Aziende e Persone

27 marzo 2026

I primi 25 anni della Op Francescon: obiettivo 100 milioni

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La storia italiana ripercorrendo il percorso di maturazione del melone mantovano. Si parte dagli anni 50 con la convivenza con l'allevamento, un consumo limitato che non va dopo metà agosto. Poi l'innovazione nella produzione e nella distribuzione: dai supermercati alle insegne, dai mercati all'ingrosso Gdo. Dalla famiglia Francescon alla Op Francescon che ha spento le prime 25 candeline, inaugurato la nuova sede, con stile giapponese e in simbiosi con il paesaggio agricolo a cura dello studio gestito da Stefano Morbio, e punta ai 100 milioni di fatturato.

L'architetto Sarzi presenta la nuova sede 

Produzione e marketing dal doppio melone ai puffi fino al gran salto con il riconoscimento Igp e poi l'anguria Perla Nera. Una innovazione continua raccontata nella nuova struttura da Bruno Francescon che oggi riesce a essere presente otto mesi l'anno sul mercato con il melone grazie all'azienda in Senegal che garantisce 200 posti di lavori e una forte ricaduta sociale sul territorio. Competitività e sostenibilità. 

Dalle stalle al mercato europeo dei meloni: la storia dell'Op Francescon raccontata da Bruno Francescon

Dalle radici contadine degli anni ’50 fino a diventare uno dei principali player europei nel settore del melone: è una storia di lavoro, intuizioni e trasformazioni quella raccontata da Bruno Francescon, che durante l'inaugurazione della nuova sede di Rodigo, siamo in provincia di Mantova ripercorre l’evoluzione della sua azienda familiare, oggi leader nella produzione di meloni e angurie.

Le origini: dalla povertà alla terra

Tutto inizia negli anni ’50, quando la famiglia Francescon si trasferisce nel mantovano. Erano allevatori di vacche da latte, in una condizione economica difficile, l'agricoltura è quella legata al Grana Padano, e proprio dal latte parte la prima attività familiare.

La svolta arriva nel 1968, al ritorno del padre dal servizio militare. È in quel momento che iniziano le prime coltivazioni agricole, tra cui il melone, inizialmente su pochi ettari. Gli anni della diversificazione. Per diversi anni l’azienda coltiva meloni insieme ad altre produzioni orticole, tra cui pomodori, verze e cavolfiori. L’obiettivo è garantire continuità di reddito. Il melone resta comunque la coltura principale, anche se il "mercato è limitato ai mesi estivi. Dopo Ferragosto, infatti, la domanda cala rapidamente e i negozi già smettono di venderlo". Negli anni ’80 l’allevamento viene progressivamente abbandonato. R

I mercati e la svolta: nasce l'Op Francescon

Negli anni ’80 e nei primi anni ’90 la vita aziendale è scandita da ritmi intensi. Il lavoro si svolge tra campagna, magazzino e mercato, con una presenza costante della famiglia in tutte le fasi produttive e commerciali. In questo periodo nascono le prime strutture di lavorazione e "si consolida il rapporto con i mercati ortofrutticoli, che rappresentano il principale sbocco commerciale in un’epoca in cui la grande distribuzione è ancora agli inizi". 

Il vero cambio di passo arriva nei primi anni 2000 con la costituzione dell’Op Francescon. La famiglia aggrega alcune aziende agricole, sia del territorio mantovano sia del Sud Italia, costruendo una realtà organizzata e più competitiva. All’inizio si tratta di una struttura ancora contenuta, con circa 150 ettari coltivati e un fatturato di pochi milioni di euro, interamente focalizzata sul melone.

La crescita e la specializzazione: da 150 a 2mila ettari

Nel tempo l’Op cresce in modo significativo, mantenendo però una forte specializzazione nelle cucurbitacee, melone e anguria. La base sociale non è molto ampia, ma composta da aziende strutturate e altamente specializzate. Oggi la realtà ha superato i 2000 ettari coltivati e gli 80 milioni di fatturato, con l’obiettivo di raggiungere i 100 milioni. La produzione si avvicina alle 90mila tonnellate, con prospettive di ulteriore crescita.

L’espansione geografica, tutta l'Italia e fino al Senegal

Le aree di produzione si ampliano progressivamente. Dalla provincia di Mantova si passa ad altre zone del Nord Italia, poi al Centro e al Sud con Sicilia e Puglia. Un passaggio strategico è rappresentato dall’investimento in Senegal, avviato nel 2015. Qui l’azienda ha sviluppato "una realtà agricola che permette di estendere il calendario produttivo fino a circa otto mesi all’anno. L’iniziativa ha anche un impatto sociale, con l’impiego di circa 200 persone e la realizzazione di servizi per il territorio, tra cui un centro medico". Soddisfazione anche sociale da parte di Francescon. 

