Non è più una questione di fiere italiane. Le sovrapposizioni in calendario tra Macfrut, TuttoFood e Cibus sembrano essersi attenuate, anche se tra tutte ora emerge Marca by BolognaFiere, che con il progetto Marca Fresh ha ampliato gli spazi espositivi e sta diventando sempre più attrattiva per operatori e buyer.
Gli operatori del settore ortofrutticolo italiano oggi però sono alle prese con un’altra questione, che riguarda le fiere estere. Fuori dai confini nazionali, infatti, il panorama appare sempre più polarizzato tra due grandi appuntamenti: Fruit Logistica a Berlino e Fruit Attraction a Madrid.
Tra gli stand della fiera tedesca prima, e ora anche nelle pianificazioni delle aziende per il 2027, torna sempre più spesso una domanda di fondo: come decidere dove e quanto investire tra Berlino e Madrid? E, più in generale, il sistema Italia dispone di una strategia coordinata sulla presenza fieristica internazionale?
Myfruit.it ha raccolto le opinioni di alcuni operatori e ha chiesto chiarimenti all’Agenzia Ice, l’agenzia pubblica che si occupa della promozione all’estero e della internazionalizzazione delle imprese italiane.
Madrid, Fruit Attraction di slancio
Negli ultimi anni Fruit Attraction ha registrato una crescita molto significativa. La manifestazione è passata da pochi padiglioni nelle prime edizioni a oltre 10, superando i 2.400 espositori e consolidando la propria dimensione internazionale.
Secondo alcuni operatori, uno dei fattori che ha contribuito a questa espansione è stata la forte partecipazione delle aziende italiane. La presenza di numerose imprese della filiera ortofrutticola, spesso sostenuta da strumenti di accompagnamento pubblico alla partecipazione fieristica, ha contribuito ad ampliare la massa critica dell’offerta espositiva.
“La presenza italiana è molto rilevante – dice il responsabile commerciale di una cooperativa pugliese – e questo rende la fiera particolarmente attrattiva anche per buyer provenienti da altri Paesi del Mediterraneo e dell’Europa meridionale”.
Nel catalogo della manifestazione figurano oggi circa 200 aziende italiane accanto alla forte rappresentanza spagnola. Secondo diversi produttori, proprio la presenza congiunta di due dei principali Paesi esportatori europei contribuirebbe ad attrarre operatori da mercati vicini come Francia, Portogallo, Grecia o Turchia.
“Quando un buyer trova riunita una quota molto significativa dell’offerta europea – commenta un produttore siciliano – è naturale che scelga quella piattaforma per organizzare i propri incontri commerciali”.
Un altro elemento che emerge dalle testimonianze degli operatori riguarda il diverso livello di investimento richiesto dalle due fiere.
Berlino, Fruit Logistica e il costo di essere globali
Fruit Logistica è una manifestazione consolidata da oltre 30 anni nel principale mercato di sbocco per l’ortofrutta italiana, quello tedesco e dell’Europa centro-settentrionale. Tuttavia i costi di partecipazione possono risultare molto elevati, soprattutto per le piccole e medie imprese.
“Per alcune aziende partecipare a Berlino può significare investimenti anche molto importanti – osserva un esportatore emiliano-romagnolo – mentre a Madrid, grazie alle formule di partecipazione collettiva, l’impegno economico è decisamente più contenuto”.
Questo elemento porta alcune imprese a valutare con attenzione la distribuzione delle risorse tra i due appuntamenti fieristici.
Nel dibattito tra gli operatori entra anche il tema del calendario fieristico. La crescita di Marca by BolognaFiere, che si svolge circa due settimane prima di Berlino, potrebbe incidere ad esempio sulla presenza di buyer italiani nella capitale tedesca.
“È possibile che parte della distribuzione organizzata scelga di concentrare gli incontri a Bologna – osserva un operatore del settore – evitando di ripetere a distanza di pochi giorni gli stessi appuntamenti”.
Da qui la richiesta, avanzata da alcuni operatori, di una riflessione più ampia sulla pianificazione delle principali fiere di settore.
