Nel mese di dicembre 2025, l'indice nazionale dei prezzi al consumo (Nic) ha registrato un aumento dell'1,2% su base annua, con il comparto dei beni alimentari non lavorati che ha mostrato una netta accelerazione, passando da una crescita del 1,1% a una del 2,3 per cento.
A diro è Istat, che ha pubblicato oggi 16 gennaio i dati definitivi dei prezzi al consumo.
La fotografia di dicembre 2025
A dicembre la lieve accelerazione dell’inflazione riflette per lo più l’andamento delle divisioni di spesa trasporti (da una variazione tendenziale nulla a +0,6%) e prodotti alimentari e bevande analcoliche (dall'1,9 a 2,3%), i cui effetti sono parzialmente controbilanciati dalla flessione dei prezzi della divisione comunicazioni (da -4,8 a -5,3%) e dalla decelerazione di quelli di servizi ricettivi e di ristorazione (da +3,5% a +3,1%) e di quelli di ricreazione, spettacoli e cultura (da 0,7 a +0,4%).

Scomponendo il tasso di inflazione nella somma dei contributi dovuti alle singole divisioni, l’impatto più ampio sulla crescita tendenziale dell’indice generale dei prezzi al consumo deriva dai prezzi dei Prodotti alimentari e bevande analcoliche (0,405), dai Servizi ricettivi e di ristorazione (0,366) e degli Altri beni e servizi (0,316).
Un contributo negativo viene dalla divisione Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-0,237) e da quella delle comunicazioni (-0,098).
Il punto su frutta e verdura
All'interno della categoria beni alimentari, l'andamento dei prezzi di frutta e verdura ha presentato dinamiche contrastanti che meritano un'analisi dettagliata, che si può così sintetizzare: se gli ortaggi sono in recupero, la frutta è in flessione.
A dicembre, il settore della verdura ha infatti mostrato segnali di inversione di tendenza rispetto ai mesi precedenti. I prezzi dei vegetali freschi o refrigerati (escluse le patate) hanno visto una significativa riduzione del loro calo su base annua, passando dal -8,2% di novembre al -1,8% a dicembre. Su base mensile, questa componente ha registrato un incremento del 2,5% rispetto a novembre 2025, contribuendo in modo decisivo alla risalita dei prezzi degli alimentari freschi.
Al contrario, la frutta fresca o refrigerata ha accentuato il proprio profilo deflattivo. La variazione tendenziale è scesa dal -1,6% al -2,8%, accompagnata da una diminuzione congiunturale (rispetto al mese precedente) dell'1,7 per cento.
Bilancio dell'anno 2025
Analizzando l'intero anno 2025, l'inflazione media per i beni alimentari non lavorati si è attestata al 3,4%, evidenziando un'accelerazione rispetto al 2,3% registrato nel 2024.
Questo dato è superiore alla crescita media dell'indice generale, che nel 2025 è stata dell'1,5 per cento. I prodotti alimentari e le bevande analcoliche sono stati, insieme ai servizi ricettivi e di ristorazione, tra i settori che hanno fornito il contributo più elevato alla variazione media annua dell'indice generale.
L'impatto differenziato sulle famiglie
L'andamento dei prezzi dei beni alimentari freschi, inclusi frutta e verdura, non colpisce tutti i consumatori allo stesso modo. Le fonti indicano che l'accelerazione dei prezzi degli alimentari non lavorati è risultata più ampia per le famiglie con minori livelli di spesa (+3,9% in media d'anno) rispetto a quelle con spesa più elevata (+3,7%).
Questa differenza è particolarmente rilevante se si considera il peso di tali prodotti sul bilancio familiare: le famiglie meno abbienti destinano il 10,2% del proprio budget agli alimentari non lavorati. Le famiglie con livelli di spesa più alti vi destinano solo il 4,3 per cento.
Sebbene dunque il 2025 si chiuda con una moderata crescita generale dei prezzi, il comparto ortofrutticolo continua a mostrare una forte volatilità, con un peso economico che grava in misura proporzionalmente maggiore sulle fasce di popolazione più vulnerabili.