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01 luglio 2026

La leva della frutta locale in Gdo il caso Consum

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Puntare sulla frutta locale sta diventando per molte insegne una leva decisiva per rendere davvero distintivo il reparto ortofrutta. Una strategia che vediamo in molte insegne italiane, ma presene anche in Spagna. Il caso di Consum, il terzo gruppo di distribuzione della Spagna per dimensioni nel settore cooperativo, mostra risultati concreti. 

Nei giorni scorsi la notizia: la cooperativa prevede di acquistare oltre 8.720 tonnellate di drupacee per la campagna estiva, con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente. Tutto prodotto nazionale, proveniente dalle principali aree frutticole spagnole, che rafforza la politica di prossimità dell’insegna e consolida la fiducia dei clienti verso un’offerta stagionale e territoriale. Una filosofia anche green, questa la sfida delle insegne che guardano al futuro. Consum, per esempio, lavora sull'economia circolare e il 98% dell'energia è da fonti rinnovabili. 

La leva della frutta nazionale e di prossimità

La leva è sicuramente reputazionale nei confronti della clientela, ma ha una solida base di valorizzazione della propria offerta nel reparto: "Frutta fresca nel suo momento ottimale di consumo per tutta la durata della campagna primaverile estiva". Naturalmente viene facile in Spagna dove non manca la frutta estiva. Nello specifico si punta soprattutto sulle dupracee: albicocche, pesche (gialle e rosse), nettarine, paraguayo (pesca piatta, molto diffusa in Spagna), susine, nespole e ciliegie. Si è partiti a primavera e si chiude ad ottobre. Il nespolo e la ciliegia, primi ad arrivare, concludono la loro campagna rispettivamente a giugno e luglio, mentre le altre referenze entrano progressivamente in assortimento.

Un più 15% da Valencia 

Nella Comunità Valenciana, la cooperativa prevede di superare 1,13 milioni, pari a un +15% rispetto al 2025.Bene anche in Catalogna con frutta di prossimità proveniente da Lérida e Tarragona, la previsione è di raggiungere 382.500 chili, un aumento del 16% rispetto alla campagna precedente. Oltre la prossimità emerge l'investimento nei prodotti di origine  come in Murcia dove spicca il pesco con indicazione geografica protetta di Cieza, per il quale si stimano oltre 32.500 chili, pari a un +26% rispetto al 2025. Insomma la territorialità è un elemento sempre più importante per la Gdo.

Territorialità che si somma a circolarità ed energia da rinnovabili 

Il caso Consum è interessante perchè investe in modo massiccio anche sulle pratiche sostenibili.  Nell’economia circolare, per esempio, introducendo  un servizio di recupero delle borse della spesa online: sono riutilizzabili fino a 15 volte e, una volta restituite, vengono riciclate per produrre nuove borse. L’obiettivo è recuperare oltre 2.600 kg di plastica all’anno. Dal 2024, inoltre, tutte le borse disponibili nei negozi sono realizzate con 100% plastica riciclata.

La riduzione della plastica prosegue con la borsa porta‑spesa ottenuta dagli imballaggi logistici e con le borse compostabili per i reparti freschi. Anche la segnaletica dei punti vendita passa dal materiale plastico tradizionale al riciclato. Parallelamente, l’area di marca propria lavora con i fornitori applicando criteri di ecodesign per rendere gli imballaggi sempre più riciclabili.

Sul fronte della carta, Consum accelera la digitalizzazione: eliminazione del volantino in diverse città, dematerializzazione del capitale sociale volontario, della cartelleria promozionale e della documentazione di trasporto. Queste misure hanno permesso di risparmiare 18,2 tonnellate di carta, oltre 480.000 euro, e di evitare la stampa di circa 1,6 milioni di fogli all’anno.

Ma il dato più interessante è sul piano energetico, più del 98% dell’elettricità utilizzata proviene da fonti rinnovabili grazie ai contratti PPA con Endesa e Alcanzia, con l’obiettivo di arrivare al 100%. 

Come si vede dai dati si riesce a centrare più risultati. Un risparmio economico con la riduzione dell'uso della materia prima e sul piano reputazionale l'insegna assume un profilo responsabile. Una strategia che vede centrale il reparto ortofrutta con la scelta di prodotti di prossimità che oltre al vantaggio della freschezza portano la riduzione delle emissioni nella logistica. 

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