Alle 16 (ora italiana) è scattato il blocco navale e le conseguenze sono state immediate: il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz si è nuovamente fermato.
Secondo Lloyd’s List, quotidiano londinese specializzato nello shipping, dopo un fine settimana segnato da transiti ridotti ma ancora attivi, ora è congelato ogni movimento. Alcune petroliere che stavano tentando l’uscita dal Golfo Persico hanno invertito la rotta.
Uno scenario che myfruit ha seguito passo passo negli ultimi giorni, riferendo già il progressivo rallentamento dei flussi e del tentativo degli operatori di anticipare le mosse politiche. Ma ora - per ora - lo Stretto resta chiuso. Come ci ha abituato questa guerra, però, tutto può succedere: domani potremmo dover riferire di un'altra storia.
Teheran: “Lo stretto resta chiuso”
I Pasdaran hanno dichiarato che Hormuz resterà chiuso e hanno avvertito che ogni azione contro i porti iraniani avrà conseguenze su scala regionale. Il messaggio è chiaro: nessuna nave nemica potrà transitare. Una presa di posizione che segna un ulteriore salto di tensione nello scontro con gli Stati Uniti.
Nel frattempo, il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha lanciato un avvertimento diretto ai consumatori americani: i prezzi del carburante sono destinati a salire rapidamente.
Reazioni globali: timori per energia e commercio
La chiusura dello Stretto, snodo cruciale per energia e merci, ha innescato reazioni a catena. Si ricorda che il blocco arriva dopo giorni di segnali crescenti, ma anche alterni.
Da Bruxelles, Ursula von der Leyen ha parlato di un danno economico rilevante, sottolineando come la libertà di navigazione sia essenziale. La stessa Commissione ha stimato in oltre 22 miliardi di euro l’aumento della bolletta energetica europea dall’inizio del conflitto.
Da Mosca, il Cremlino – tramite Dmitri Peskov – ha evidenziato l’impatto negativo sui mercati, mentre Pechino ha chiesto esplicitamente che il traffico resti libero, definendo Hormuz una rotta strategica globale.
Sul piano diplomatico, il ministro italiano Antonio Tajani ha ribadito la necessità di riaprire il negoziato, anche per evitare ricadute su agricoltura ed energia.
La merce trova sempre la strada
Se il mare si chiude, la logistica si adatta. Per esempio, si sono attivati corridoi alternativi via terra: le ferrovie saudite hanno messo in campo una direttrice di 1.700 chilometri che collega il Golfo alla Giordania, permettendo di bypassare Hormuz.
Il sistema integra porto, ferrovia e trasporto su gomma, con tempi dimezzati rispetto alle tratte stradali tradizionali e una capacità fino a 400 teu. Un’infrastruttura nata per l’emergenza ma che potrebbe diventare strutturale, rilanciando anche progetti ferroviari regionali rimasti finora incompiuti.
Perché, anche nelle crisi più dure, le merci – in un modo o nell’altro – continuano a muoversi.