesca – e ora è di fatto impossibile procedere con ulteriori forzature. Auspichiamo piuttosto che vengano presto introdotte nuove tecnologie come le Tea e le Rna”.
Cia: export settore decolla a +11%, ma senza manodopera, futuro in pericolo
Dunque, mentre l’Italia si conferma tra i primi tre esportatori europei, insieme a Spagna e Paesi Bassi, operando in oltre 100 nazioni con un’offerta che spazia dalle mele ai kiwi, dall’uva da tavola agli ortaggi in serra, il destino del comparto -torna a ripetere Cia- resta comunque in bilico a causa di una carenza di personale che è ormai un dramma sistemico per il settore.
“Le aziende ortofrutticole -ha precisato Fini nel dibattito sulla competitività del settore- hanno sempre più bisogno di reperire manodopera in tempi rapidi e di semplificazione effettiva nella gestione del lavoro stagionale, riducendo drasticamente gli oneri burocratici legati alle assunzioni”.
Sono essenziali azioni concrete, richieste da tempo, in termini di snellimento delle procedure contrattuali con strumenti flessibili e digitalizzati per il lavoro stagionale e occasionale, come i voucher agricoli rivisitati. In secondo luogo, è fondamentale accelerare rispetto a un sistema unico dei controlli che coordini le attività ispettive, eliminando duplicazioni e garantendo verifiche più semplici per le aziende agricole. Ancora, serve una riforma dei flussi migratori che superi la logica dell’emergenza, passando a una programmazione continua e pluriennale basata sulle effettive richieste mappate a livello territoriale e sulle esigenze produttive.
Basta con il click day che non rispecchia i tempi delle aziende -precisa Cia-. Si potrebbero creare “corridoi verdi” per i lavoratori extracomunitari, richiesti tramite i protocolli ministeriali delle organizzazioni datoriali. Senza tralasciare il supporto alle politiche abitative per gli operai agricoli.
Inoltre, va rivista la Legge 199/2016 contro il caporalato. Cia suggerisce di semplificare le procedure, con uno sportello digitale agricolo, che concentri in un’unica piattaforma, l’iscrizione alla Rete del lavoro agricolo di qualità (da incentivare, a oggi troppi gli obblighi richiesti), le comunicazioni obbligatorie e la verifica dei requisiti.
“Questi sono passaggi chiave su cui si può intervenire. Vanno superati e risolti una volta per tutte” ha ribadito il presidente nazionale di Cia, Fini, richiamando anche altri problemi storici del settore, come il mancato riconoscimento del valore lungo la filiera, e le criticità più recenti e complesse scaturite dal conflitto in Medio Oriente, in primis l’aumento dei costi di produzione, con il caro gasolio e fertilizzanti. In particolare, gli azotati, come l’urea, in deciso aumento sui mercati internazionali, per effetto sia dei rialzi di energia e gas, che delle criticità negli approvvigionamenti tramite Hormuz.
“Con l’intensificarsi delle attività nei campi e, quindi, una maggiore richiesta di input energetici, servono sforzi aggiuntivi quantomeno fino a tutto maggio -ha concluso-. Chiediamo alle istituzioni nazionali di mantenere alta l’attenzione sulle esigenze dei produttori ortofrutticoli, così come già dimostrato con il credito di imposta del 20% sull’acquisto di gasolio agricolo, da Cia sollecitato sin dal Dl Bollette. Dall’Europa, invece, occorre la sospensione del patto di stabilità e l’esclusione del settore primario dal razionamento anticrisi. La sicurezza alimentare va garantita in senso assoluto, deve essere alla base della politica Ue”.