Biologico

17 aprile 2026

Il bio accelera, ma l'ortofrutta va a due velocità

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Il biologico italiano continua a correre, ma resta ancora lontano dal pieno sviluppo, soprattutto nelle filiere più strategiche come l’ortofrutta.

A dirlo sono le elaborazioni di Nomisma (Osservatorio Sana): nel 2025 il settore ha raggiunto i 6,87 miliardi di euro, con una crescita del +4,9%, superiore a quella del food nel suo complesso (+2,9%). 

Anche i volumi mostrano segnali positivi (+3,6%), indicando un rafforzamento reale della domanda.

Consumi domestici e Gdo trainano le vendite

La crescita è sostenuta soprattutto dai consumi domestici, che superano i 5,5 miliardi di euro e segnano un +6,2 per cento. La grande distribuzione si conferma il principale canale di riferimento, concentrando il 64% degli acquisti.

Nel 2025 le vendite bio nella Gdo hanno superato i 3,5 miliardi di euro, con performance particolarmente dinamiche nei discount (+6,8%) e nell’e-commerce (+5,9%), segnale di un’evoluzione nei comportamenti di acquisto.

Prezzi più accessibili e boom delle private label

Uno dei fattori chiave della crescita è la maggiore accessibilità economica. Il differenziale di prezzo tra biologico e convenzionale è sceso all’8,7%, contro circa il 20% di qualche anno fa.

Determinante il ruolo delle marche del distributore, che rappresentano il 51,7% del giro d’affari e contribuiscono in modo decisivo all’espansione del mercato.

La penetrazione è ormai ampia: il 93% delle famiglie italiane acquista bio, anche se solo una quota limitata (20%) lo fa con alta frequenza, concentrando la maggior parte della spesa.

Carrello concentrato, ortofrutta ancora marginale

Nonostante la crescita, il paniere bio resta fortemente concentrato su poche categorie. Uova, bevande vegetali, confetture e olio extravergine guidano le vendite, mentre l’ortofrutta fatica ancora a esprimere tutto il suo potenziale.

Emergono però segnali interessanti: crescono a doppia cifra prodotti come frutta secca, semi e derivati vegetali, indicando un’evoluzione dei consumi verso modelli più salutistici e plant-based.

Import in aumento e filiera da riequilibrare

Un elemento critico riguarda la crescente dipendenza dall’estero. Le importazioni bio da Paesi terzi sono quasi raddoppiate in dieci anni, superando le 270mila tonnellate annue.

Tra i principali fornitori figurano Turchia, Ecuador e Perù, con incrementi rilevanti soprattutto per la frutta (+20%) e i trasformati (+38%). Un trend che evidenzia le difficoltà della produzione nazionale nel tenere il passo con la domanda.

Il confronto con l’offerta italiana resta complesso: i dati ufficiali, raccolti da Sinab, si concentrano sulle superfici (oltre il 20% della Sau), ma non restituiscono una fotografia completa dei volumi.

Nuove opportunità per l’ortofrutta bio

In questo scenario, l’ortofrutta biologica può rappresentare una leva strategica di sviluppo. L’evoluzione dei consumi, sempre più orientati a salute e sostenibilità, apre spazi di crescita importanti, ma richiede innovazione e maggiore coordinamento lungo la filiera.

Un possibile impulso potrà arrivare anche dal nuovo marchio nazionale del biologico promosso dal ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, attualmente in fase di approvazione europea, con l’obiettivo di rafforzare l’identità e la riconoscibilità del bio made in Italy.

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