Dalle angurie della Mauritania ai carciofi tunisini, dai pomodori albanesi a quelli egiziani: la presenza di frutta e verdura estera nei nostri mercati continua a crescere. Gli agricoltori chiedono blocchi e misure di tutela, scendono in piazza e puntano il dito contro gli accordi commerciali internazionali, dal Mercosur - definito “un buon affare” dal ministro Lollobrigida - fino al più recente con l’India. Molta agitazione, certo, ma forse basterebbe dare più spazio alla scienza. In questo caso ai nutrizionisti e ai tecnici che analizzano la qualità dei prodotti provenienti da oltre frontiera.
Un caso emblematico è quello dei pomodori, oggetto di un’inchiesta internazionale durata due anni del giornalista francese Jean‑Baptiste Malet e dal titolo chiaro "Rosso marcio". Accanto ai pomodori siciliani, infatti, si affacciano sempre più spesso altre provenienze: dall’Olanda all’Egitto, passando per la Cina con i trasformati.
Dall'Egitto un sorprendente +88% di prodotto importato
In un mercato sempre più multiculturale e globale, accanto al prodotto fresco proveniente da Paesi come Albania e Marocco, emerge un dato significativo: l’importazione dei derivati del pomodoro dall’Egitto verso l’Europa, cresciuta dell’88% nell’ultimo semestre 2025 secondo Eurostat. Inoltre si registra la messa a coltura di oltre un milione di ettari sul delta del Nilo (Project New Delta) destinato principalmente all’export.
Sul tema è intervenuto ad Adnkronos Salute Mauro Minelli, immunologo e docente di nutrizione clinica all’Università Lum Giuseppe Degennaro. Non un economista, ma un medico: una figura che parla direttamente ai consumatori, perché la provenienza estera - di per sé - è irrilevante per chi crede alla bontà degli scambi internazionali e del libero commercio.
Troppa chimica, tossica per la salute umana
"Il punto più critico della questione risiede nell'impiego di molecole chimiche bandite dal regolamento comunitario per la loro accertata tossicità sull'uomo. Mentre l'agricoltura italiana opera in regime di tolleranza zero o limiti minimi precauzionali, le analisi sui prodotti extra-Ue rivelano spesso residui di sostanze tutt'altro che tranquillizzanti. Figurano tra queste il mancozeb e il chlorpyrifos", sottolinea l'immunologo.
Vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta? "Il primo (mancozeb) - spiega - è un fungicida classificato come un potente interferente endocrino. La letteratura scientifica evidenzia la sua capacità di alterare la funzionalità tiroidea e interferire con il metabolismo ormonale. L’esposizione cronica, anche a bassi dosaggi, è associata, in forza di un effetto accumulo, a rischi teratogeni. Il secondo (chlorpyrifos) è invece un insetticida organofosforico la cui pericolosità per lo sviluppo neurologico, specialmente nell'infanzia, ha portato al suo bando totale in Ue nel 2020. Agisce inibendo l’acetilcolinesterasi, con potenziali danni permanenti alle funzioni cognitive e comportamentali. L'importazione di prodotti coltivati con queste sostanze configura un vero e proprio dumping sanitario, dove il risparmio alla cassa si traduce in un rischio tossicologico silente per l'organismo".
La frutta che fa bene alla salute
"Difendere la filiera italiana non significa solo escludere il rischio, ma garantire un beneficio", precisa Minelli. "Il pomodoro italiano - rimarca - non è un semplice ingrediente, ma un concentrato di molecole bioattive. Grazie alle varietà selezionate (come il San Marzano) e all'esposizione solare ottimale dei nostri territori, il contenuto di licopene è ai vertici mondiali. Questo carotenoide è un potentissimo antiossidante che protegge il sistema cardiovascolare e riduce lo stress ossidativo cellulare. La trasformazione industriale italiana (passate, concentrati) ottimizza la biodisponibilità di questa molecola, rendendola più facilmente assimilabile rispetto al prodotto crudo. I suoli italiani, spesso di origine vulcanica o ricchi di microelementi, favoriscono una sintesi superiore di vitamina C, polifenoli e flavonoidi. Questi agiscono in sinergia con il licopene, potenziando le difese immunitarie e contrastando l'infiammazione sistemica di basso grado". Attenzione non tutti i suoli italiani sono così salutari per la frutta che ci cresce e si coltiva.
"In un'epoca in cui la medicina moderna si sposta sempre più verso la personalizzazione e la prevenzione, la scelta dei nutrienti diventa un atto clinico - avverte Minelli - Sostituire l'oro rosso italiano con derivati provenienti da mercati deregolamentati significa esporre la popolazione a un effetto cocktail di pesticidi e, contemporaneamente, privarla di quegli apporti protettivi fondamentali della dieta mediterranea. La tutela del pomodoro italiano, con i suoi 4 miliardi di fatturato e i suoi rigorosi controlli, non è una battaglia di parte: è una misura di prevenzione primaria necessaria per la salvaguardia della salute pubblica e del nostro patrimonio biologico".
Le conclusioni? Occorre investire sulla nutraceutica, cioè rafforzare la comunicazione sugli effetti benefici di una scelta rispetto a un’altra, mettendo in primo piano la dimensione salutistica. Molti chiedono di reintrodurre molecole oggi proibite, una richiesta comprensibile di fronte a produzioni che faticano. Ma, in prospettiva, presentarsi sul mercato con prodotti più sani e con un profilo nutrizionale superiore potrebbe rivelarsi una strategia vincente.