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26 marzo 2026

Hormuz, l'Iran detta condizioni per il passaggio

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Dopo il blocco di fatto dello Stretto di Hormuz riferito ieri da myfruit, emergono ora in modo più definito le condizioni imposte dall’Iran per autorizzare il passaggio delle navi. 

In sintesi, Hormuz non è solo un passaggio insicuro, ma un corridoio regolato da condizioni politiche ed economiche imposte direttamente da Teheran.

Controlli semi-formali

Non si tratta più solo di rischio geopolitico: Teheran ha istituito un sistema di controllo semi-formale affidato alla Guardia rivoluzionaria islamica (Irgc). Le compagnie marittime devono trasmettere elenchi dettagliati dell’equipaggio, documentazione di viaggio e informazioni complete sul carico. Il via libera non è automatico e viene concesso caso per caso, con criteri che possono variare da nave a nave.

Pagamenti e selezione politica dei transiti

Uno degli elementi più rilevanti riguarda le condizioni economiche. Per petroliere, gasiere e navi con merci ad alto valore, sarebbero richiesti pagamenti per ottenere l’autorizzazione al transito, gestiti tramite intermediari. 

Non una misura ufficiale, ma una prassi che appare sempre più consolidata. A questo si aggiunge un filtro politico: l’Iran ha chiarito che il passaggio è garantito ai Paesi amici e solo in coordinamento con le autorità competenti. In questo contesto, alcune navi sono già state respinte per mancato rispetto dei protocolli o per assenza di autorizzazione preventiva.

Traffico ridotto e Stretto sotto controllo

Il risultato è un restringimento concreto dei flussi. Da fine febbraio solo un numero limitato di unità ha attraversato lo Stretto, per lo più legate a interessi iraniani o cinesi e concentrate sul trasporto di greggio. Hormuz resta formalmente aperto, ma operativamente filtrato, con un livello di discrezionalità che rende incerto ogni transito.

Questo sistema di accesso selettivo si inserisce in una crisi energetica già in rapido deterioramento. I danni agli impianti Gnl di Ras Laffan, in Qatar – con due linee produttive fuori uso per una capacità pari al 17% dell’export del Paese – stanno aggravando la tensione sul mercato globale.

Le conseguenze si fanno sentire soprattutto in Asia. Il Pakistan, dipendente quasi totalmente dal Gnl qatarino, rischia carenze già da metà aprile, mentre India, Vietnam e Filippine devono fare i conti con prezzi in forte aumento: una singola spedizione ha superato gli 80 milioni di dollari, oltre il doppio dei livelli pre-crisi.

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