Logistica e Trasporti

12 marzo 2026

Genova, ortofrutta ferma in porto per balzello burocratico

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Ortofrutta ferma fino a data da destinarsi. Nel porto di Genova è infatti scattato il blocco dello sdoganamento di prodotti vegetali surgelati, con decine di container già fermi in banchina e centinaia in arrivo senza la possibilità di completare le verifiche sanitarie necessarie.

Tra le merci coinvolte figurano anche referenze utilizzate dall’industria alimentare e dalla distribuzione, dalle fragole ai carciofi congelati, che devono mantenere rigorosamente la catena del freddo durante tutte le fasi logistiche.

A denunciare la situazione è Giovanni Rossi, componente della Commissione Sanità e presidi di Spediporto. Le sue dichiarazioni arrivano da un’intervista rilasciata durante la trasmissione televisiva Liguria Live dell’emittente Telenord.

“La situazione ci lascia basiti e preoccupati. Serve una deroga per sbloccare i prodotti alimentari vegetali congelati bloccati da settimane nel porto di Genova per la mancata convalida dei certificati sanitari”, ha spiegato Rossi nel corso della trasmissione.

Una criticità che parte da lontano

La questione non nasce improvvisamente. Già il 21 marzo 2024 le autorità veterinarie portuali avevano segnalato che i terminal genovesi non possedevano le autorizzazioni specifiche per gestire alimenti vegetali congelati.

Nonostante il preavviso, nessun terminalista avrebbe completato l’iter necessario per ottenere le certificazioni richieste. La situazione si è aggravata a gennaio 2026 quando è stata revocata la licenza all’unico terminal autorizzato nell’area ligure, quello di Vado Ligure, a seguito di un’ispezione comunitaria.

Di fatto oggi, lungo la fascia tirrenica tra Vado Ligure e Livorno, non risultano terminal abilitati a effettuare queste operazioni.

Container fermi e costi in crescita

Il blocco ha un impatto immediato sulla logistica. I container refrigerati restano in porto in attesa di una soluzione, con costi che possono arrivare fino a 500 euro al giorno per unità tra allacci elettrici, demurrage e detention, cioè le penali applicate dalle compagnie marittime quando i contenitori restano troppo a lungo in porto o non vengono restituiti nei tempi previsti. 

A questo si aggiunge un ulteriore elemento di rischio: il mantenimento della catena del freddo. Anche se i container restano collegati alla rete elettrica del porto, tempi troppo lunghi di sosta aumentano la complessità della gestione e l’esposizione a possibili criticità.

L’impatto non riguarda solo gli importatori ma l’intero ecosistema logistico: trasportatori, operatori portuali, aziende di logistica e imprese della trasformazione che riforniscono soprattutto il Nord e il Centro Italia.

La richiesta: una deroga temporanea

Per evitare che la situazione si trasformi in un danno strutturale per lo scalo genovese, Spediporto chiede un intervento rapido delle autorità.

La proposta è introdurre una deroga temporanea di almeno due mesi, che consenta di operare con le stesse modalità utilizzate negli ultimi dieci anni. Questo periodo permetterebbe di smaltire i container già presenti, riorganizzare i flussi e dare tempo ai terminal di adeguarsi alle normative.

Il timore, spiegano gli operatori, è che le compagnie di navigazione e i grandi importatori possano decidere di spostare definitivamente le rotte verso porti europei meno complessi dal punto di vista burocratico, con conseguenze pesanti per la competitività dello scalo ligure e della filiera agroalimentare italiana.

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