Strutture e tecnologia, il nuovo centro

Parallelamente alla crescita produttiva, l’azienda investe nelle infrastrutture. "Dai 1.000 metri quadrati degli anni ’90 si arriva oggi a oltre 35.000 metri quadrati di magazzino. Le strutture sono dotate delle più moderne tecnologie per la selezione e il confezionamento del prodotto, dai meloni alle angurie. La capacità operativa consente di gestire volumi molto elevati, con una logistica organizzata su larga scala".

Marketing: dal doppio melone ai puffi, la svolta con l'Igp

Nel corso degli anni l’azienda ha sperimentato diverse strategie commerciali e di marketing, cercando di differenziarsi nel mercato del melone. Non tutte le iniziative hanno avuto successo, ma hanno contribuito a costruire competenze e visione

E qui Francescon ricorda la campagna sui due meloni: quello da consegnare fresco e quello in settimana: "Non andò bene". Si riprova e questa volta si punta sui puffi: gadget e raccolta punti. Ma, anche questa volta, l'imprenditore mostra le immagini della promozione dell'epoca: "Non andò bene".  

La nuova sede di Francescon

"La vera svolta è arrivata con il riconoscimento del Melone Mantovano Igp, che ha rafforzato il posizionamento del prodotto e la sua riconoscibilità sul mercato, anche a livello europeo". Più che i creativi, gli slogan, i gadget ha funzionato la qualificazione del prodotto come espressione del territorio, con l'esaltazione delle qualità organolettiche  ma anche di un colore molto bello. 

Sempre e solo meloni, ma poi arriva Perla Nera

Nonostante la crescita e l’evoluzione, l’identità dell’azienda resta fortemente legata al melone. È il prodotto che ha accompagnato tutta la storia della famiglia e che continua a rappresentarne il punto di forza. Francescon è oggi riconosciuta come una delle realtà più importanti nel settore, anche nel Nord Europa, e continua a investire per consolidare la propria leadership, mantenendo un legame profondo con le proprie origini. Ma oltre il melone c'è l'anguria. Un'altra storia di successo con Perla Nera

Bruno Francescon ricorda senza esitazioni da dove tutto è cominciato: “Tiravamo un po’ di angurie, le angurie tradizionali, ma non ci davano soddisfazione”. Era il periodo dei prezzi al ribasso, “i 19 centesimi il chilo in vendita”, che significavano “15, 14, 12 in cessione alla grande distribuzione”, e bastava un’inezia per perdere il cliente: “Per 2 centesimi perdevi le forniture”. Un contesto recente, non archeologia del settore: “Erano quegli anni, ma erano dieci anni fa, non trenta”.

La svolta arriva quasi per caso. Provano una nuova tipologia, la presentano ai clienti, e il riscontro è buono: “Uno stupore. Sono tutte buone, sono tutte uguali, sono tutte stabili”. La stabilità della qualità organolettica sorprende tutti, al punto da spingere l’azienda a “lanciare il cuore oltre l’ostacolo”.

L'incontro con Peviani e Giardina

Nel 2017 arriva la scelta che cambia tutto: l’esclusiva nazionale della varietà e un investimento importante. “Abbiamo costruito un magazzino da circa 8 milioni, comprese le linee di confezionamento, e abbiamo costituito il Consorzio Perla Nera con Andrea Peviani (Peviani Spa) e Sergio Giardina (Op La Mongolfiera)”. 

Da quel momento Perla Nera diventa una referenza nuova per la Gdo italiana. “Non esisteva nei negozi, è un prodotto che abbiamo portato noi in Italia. Esisteva già, era là, ma nessuno se n’era accorto”.

All’inizio, però, il dubbio era inevitabile: “Per un anno ci chiedevamo dove stava la fregatura. Era bella, era buona, era distintiva, era senza segni, della misura giusta, e nessun produttore del centro e del sud Italia l’aveva presa in considerazione”. L’idea che ci fosse un retroscena nascosto era forte, perché “nella vita c’è sempre una fregatura dietro la porta”. Ma questa volta no: “Per fortuna, ad oggi, non l’abbiamo ancora trovata”.

Oggi Perla Nera è un pilastro industriale. “Per la nostra azienda significa più di 700 ettari di coltivazione, che superano abbondantemente i 1.000 con gli altri nostri soci”. 

E le prospettive sono imponenti: “Quest’anno prevediamo di superare le 44.000 tonnellate”.  E si attendono nuove importanti novità. Appuntamento a Macfrut. 

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