Il punto con l'Ice
Sul tema myfruit.it ha interpellato Brunella Saccone, dirigente dell’ufficio agroalimentare dell’Agenzia Ice. “La definizione delle priorità strategiche – spiega – avviene nell’ambito dei tavoli di confronto organizzati annualmente dal Ministero vigilante con le principali associazioni di categoria. L’Agenzia Ice partecipa di questo processo decisionale, anche grazie a una visione ampia sui mercati, e opera come attuatore delle indicazioni che emergono da quel processo”.
Il modello normalmente adottato dall’agenzia prevede la realizzazione di padiglioni nazionali con quote di partecipazione agevolate per le imprese. Nel caso di Fruit Logistica, tuttavia, questa formula non è più presente da oltre un decennio.
“A Berlino – precisa Saccone – non esiste attualmente un padiglione nazionale Ice, le aziende partecipano in autonomia tramite Regioni, Organizzazioni di produttori (Op), consorzi o associazioni. L’Agenzia Ice gestisce uno spazio istituzionale dedicato soprattutto ai temi della logistica e dell’attrazione di investimenti”.
La situazione è diversa a Madrid. “A Fruit Attraction, invece, organizziamo una collettiva nazionale che negli anni è stata progressivamente ampliata per rispondere alla forte domanda delle imprese. In diverse edizioni si sono create liste di attesa per le aziende interessate a partecipare”.
Nel caso di investimento pubblico i costi di partecipazione tendono chiaramente a ridursi per le aziende. Per il 2026 il padiglione Ice si estenderà su circa 1.300 metri quadrati e coinvolgerà circa 100 imprese italiane.
“Per un’impresa italiana dell’ortofrutta – aggiunge Saccone – Fruit Logistica e Fruit Attraction rispondono a esigenze diverse”.
La fiera di Berlino offre un forte presidio sul mercato tedesco e sull’Europa centro-settentrionale, con una presenza significativa della Grande distribuzione organizzata e un’ampia integrazione con i settori della logistica, del packaging e delle tecnologie post-raccolta. Si tratta quindi di una piattaforma particolarmente adatta ad aziende con una struttura export già consolidata e che richiedono al sostegno pubblico non tanto l'acquisizione di spazi espositivi, quanto azioni di comunicazione e interfaccia sul mercato.
Madrid, invece, presenta una maggiore apertura verso il bacino mediterraneo e può risultare più accessibile per imprese che si trovano nelle prime fasi di sviluppo delle attività di esportazione.
Il ruolo dell'Ice nell'internazionalizzazione
Al di là del caso specifico delle fiere ortofrutticole, l’Ice chiarisce il proprio ruolo di supporto all’internazionalizzazione delle imprese italiane. L’Agenzia dispone di una rete di 69 uffici e 18 punti di corrispondenza in 74 Paesi, con competenze operative su 133 mercati.
Il supporto alle imprese comprende attività come analisi di mercato, organizzazione di incontri b2b, incoming di buyer esteri, campagne di comunicazione sul made in Italy e assistenza nella comprensione delle normative locali.
“In uno scenario caratterizzato da crescente complessità normativa e da una maggiore attenzione ai requisiti fitosanitari – precisa Saccone – il sostegno istituzionale può rappresentare un fattore importante per le piccole e medie imprese”.
Resta tuttavia la domanda iniziale posta da molti operatori: chi definisce la strategia complessiva della presenza italiana nelle grandi fiere internazionali del settore?
“Se il ministero vigilante o il ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, unitamente alle Associazioni di categoria, le aziende, dovessero indicare una linea diversa – conclude Saccone – faremo tesoro dell’indirizzo e siamo pronti a tradurlo in operatività”.
In altre parole, mentre l’Agenzia svolge un ruolo di attuazione e supporto, di conoscenza delle potenzialità dei mercati e di sensibilizzazione delle controparti locali, la definizione di una vera mappa fieristica del sistema Italia resta una scelta che spetta alla politica e alla filiera.